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Il mese di maggio è iniziato in tutte le parrocchie, pubblichiamo l’epiostola di Papa Paolo VI

Il Testo dell’Epistola enciclica ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi
e a tutti gli Ordinari dei luoghi in pace e comunione con la sede Apostolica.

All’approssimarsi del mese di maggio, consacrato dalla pietà dei fedeli a Maria Ss.ma, esulta il Nostro animo al pensiero del commovente spettacolo di fede e di amore che, fra poco, sarà offerto in ogni parte della terra in onore della Regina del cielo. È, infatti, il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l’omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia.

2. Ci riesce pertanto assai gradita e consolante questa pia pratica del mese di maggio, così onorifica per la Vergine e così ricca di frutti spirituali per il popolo cristiano. Giacché Maria è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso. E che altro significa il continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra le sue braccia, in lei e per lei e con lei, Cristo Salvatore nostro, al quale gli uomini, negli smarrimenti e nei pericoli di quaggiù, hanno il dovere e sentono senza tregua il bisogno di rivolgersi, come a porto di salvezza e come a fonte trascendente di vita?

3. Appunto perché il mese di maggio porta questo potente richiamo a più intensa e fiduciosa preghiera, e perché in esso le nostre suppliche trovano più facile accesso al cuore misericordioso della Vergine, fu cara consuetudine dei Nostri Predecessori scegliere questo mese consacrato a Maria, per invitare il popolo cristiano a pubbliche preghiere, ogniqualvolta lo richiedessero i bisogni della Chiesa o qualche minaccioso pericolo incombesse sul mondo. E Noi pure, Venerabili Fratelli, quest’anno sentiamo il bisogno di rivolgere un simile invito a tutto il mondo cattolico. Se consideriamo, infatti, le necessità presenti della Chiesa e le condizioni in cui versa la pace nel mondo, abbiamo seri motivi per credere che l’ora è particolarmente grave, e urge più che mai l’appello ad un coro di preghiere, da rivolgersi a tutto il popolo cristiano.

4. Il primo motivo di questo appello ci viene suggerito dal momento storico che la Chiesa sta attraversando in questo periodo del Concilio Ecumenico. Avvenimento grande, questo, che pone alla Chiesa l’enorme problema del suo conveniente aggiornamento, e dalla cui felice riuscita dipenderà per lungo tempo l’avvenire della Sposa di Cristo e la sorte di tante anime. È la grande ora di Dio nella vita della Chiesa e nella storia del mondo. Al riguardo, quantunque gran parte di lavoro sia già stato felicemente compiuto, tuttavia gravi compiti vi attendono ancora nella prossima Sessione, che sarà conclusiva. Seguirà, poi, la fase non meno importante dell’attuazione pratica delle decisioni conciliari, ed essa richiederà altresì lo sforzo congiunto del clero e dei fedeli, affinché i semi gettati durante il Concilio possano arrivare alla loro effettiva e benefica esplicazione. Ad ottenere i lumi e le benedizioni divine sopra questa gran mole di lavoro che ci aspetta, Noi riponiamo la Nostra fiducia in colei che abbiamo avuto la gioia di proclamare nella scorsa sessione Madre della Chiesa. Essa, che ci ha prodigato la sua amorosa assistenza fin dall’inizio del Concilio, non mancherà certamente di continuare il suo aiuto fino alla fase conclusiva dei lavori.

5. L’altro motivo del nostro appello è dato dalla situazione internazionale, la quale, come voi ben sapete, Venerabili Fratelli, è oscura e incerta più che mai, giacché nuove gravi minacce mettono in pericolo il supremo bene della pace nel mondo. Come se nulla avessero insegnato le tragiche esperienze dei due conflitti che hanno insanguinato la prima metà del nostro secolo, oggi noi assistiamo all’acuirsi pauroso di antagonismi fra i popoli in alcune parti del globo, e vediamo ripetersi il pericoloso fenomeno del ricorso alla forza delle armi, non alle trattative, per risolvere le questioni che oppongono tra loro le parti contendenti. Ciò comporta che popolazioni di intere Nazioni siano sottoposte a sofferenze indicibili causate da agitazioni, da guerriglie, da azioni belliche, che si vanno sempre più estendendo e intensificando, e che potrebbero costituire da un momento all’altro la scintilla di un nuovo terrificante conflitto.

6. Di fronte a questi gravi pericoli della vita internazionale Noi, consapevoli dei Nostri doveri di Pastore Supremo, crediamo necessario far conoscere le Nostre preoccupazioni e il timore che i dissi di non si inaspriscano a tal punto da degenerare in conflitto sanguinoso.

7. Supplichiamo quindi tutti i responsabili della vita pubblica a non restar sordi all’aspirazione unanime dell’umanità che vuole la pace. Facciano quanto è in loro potere per salvare la pace minacciata. Continuino a promuovere e a favorire colloqui e trattative a tutti i livelli e in tutti i tempi, pur di arrestare il pericoloso ricorso alla forza con tutte le sue tristissime conseguenze materiali, spirituali e morali. Si cerchi di individuare sulle vie tracciate dal diritto, ogni vero anelito di giustizia e di pace per incoraggiarlo e per effettuarlo, e si dia fiducia ad ogni leale atto di buona volontà, in modo che la causa positiva dell’ordine abbia la prevalenza su quella del disordine e della rovina.

8. Purtroppo, in questa dolorosa situazione dobbiamo constatare con grande amarezza, che molto spesso si dimentica il rispetto al carattere sacro e inviolabile della vita umana, e si fa ricorso a sistemi ed atteggiamenti che sono in aperto contrasto col senso morale e col costume di un popolo civile. A questo riguardo non possiamo fare a meno di elevare la Nostra voce in difesa della dignità umana e della civiltà cristiana, per deplorare gli atti di guerriglia, di terrorismo, la presa di ostaggi, le rappresaglie contro le popolazioni inermi. Delitti, questi, che, mentre fanno retrocedere il progresso del senso del giusto e dell’umano, inaspriscono sempre più gli animi dei contendenti e possono sbarrare le vie ancora accessibili alla buona volontà reciproca, o almeno rendere sempre più difficili quei negoziati che, se franchi e leali, dovrebbero condurre ad un ragionevole accordo.

9. Queste nostre sollecitudini, come voi ben sapete, Venerabili Fratelli, sono dettate non da interessi particolari, ma unicamente dal desiderio della tutela di quanti soffrono e dei vero bene di tutti i popoli. E noi vogliamo sperare che la coscienza delle proprie responsabilità dinanzi a Dio e dinanzi alla storia, abbia forza bastevole a indurre i governi a proseguire nei loro generosi sforzi per salvaguardare la pace e per rimuovere per quanto è possibile gli ostacoli reali o psicologici, che si frappongono ad una sicura e sincera intesa.

10. Ma la pace, Venerabili Fratelli, non è soltanto un prodotto nostro umano; è anche e soprattutto un dono di Dio. La pace scende dal Cielo; ed essa regnerà realmente fra gli uomini, quando finalmente avremo meritato che ci sia concessa dall’onnipotente Iddio, il quale al pari della felicità e delle sorti dei popoli tiene nelle sue mani anche i cuori degli uomini. Noi perciò perseguiremo questo insuperabile bene pregando; pregando con costanza e vigilanza, come ha fatto sempre la Chiesa fin dai primi tempi; pregando in particolar modo facendo ricorso alla intercessione e alla protezione di Maria Vergine, che è la Regina della pace.

11. A Maria adunque, Venerabili Fratelli, si innalzino in questo mese mariano le nostre suppliche, per implorare con accresciuto fervore e fiducia le sue grazie e i suoi favori. E se le gravi colpe degli uomini pesano sulla bilancia della giustizia di Dio e ne provocano i giusti castighi, noi sappiamo anche che il Signore è il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione1 e che dei tesori della sua misericordia Maria santissima è stata da lui costituita ministra e dispensiera generosa. Ella che ha conosciuto le pene e le tribolazioni di quaggiù, la fatica del quotidiano lavoro, i disagi e le strettezze della povertà, i dolori del Calvario, soccorra adunque alle necessità della Chiesa e del mondo; ascolti benigna le invocazioni di pace che a lei si elevano da ogni parte della terra; illumini chi regge le sorti dei popoli; ottenga che Dio, il quale domina i venti e le tempeste, calmi anche le tempeste dei contrastanti cuori umani e ci dia la pace in questo nostro tempo, la pace vera, quella fondata sulle basi salde e durevoli della giustizia e dell’amore; giustizia resa al più debole non meno che al più forte; amore che tenga lontano i traviamenti dell’egoismo, in maniera che la salvaguardia dei diritti di ciascuno non degeneri in dimenticanza o negazione dei diritto altrui.

12. Voi dunque, Venerabili Fratelli, nel modo che crederete più opportuno, portate a conoscenza dei vostri fedeli questi Nostri voti e queste nostre esortazioni e fate in maniera che durante il prossimo mese di Maggio si promuovano nelle singole diocesi e nelle singole parrocchie speciali preghiere e specialmente dedicando la solennità consacrata a Maria Regina ad una solenne pubblica supplica per gli scopi sopra indicati.

13. Sappiate che Noi facciamo particolare assegnamento sulle preghiere degli innocenti e dei sofferenti, poiché sono queste voci che più di ogni altra penetrano i cieli e disarmano la divina giustizia.

E poiché si offre l’opportuna occasione, non mancate di inculcare con ogni cura la pratica del santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine e tanto raccomandata dai Sommi Pontefici, per mezzo della quale i fedeli sono in grado di attuare nella maniera più soave ed efficace il comando del divino Maestro: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.2

14. Con questi sentimenti e con la speranza che la Nostra esortazione trovi pronti e docili gli animi di tutti, a voi, Venerabili Fratelli, e a tutti i vostri fedeli di cuore impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma presso S. Pietro, il 29 aprile 1965, secondo anno del nostro pontificato.

Tratto da www.vatican.va

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