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La vita dei braccianti agricoli stranieri in Italia

CUPRA MARITTIMA – La “Cena Povera” di Cupra Marittima continua a confermarsi uno degli appuntamenti con la solidarietà valido e toccante.
Durante la serata di sabato 16 febbraio presso il ristorante Parco sul Mare, l’associazione Gotarà per il fondo Tonino Mignini, in collaborazione con la Consulta Giovanile Francesco Brutti, ha organizzato l’evento che sensibilizza verso le condizioni e i bisogni dei paesi più poveri e dei suoi abitanti. Sabato dunque, dopo aver assaggiato un pasto a base di fagioli e verza, si è entrati nel vivo della manifestazione. Innanzitutto è stato proiettato il video documentario girato da Antonio Laforgia e Rossella Anitori dal titolo “Caponero, Capobianco”, un filmato che ha affrontato il tema dello sfruttamento degli extracomunitari nei campi di pomodori della grande piana foggiana.

A seguire sono state ascoltate le testimonianze di due ragazzi africani poco più che ventenni, Madi Drame e Sekou Dieme, che hanno vissuto l’esperienza di andare a raccogliere i pomodori nel sud Italia. I due hanno raccontato le situazioni di degrado in cui vivevano, l’ambiente corrotto nel quale sono stati catapultati, l’impotenza nei confronti di quella realtà li hanno portati a dire : «Questa non può essere l’Italia. Come può esistere un posto simile in un paese civile come il vostro?». E invece purtroppo non erano i soli. Immediatamente dopo Marco Omizzolo ha proiettato infatti il suo documentario sullo sfruttamento della comunità Sikh nell’ agro pontino. Nella provincia di Latina esiste una comunità Sikh di circa 30 mila persone che vivono praticamente nell’invisibilità nonostante siano in Italia da ormai trenta anni e da più generazioni. Anche loro lavorano nei campi in condizioni disumane.

Un responsabile della sede di Fermo di Amnesty International, Alceo Rossi, ha infine concluso la serata illustrando brevemente il rapporto stilato da Amnesty International sulle condizioni di degrado dei lavoratori braccianti agricoli stranieri in Italia, documento intitolato “Volevamo braccia sono arrivati uomini”.  Quella di sabato è stata dunque un’occasione per aprire gli occhi sulla vita che sono costretti a subire gli stranieri che arrivano in Italia, proprio facendo leva sulla loro paura di non trovare altri lavori. Si spera che le istituzioni intervengano perché solo loro possono fare qualcosa di concreto a riguardo.

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