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La Francia è scesa in piazza a favore della Famiglia

FRANCIA – La Francia è scesa in piazza per manifestare contro il progetto di legge presentato dal presidente Hollande che apre il matrimonio e l’adozione alle coppie gay. Tre i cordoni che sono partiti in altrettanti punti della città di Parigi per raggiungere poi tutti insieme Champ-de-Mars dove campeggia la Tour Eiffel. Centinaia di migliaia di persone, dunque, hanno manifestato rispondendo all’invito di un cartello di 34 associazioni: ci sono associazioni familiari, di matrice cattolica e protestante, ma anche associazioni di giuristi, di pediatri. Ci sono anche rappresentanti di associazioni gay. Per questo, la manifestazione ha scelto come slogan “La manif pour tous” (“La manifestazione per tutti”). Cinque treni speciali e centinaia di autobus provenienti da tutto il Paese hanno iniziato a lasciare i manifestanti a Parigi fin dalle prime ore del mattino. Sono scesi per strada anche decine di sindaci francesi del gruppo “Sindaci per l’infanzia”. In piazza del Trocadero, sotto uno striscione tricolore con scritto “Libertà, eguaglianza, fraternità anche per i bambini”, gli amministratori hanno chiesto “al presidente della Repubblica di ritirare il progetto di legge sul matrimonio e l’adozione fra persone dello stesso sesso”, che sarà discusso il 29 gennaio in Parlamento.

L’appello. Secondo gli organizzatori della manifestazione, “il progetto di legge sconvolge l’impianto del Codice civile sopprimendo sistematicamente le parole ‘marito’ e ‘moglie’, ‘padre’ e ‘madre’ a favore di termini asessuati e indifferenziati (come genitori)”. Pertanto è un progetto di legge che intende “sopprimere legalmente l’alterità sessuale e rimettere in causa il fondamento stesso dell’identità umana”. Preoccupa anche l’apertura all’adozione che la legge concede alle coppie gay che “condurrà inevitabilmente” all’accesso delle coppie omosessuali alla procreazione medicalmente assistita, per ora non prevista dalla legge.

I vescovi. “La questione – ha spiegato il portavoce della Conferenza episcopale francese a Radio Vaticana, mons. Bernard Podvin – ha un forte impatto sui valori della società e le persone di buon senso sanno che la famiglia è una cosa che riguarda noi tutti, al di là dell’appartenenza o dei diversi orientamenti politici e religiosi; è ovvio che la Chiesa prenda una posizione esplicita: come potrebbe rimanere indifferente di fronte a questo movimento popolare?”. Fu il quotidiano cattolico “La Croix” a dare per primo l’annuncio che il presidente Hollande era intenzionato ad aprire il matrimonio alle coppie gay. Era settembre scorso e da subito i vescovi francesi hanno fatto sentire il loro dissenso chiedendo che la questione fosse oggetto di una concertazione più ampia possibile. Ma non sono stati i vescovi a promuovere la manifestazione di ieri né quelle promosse anche a livello territoriale in novembre. Perché, ha spiegato a Sir Europa il vicepresidente dei vescovi francesi, mons. Hippolyte Simon, “se si dà a questa manifestazione un carattere confessionale, si rischia d’indebolirla. Darebbe argomentazioni a coloro che vogliono rinchiuderla in una particolarità religiosa, per squalificarla ulteriormente”. È invece “una questione che chiama in causa l’insieme dei cittadini, il progetto modifica il Codice civile e, dunque, la concezione stessa del matrimonio civile”.

Il saluto del card. Vingt-Trois. Come promesso, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente dei vescovi francesi, ieri è andato a salutare i manifestanti ma non ha marciato con loro. “Sono venuto – ha detto incontrando i giornalisti – per salutare gli organizzatori e, attraverso loro, i manifestanti, per incoraggiarli ed esprimere loro il mio sostegno nel loro lavoro e per i loro sforzi. Ho deciso – ha aggiunto – di non partecipare alla marcia perché come presidente della Conferenza episcopale francese ho relazioni con il governo e il presidente della Repubblica che mi permettono di esprimere loro direttamente il mio punto di vista senza aver bisogno di manifestare”. Poi a una domanda sugli omosessuali, il cardinale ha detto: “Credo che bisogna comprendere che la difesa della filiazione e della paternità e maternità in relazione alla filiazione non è un’aggressione agli omosessuali ma semplicemente un riconoscere un dato di fatto: il bambino nato da un uomo e da una donna deve essere cresciuto da un uomo e da una donna”.

Il messaggio del presidente Hollande. Il presidente François Hollande ha inviato agli organizzatori della manifestazione un messaggio in cui spiega le ragioni del progetto di legge e l’intenzione di andare avanti perché si tratta “di un impegno preso” fin dall’inizio del suo incarico presidenziale”. Il presidente assicura gli organizzatori che sulla questione è in atto una “larga concertazione”. Ed aggiunge: “Esiste su questo soggetto un vero e proprio dibattito democratico portato avanti con la preoccupazione di garantire l’interesse di tutti e l’interesse superiore del bambino”. “È responsabilità del legislatore – conclude il messaggio – assicurare a tutte le famiglie un quadro giuridico e sicuro”.

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