SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Cannes, 2012: da una parte i corpi di Amour, anziani, asciutti, svuotati, come sculture di Giacometti o Brancusi. Dall’altra quelli di Reality, spesso sovrappeso, in assemblea in cucina, capaci di trarre motivo di felicità da tutto: una frittella o un centro commerciale. Pieni di vita e refrattari alla cultura. Da una parte la colta borghesia in via d’estinzione che trasuda civiltà e tramonto, dall’altra un’ansia animale di vita e di sogno che riesce a fare anche del lager del Grande Fratello un eden da desiderare.

Da una parte una forma senza più vita, dall’altra solo vita e niente forma, niente bellezza. Possibile non ci sia nulla in mezzo? Audiard è proprio quell’autore solitario e spericolato che riesce a fare la spola tra la rassegnazione e il desiderio, tra i corpi che si spengono e quelli che sbocciano, tra l’energia rabbiosa delle braccia e la mutilazione dei femori, tra le ossa che si assottigliano e arrugginiscono e quelle che errano o crescono, smarrite e indifese, come accade nel suo bellissimo film dove un pugile con bambino, senza bussola e lavoro, trova la felicità e il suo posto nel mondo incontrando una donna senza più gambe. È straordinario come Audiard sappia fare uso delle pure sembianze fisiche della violenza e dell’amore per raccontare che in un mondo senza futuro, senza economia, senza protezione, l’unica certezza sia la capacità di usare il proprio corpo e i propri sentimenti senza guardare in faccia nessuno. Il profeta – uno dei film più belli degli ultimi anni – era un romanzo di formazione annidato in un prodigioso film carcerario, Un sapore di ruggine e ossa è una favola naturalista che, come quello, ha il coraggio di persuaderti di ciò che nessuno osa neanche più sospettare: chiunque ha il diritto di cambiare il proprio destino. Prossimità tattili, epidermidi sfocate e incandescenti, inquadrature e montaggio che non defibrillano un occhio prensile e reattivo come il suo protagonista, che svirgola sul mondo come una goccia su una roccia, protesi e percosse, periferie e tangenziali, spiagge e cortili, acqua e sangue: un cinema che lavora a mani nude, con le nocche scheggiate, sulla sensualità e il dolore, senza preavviso, perché questa, forse, è l’unica vera forma della vita, l’unica misteriosa chance della bellezza.

Ingresso riservato ai soci  con Tessera F.I.C. 2012/2013   € 7,00 – Ridotta studenti (€ 3,50)   (over 65 gratuita);

Ingresso proiezione € 4,50.

La  proiezione pomeridiana è ad  ingresso gratuito per  coloro che hanno superato i sessantacinque anni. L’iniziativa Giovani della terza età al Cineforum  è nata dalla collaborazione del Cineforum con l’assessorato alle Politiche Sociali e l’assessorato alle Politiche Culturali del Comune di San Benedetto del Tronto.

TramaAli ha 25 anni, è grande e grosso, non ha un soldo e con il figlio di 5 anni, che era sinora vissuto con la madre, attraversa la Francia per arrivare in Costa Azzurra, dove vive la sorella. Per guadagnare qualche soldo comincia a lavorare come buttafuori in una discoteca dove una sera conosce Stephanie, la bella addestratrice di orche del parco acquatico di Antibes. Poco dopo una tragedia sconvolge la vita di Stephanie, facendole perdere l’uso delle gambe. Ma Ali non se ne cura e per Stephanie il rapporto con quel gigante allo stesso tempo servizievole e anaffettivo diventa inaspettatamente il gancio che le serve per restare attaccata alla vita, che dopo il trauma le sembra invivibile.

 

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