Il teologo Nicola Rosetti risponde: “Esistono guerre giuste?”

Una riflessione sulla drammaticità delle guerre

Iran: dai pulpiti delle moschee risuoni un messaggio di pace

Perché colpire Teheran? "Per il ruolo strategico che l'Iran svolge nella regione e per la lotta al terrorismo. E' stato scritto che in Medio Oriente sta prendendo forma un regolamento di conti tra schieramenti contrapposti ed è a questo scontro che bisogna guardare se si vuole comprendere quali dinamiche rischiano di infiammare ancora di più tutta la regione". Il "punto" su cosa è successo e perché in Iran, dove martedì 6 giugno un duplice attentato ha provocato la morte di 13 persone e il ferimento di 52

Repubblica Centrafricana: “Tacciano le armi e prevalga la buona volontà di dialogare”

Prego per i defunti e i feriti e rinnovo il mio appello: tacciano le armi e prevalga la buona volontà di dialogare per dare al Paese pace e sviluppo”, ha detto Francesco

Siria: Oxfam, “reinsediare almeno il 10% dei profughi entro il 2017”

L' Oxfam ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale perché sia intensificato l’impegno per la popolazione in fuga dalle atrocità della guerra in Siria.

Cei: con i fondi 8xmille in Kurdistan una serie d’interventi a favore della popolazione sfollata più vulnerabile

Nell'ultima riunione del Comitato per gli interventi caritativi a favore del terzo mondo, si è deciso di devolvere parte della cifra (un totale di 18 milioni di euro per 119 progetti nel mondo), ad una serie di interventi in Kurdistan a favore della popolazione sfollata più vulnerabile: bambini, anziani, disabili, donne, malati cronici. I fondi verranno gestiti dalla Focsiv che in Kurdistan ha avviato da tempo un progetto articolato di aiuti in varie città. Parla Terry Dutto che coordina il progetto: "È vero, è solo una goccia. Ma noi non possiamo sapere che effetto può avere una goccia"

L’attentato di Gerusalemme e le ragioni profonde dei malanni di Terra Santa

Attribuire l'attacco all’Isis è “comodo” un po’ a tutti. In questo 2017 ricorderemo i primi 50 anni della vittoria israeliana nella “guerra dei 6 giorni”, quella decisiva che ha permesso l’occupazione della Cisgiordania e la conquista di Gerusalemme. È dai risultati di quella guerra che bisogna ricominciare a ragionare

50 anni di conflitto israelo-palestinese: da “madre di tutte le guerre” a conflitto marginale

Nel 2017 ricorreranno i 50 anni dell’occupazione militare israeliana dei territori palestinesi in seguito alla Guerra dei Sei Giorni (5-10 giugno 1967), che vide da un lato Siria, Giordania ed Egitto e, dall’altro, Israele, che uscì vittorioso su tutti e tre i fronti, conquistando la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania. Da "madre di tutte le guerre" a "conflitto marginale in Medio Oriente", come sostiene nella sua analisi Janiki Cingoli, direttore del Cipmo: "L’orientamento è più quello di un ‘conflict management’ che di un ‘conflict resolution’”. Significative le parole di Papa Francesco al Corpo diplomatico, il 9 gennaio: "Nessun conflitto può diventare un’abitudine dalla quale sembra quasi che non ci si riesca a separare. Israeliani e Palestinesi hanno bisogno di pace". Intanto, non cessa la violenza. Domenica 8 gennaio un palestinese ha travolto e ucciso con un camion quattro giovani soldati israeliani

Siria. Arcivescovo di Aleppo: “Non strumentalizzare la lettera del Papa ad Assad”

Mons. Mayarati gioisce insieme al popolo siriano per la liberazione della città da parte dell’esercito. Prosegue intanto l’evacuazione dei ribelli

Papa Francesco riceve il Segretario generale della Nato

Al centro dei colloqui i conflitti in Siria e Medio Oriente, la protezione dei civili, il dialogo negli affari internazionali e i cambiamenti climatici

Siria: Iacomini (portavoce Unicef Italia), “ad Aleppo condizioni disperate per 133mila bambini”

"La comunità internazionale deve trovare una soluzione diplomatica urgente, riscoprire il valore supremo del dialogo o sarà una catastrofe”

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