Spettacoli gender a scuola: ecco perché sono dannosi

GenderZenit di Luca Marcolivio

Maria Montessori sosteneva che la vera maturità di una persona si riscontra quando un giovane, arrivato alla fine dell’adolescenza, inizia a porsi come meta la costruzione di una famiglia. Dovrebbe essere anche questo uno degli obiettivi più o meno espliciti della scuola, laddove, però, di questi tempi, il sistema scolastico italiano sta proponendo progetti pedagogici che sembrano andare in tutt’altra direzione. A ribadirlo in un’intervista a ZENIT è Furio Pesci, professore associato di storia della pedagogia all’Università La Sapienza di Roma e responsabile dell’équipe scientifica dell’associazione Non si tocca la famiglia.

Il professor Pesci è recentemente intervenuto nel dibattito sullo spettacolo FaAfafineMi chiamo Alex e sono un dinosauro, in tour presso le scuole di tutta la penisola, che illustra la vicenda di un ragazzo gravemente incompreso dai suoi genitori e dai suoi compagni di scuola per le sue incertezze sulla propria identità sessuale. Lo spettacolo è stato incoraggiato dal MIUR nell’ambito della campagna contro l’omofobia e la discriminazione di genere.

Nel manifestare la sua contrarietà di pedagogista allo spettacolo, il professor Pesci è al fianco di molte associazioni senz’altro favorevoli alla condanna del “bullismo omofobico” ma non meno ferme sulla tutela della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna e su un’educazione che valorizzi il più possibile le differenze sessuali.

Professor Pesci, in primo luogo, per quale motivo spettacoli come FaAfafine sono dannosi per i bambini e i ragazzi in età evolutiva?

Senza entrare nel merito dell’effettivo valore artistico dell’opera, si tratta di un’iniziativa pedagogicamente sbagliata per due motivi, il primo dei quali è la banalizzazione della tendenza omosessuale o bisessuale. Nel caso specifico di FaAfafine, il protagonista vorrebbe essere maschio o femmina a seconda dei giorni. In altre parole, vorrebbe essere tutto e tale comportamento è il segnale di un narcisismo che, ovviamente, non va incoraggiato. Prescindendo da qualsiasi valutazione morale, sul piano dello sviluppo affettivo e relazionale, si tratta del sintomo di una mancata maturazione. Il bambino e l’adolescente vanno formati anche attraverso un processo di autoeducazione ad accettare i loro limiti, il loro essere così come sono, cercando l’armonia anche da un punto di vista psicofisico.

Spettacoli come FaAfafine sicuramente non contribuiscono al raggiungimento di questa armonia e di questa maturazione interiore. Peraltro la scuola non è nemmeno la sede più idonea ad ospitare questi progetti, tanto più se non filtrati da alcuna analisi critica. Uno spettatore maturo può comprendere che la vicenda di una persona che un giorno vuole essere maschio e l’altro femmina, fa parte dell’immaginario creativo dell’autore. Un bambino, al contrario, non sa distinguere non è in grado di distinguere ciò che è reale da ciò che è una trovata espressiva. Oltretutto, nella realtà, è improbabile che esistano addirittura bisessuali che vogliono essere maschi il lunedì e femmine il martedì…

Proposte ideologiche, dunque…

La scuola italiana ha fatto una scelta di trasmissione culturale. L’educazione sessuale e affettiva non è mai stata considerata – nemmeno dai sostenitori della laicità o del laicismo più accesi – come uno dei fini della scuola. Gli stessi che affermavano che l’educazione morale doveva lo scopo della scuola, oggi sono i primi a volere una così pesante intrusione sul piano educativo, addirittura nell’ambito più delicato: quello dell’educazione affettiva o sessuale. Questo è un paradosso.

Sul piano pedagogico qual è l’approccio giusto nei confronti di bambini e adolescenti alle prese con problemi di identità sessuale?

La costruzione dell’identità sessuale è effettivamente qualcosa che procede nel tempo. Bambini e bambine tendono a giocare e creare le loro amicizie preferibilmente con coetanei dello stesso sesso ma, ovviamente, questo fattore non è affatto segno di alcuna omosessualità. Quindi, in certe fasi dello sviluppo, insistere per presentare alcune tendenze come non soltanto normali ma persino preferibili, secondo me è innanzitutto un errore psicologico e pedagogico. Oltretutto chi propone questi programmi, scherza col fuoco: cerca determinati risultati ma non è detto che li consegua. Orientamento e disorientamento sessuale sono due facce della stessa medaglia. È la maturazione che porta poi a cercare quell’armonia con il proprio sé, che certamente è un esito di tutta l’età evolutiva fino all’età adulta. Il tema non è mai da trattare sul piano clinico. Il bambino o l’adolescente che hanno dubbi sulla propria identità non vanno incentivati a coltivare questi dubbi e ciò vale anche per i loro genitori. Si tratta di situazioni piuttosto frequenti. Poi l’incontro con l’altro sesso e il raggiungimento della pienezza affettiva decidono l’orientamento definitivo, senza ripensamenti.

Tra l’altro si potrebbe riflettere parecchio sul fatto che molte unioni omosessuali si sviluppano in età adulta, specie dopo la rottura di un matrimonio: ci si può domandare se questa consapevolezza raggiunta sulla propria omosessualità, non sia magari proprio il frutto del fallimento della precedente esperienza affettiva. Nell’età evolutiva il problema non esiste: che un quattordicenne possa sentirsi a disagio nei panni del suo sesso non è assolutamente sintomo di omosessualità. Lasciando agli psicologi indicazioni più specifiche, nell’età evolutiva, è opportuno non inculcare alcun dubbio, perché è in atto un percorso evolutivo che ha solo bisogno di tempo.

Questa evoluzione e questa maturazione sono solo un fattore storico-culturale o sono impressi nel DNA della natura umana?

È anche vero che l’omosessualità è una realtà storica e ci sono state culture come quella greca che, con la pederastia, avevano in qualche modo istituzionalizzato rapporti che, per la nostra mentalità attuale, sono considerati immorali. Nel mondo occidentale quella formazione affettiva e relazionale, tipica di ciò che è sempre stato chiamato “amore umano”, anche nella sua spontaneità, è la miglior terapia. È chiaro che, quando si cerca di cambiare la società, i tratti culturali e i valori, indirizzando i comportamenti delle persone, bisogna chiedersi se tutto questo porta veramente la felicità oppure no. Ci sono stati casi di persone che hanno voluto cambiare la propria identità sessuale e poi si sono suicidate. La terapia deve essere compiuta solo quando è il caso e, comunque, qualunque influenza da parte dell’adulto rischierà sempre di essere inopportuna, perché la maturazione richiede i suoi tempi.

Le malattie in età pediatrica, un incontro per fare chiarezza

bambiniSAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Panic Keep Calm – La febbre non è una malattia – Tosse secca…Tosse grassa – Il tg ha la meningite” è il titolo intenzionalmente provocatorio dell’incontro che si terrà sabato 14 gennaio 2017, con inizio alle 9,30, all’Auditorium comunale “G. Tebaldini” di viale De Gasperi.

L’incontro, a ingresso libero e gratuito, sarà tenuto dalle pediatre Franca Di Girolamo, Aurora Bottiglieri, Tiziana Piunti e ha l’obiettivo di fare un po’ di chiarezza, sulla base di dati scientifici e dell’esperienza pratica, sulle più comuni forme patologiche che affliggono i bambini, anche per evitare il diffondersi di psicosi collettive alimentate troppo spesso da mezzi di comunicazione alla ricerca della notizia ad effetto.

“L’Amministrazione comunale ringrazia fin da ora le pediatre che si sono messe a disposizione per quest’opera assolutamente necessaria di corretta divulgazione di informazioni – dice l’assessore alle politiche sociali Emanuela Carboni – l’iniziativa è importante per dare le corrette informazioni ad operatori, genitori e a tutti coloro che ruotano attorno al mondo dell’infanzia ed è frutto di una consolidata collaborazione tra istituzioni del territorio per promuovere azioni di informazione e sensibilizzazione a tutela della salute pubblica, in questo caso dei più piccoli. Rivolgono un caldo invito a partecipare a tutti: in questo campo non se ne sa mai abbastanza, e  magari sarà l’occasione per sfatare qualche errata convinzione”.

Considerata l’importanza degli argomenti trattati, l’amministrazione comunale ha deciso di rendere l’evento accessibile anche ai non udenti, garantendo la presenza di un interprete nella lingua dei segni.

Teatri del sacro: a Roma e Milano ultima fase di selezione degli spettacoli debuttanti a giugno ad Ascoli Piceno

Si stanno completando le selezioni per partecipare a “I Teatri del sacro”, la rassegna dedicata ai temi della spiritualità, della tradizione religiosa, del rito, della religiosità popolare e del sacro nella sua accezione più ampia, giunta quest’anno alla quinta edizione in programma ad Ascoli Piceno, dal 5 all’11 giugno prossimi. “Per l’ultima fase di selezione – si legge in una nota – le compagnie finaliste presenteranno un estratto dello spettacolo al Teatro India di Roma dal 14 al 17 gennaio dalle 9 alle 17 e a Milano, presso Campo Teatrale, dall’1 al 5 febbraio”. Come spiegano i promotori, “delle oltre 250 proposte presentate, sono 70 i progetti che partecipano a quest’ultima fase, tra essi verranno selezionati gli spettacoli vincitori che debutteranno in prima assoluta nei giorni del Festival”. A decretare i vincitori sarà la commissione del Festival composta da Ernesto Diaco (Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei), Giorgio Testa (La Casa dello Spettatore), Fabrizio Fiaschini (Università di Pavia e direttore artistico dei Teatri del Sacro), Gabriele Allevi (Festival DeSidera e Museo diocesano di Milano), Francesco Giraldo (Acec) e Claudio Bernardi (Università Cattolica di Brescia e Festival Crucifixus di Brescia). Le selezioni – il cui calendario è pubblicato sul sito www.federgat.it nella sezione “I Teatri del Sacro” e sul blog del Festival all’indirizzo blog.iteatridelsacro.it/2017/01/09/dal-14-gennaio-la-presentazione-dei-20-minuti-a-roma – sono pubbliche e a ingresso libero.

FOTO Vescovo Bresciani “Il ministero più alto nella Chiesa è quello del catechista”

Gruppo Vescovo

DIOCESI – Riportiamo di seguito l’omelia di monsignor Carlo Bresciani, vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, pronunciata durante la S. Messa di ieri, giovedì 11 gennaio, nel Santuario dell’Adorazione dei Padri Sacramentini in San Benedetto Martire in occasione del terzo anniversario della sua ordinazione episcopale.

“La lettera agli Ebrei ci ha ricordato che il Figlio di Dio, Gesù, si è fatto in tutto simile a noi, proprio perché non è stato chiamato dal Padre a prendersi cura degli angeli, i quali non hanno bisogno di nulla, ma della stirpe di Abramo, cioè di noi che abbiamo bisogno di essere liberati dal nostro peccato.

Dio, in Gesù, ci salva facendosi simile a noi e condividendo le prove della nostra vita, soffrendone personalmente. Si tratta qui di una indicazione preziosa dello stile di vita di coloro che hanno in comune la carne e il sangue dell’umanità di Gesù: prendersi cura non degli angeli, ma di coloro che Dio ama, cioè dell’umanità provata e bisognosa e della sua Chiesa.

È in questa luce che va visto ogni tipo di ministero nella Chiesa, dal più semplice al più impegnativo: si tratta sempre di un prendersi cura degli altri, imitando lo stile di Gesù.
Non c’è altro modo di comprenderlo e di viverlo.
Gesù lo fa in obbedienza assoluta al Padre, tanto da poter dire “mio cibo è fare la volontà del Padre”, anche quando questa volontà comporta affrontare passaggi duri e sofferti della vita. Gesù non cerca affermazioni di se stesso, non cerca privilegi, non ruoli in cui il successo sia garantito, si rende invece “in tutto simile ai fratelli” e ne condivide la vita semplice e povera, anche da lavoratore nella casa di Nazareth, in aiuto a Giuseppe, per guadagnarsi onestamente con le proprie mani di che vivere. Ma nello stesso tempo non trascurava lo studio delle Scritture, tanto che già a 12 anni, nel tempio, era in grado di discutere di esse con i sommi sacerdoti, meravigliandoli per la sua sapienza.

Non c’è possibilità di un ministero in nome di Dio senza conoscere profondamente la Scrittura, proprio perché il ministero nella Chiesa non è caratterizzato solo dal fare qualcosa, sia pure in nome di Dio e della Chiesa. Ogni ministero ha la sua sorgente nella penetrazione sempre più profonda del progetto di Dio rivelato in Cristo, penetrazione mai conclusa neppure nel ministero ordinato del sacerdote o del vescovo.
È questa conoscenza che muove le mani ad operare nella giusta direzione, prendendosi cura del nuovo Israele, cioè della Chiesa. Proprio per questo, il ministero più alto nella Chiesa è quello del catechista che introduce alla conoscenza e all’esperienza di Dio, poiché senza conoscenza di Dio non c’è sacramento vissuto nella fede.

Gesù stesso ce lo conferma nel brano del Vangelo, quando risponde, probabilmente non senza sorpresa da parte dei suoi stessi apostoli, che non può fermarsi a Cafarnao dove ha guarito la suocera di Pietro e molti altri, i quali, avendo visto i prodigi che aveva compiuto, lo cercavano e volevano trattenerlo. Gesù risponde “andiamocene altrove, nei  villaggi vicini, perché io predichi anche là, per questo sono venuto”. Ciò che sta a cuore a Gesù non è essere cercato, ma annunciare in verità il Regno di Dio, predicare il Vangelo. Egli non si lascia catturare dalle richieste della gente che lo cerca e che sono altre. Nella preghiera, che ha appena concluso nel luogo deserto e silenzioso in cui si era ritirato di buon mattino, quando era ancora buio, ha meditato la volontà del Padre, ha ascoltato la sua voce e ha rimeditato la missione di annunciare il Vangelo ricevuta da lui e la assume con decisione.

È da questa preghiera e da questa comunione con il Padre che scaturisce la grande libertà di Gesù nel suo ministero; libertà che forse scontenta e sorprende quelli che lo cercavano senza avere compreso ciò che stava facendo, quale fosse la sua missione, ma proprio in tal modo li aiuta a comprendere che il suo primo compito è predicare il Regno di Dio, non perché si rifiuta di prendersi cura dei malati, ma perché non c’è alcuna guarigione vera dell’uomo senza comprendere e vivere l’amore di Dio. Ciò che Gesù vuole è soprattutto la guarigione interiore dell’uomo, quella del suo cuore, da cui scaturisce anche la modalità nuova di andare incontro a coloro che sono nel bisogno.

Carissimi, chiunque vuole vivere un ministero nella Chiesa, ciò vale a tutti i livelli, deve avere la stessa libertà di Gesù e tenere sempre ben chiaro che ciò che è importante è l’annuncio di Dio, senza lasciarsi catturare dalle richieste delle persone, ma rendendosi prontamente disponibile alla volontà di Dio, ovunque egli chiami, andando anche altrove, se necessario, o assumendo compiti nuovi lasciando quelli di prima, fossero anche più gratificanti come lo era l’accorrere della folla a Gesù.

La folla era tentata di fermarsi al Gesù che guarisce dalle malattie e per questo lo cercava: è vero Gesù aveva guarito da malattia la suocera di Simone e molti altri, ma se si fosse lasciato racchiudere in questo ruolo, sarebbe venuto meno alla sua missione, l’avrebbe impoverita fino a svuotarla completamente.

Non la folla deve trascinare Gesù, è lui che deve trascinare la folla a un rapporto meno utilitaristico con Dio. Così deve essere anche per noi: se vogliamo portare la gente a Dio, dobbiamo lasciarci guidare dalla Parola di Dio e della Chiesa, non dalle chiacchiere, dalle richieste dei mass-media o dall’ondivaga emotività della gente che passa troppo velocemente dall’“osanna” al “crucifiggilo”, e ciò perché non mette al centro Dio, ma gli interessi particolari e l’opportunità del momento.

Noi non esercitiamo un ministero nella Chiesa lasciandoci guidare dalle inchieste statistiche o in base al consenso della maggioranza, per quanto ciò possa essere utile per capire cosa pensa e vive la gente. Non così hanno fatto Gesù e i molti martiri di ieri e di oggi. Noi  esercitiamo il ministero per amore del Signore Gesù e secondo la sua volontà, così come ce la presenta la Chiesa. Questo solo e sempre sia il nostro vanto.

Carissimi sacerdoti e fedeli, rendo lode al Signore per l’amore che mostrate alla Chiesa e vi sono molto grato per l’aiuto che mi date a rendere questa nostra amata diocesi sempre più vero corpo di Cristo, unito nel suo amore e trasparenza della sua carità. Vi sono grato, in modo particolare, delle preghiere che in questa circostanza dell’anniversario della mia ordinazione episcopale avete la bontà di presentare a Dio, affinché mi sostenga nel ministero che mi ha affidato a vostro favore. Solo Lui potrà ricompensarvi di tutto il bene che fate alla sua Chiesa e a me”.

VIDEO e FOTO Udienza terremotati con Papa Francesco, Vescovo Bresciani: Il Papa “ha mostrato di essere partecipe delle nostre ferite”

Di Simone Incicco

DIOCESI – “Sostenerci con la preghiera affinché ricostruiamo i cuori ancor prima delle case”: è la preghiera che Raffaele e Iole Festa, famiglia terremotata di Cascello, una piccola frazione di Amatrice (Rieti), ha rivolto a Papa Francesco nel corso dell’udienza concessa alle popolazioni terremotate del Centro Italia. Raffaele e Iole, insieme ai loro due figli, Leonardo e Lavinia, hanno portato la loro testimonianza al Pontefice, rievocando quella notte del 24 agosto, “quando il terremoto ha cambiato ogni cosa. Ricordo la scossa che, in quegli interminabili secondi, nel cuore della notte ha fatto tremare tutti e tutto.
In un primo momento io e mia moglie ci siamo subito abbracciati ma, appena razionalizzato che era stato il terremoto a svegliarci, al buio e senza pensarci troppo siamo andati a tirare fuori dalla camera i bambini per uscire da casa”.
Poi la fuga in strada, aprendo il portone bloccato dalle pietre cadute.
Le grida dei vicini, ancora intrappolati in casa mi hanno fatto lasciare mio figlio in braccio a non so chi per soccorrere una famiglia che aveva casa col soffitto crollato – ha proseguito Festa – successivamente mi sono diretto al furgone da lavoro e rimediare qualche attrezzo per tagliare il ferro e liberare una seconda famiglia intrappolata in casa. La mano di Qualcuno mi ha guidato nel trovare subito il necessario ed aiutare i vicini, ormai in preda al panico”. “Da quel giorno – ha poi concluso – la nostra vita certamente non è più la stessa. La casa dei nostri sogni è ormai demolita, ma la nostra vita è salva! Tuttavia, la fortuna di essere usciti vivi da quell’inferno non potrà mai cancellare il dolore di aver perso tanti amici. Chiediamo a Lei, Santità, di sostenerci con la preghiera affinché ricostruiamo i cuori ancor prima delle case”.

Grazie, Santo Padre, per aver desiderato incontrarci e per averci accolti nella Sua casa. Questo luogo mi piace chiamarlo così perché per noi che abbiamo perduto le nostre case, questa parola ha il sapore della nostalgia e insieme quello della speranza nel futuro. Ci sentiamo radunati nella ‘sala grande’ della Sua casa. Grazie”. È iniziato così, con un “grazie” il saluto di don Luciano Avenati, parroco dell’abbazia di s. Eutizio (diocesi Spoleto-Norcia), a Papa Francesco. “Sono qui a testimoniare la sofferenza che ha fortemente segnato la gente del territorio in cui vivo, come anche gli altri territori di tutta la zona della Valnerina colpiti dal terremoto. Ma soprattutto voglio testimoniare la fortezza d’animo, il coraggio, la tenacia, e insieme la pazienza, la solidarietà nell’aiuto vicendevole della mia gente – ha aggiunto il parroco – e quindi la fede che trova in questi atteggiamenti l’espressione di una grande umanità.
Devo dire dunque che sono orgoglioso della mia gente. E se io sono stato un sostegno per loro, loro sono stati la mia forza”. Nelle parole del sacerdote è emerso tutto l’amore della gente terremotate per la propria terra, quell’amore, ha spiegato, che “ci ha fatto rimanere anche quando ci è stato proposto di vivere l’emergenza altrove. La nostra terra si sarebbe sentita ferita ancora di più, e questa volta non dal terremoto ma da noi”.

Persone PapaVigili9“Ho voluto prendere le vostre parole per farle mie, perché nella vostra situazione il peggio che si può fare è fare un sermone”.  Con queste parole il Papa ha riassunto il suo discorso, durato poco più di un quarto d’ora e pronunciato interamente a braccio, e impostato come “risonanza” delle due testimonianze ascoltate poco prima. “Ho voluto soltanto prendere quello che dice il vostro cuore, farlo proprio e dirlo con voi e fare poi una riflessione su questo”, ha spiegato il Papa al termine del suo discorso.
E ancora: “Voi sapete che vi sono vicino. Vi dico una cosa: quando mi sono accorto di quello che era accaduto quella mattina –  appena svegliato ho trovato un biglietto dove si parlava delle due scosse –  due cose ho sentito: ci devo andare e poi ho sentito dolore. E con questo dolore sono andato a celebrare la Messa da solo”. “Grazie per essere venuti e in alcune udienze di questi mesi”, l’omaggio di Francesco: “Grazie di tutto quello che voi avete fatto per aiutarci, per ricostruire i cuori, le case, il tessuto sociale, anche per ricostruire col vostro esempio l’egoismo del nostro cuore, di tutti noi che non abbiamo sofferto questo. Grazie tanto a voi, vi sono vicino”. Infine il Papa ha ringraziato i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile, i sindaci, le autorità e “anche tutti quelli che si sono immischiati nel dolore vostro: tutti”.

“Ricostruire i cuori” non vuol dire “domani sarà meglio, non è ottimismo”:  “non c’è posto per l’ottimismo qui, per la speranza sì, ma non per l’ottimismo, perché l’ottimismo è un atteggiamento che serve un po’ un momento, ti porta avanti, ma non ha sostanza. Oggi serve la speranza per ricostruire, e questo si fa con le mani”, ha proseguito Francesco citando la testimonianza di Raffaele  Festa, che “ha parlato delle mani, del primo abbraccio a sua moglie, poi di quando ha preso i bambini per tirarli fuori dalla casa. Le mani.
Quelle mani che aiutano i familiari a liberarsi dai calcinacci. Quella mano di chi lascia il proprio figlio nelle mani di non so chi per andare ad aiutare un altro”. “Per ricostruire ci vogliono il cuore e le mani, le nostre mani, le mani di tutti”, l’invito del Papa: “Le mani con le quali diciamo che Dio, come un artigiano, ha fatto il mondo; le mani che guariscono. A me piace agli infermieri, ai medici benedire le mani, perché servono per guarire. Le mani di tanta gente che vi ha aiutato a uscire da questo incubo, da questo dolore. Le mani dei vigili del fuoco, tanto bravi. Le mani di tutti quelli che hanno detto: ‘io do il meglio’, la mano di Dio”.

Il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli ha così commentato: “grazie a Papa Francesco. Il 2017 sarà molto impegnativo perché la ricostruzione non è più semplice dell’emergenza, anzi, i cittadini nel tempo sono sempre più provati da quello che è successo e quindi serve ancora più energia per restituire serenità e forza alla nostra comunità. Il messaggio del papa, l’accoglienza che ha riservato ai cittadini, alle popolazioni, alle istituzioni dei territori colpiti dal terremoto, è un atto di grandissima vicinanza che ci aiuta a tenere alto lo spirito e il cuore con cui affrontare quello che ci aspetta.
Il papa vuole essere vicino non solo a parole ma anche nei fatti con la propria presenza ieri a Roma tutti insieme e domani di nuovo nei territori colpiti dal sisma.
Questa iniezione di fiducia ci aiuterà nel duro lavoro che porteremo avanti nel rispetto delle responsabilità di ognuno. Eravamo insieme tutte le Regioni, con il commissario, con il direttore del dipartimento di protezione civile, i sindaci delle città delle quattro regioni colpite e tanti cittadini che ho visto salutare in lacrime il papa: una comunità che si è ritrovata in una giornata speciale”.

Provincia, concluso il progetto “un pomeriggio di gioco libero”

ACLI giocoPROVINCIA -Con la conclusione del 2016 è terminato il progetto “Un pomeriggio di gioco libero” che si è svolto nel territorio provinciale, in particolare nei comuni di Acquaviva Picena, Arquata del Tronto e Spinetoli.

L’iniziativa è stata promossa dall’U.S. Acli provinciale in collaborazione con la Regione Marche, la Pro Loco di Arquata del Tronto e l’amministrazione comunale di Acquaviva Picena.

“L’intervento – dicono i dirigenti dell’U.S. Acli provinciale – ha avuto come oggetto lo svolgimento di attività di animazione rivolta a ragazzi e bambini che hanno un’età compresa tra i 3 e i 14 anni. Il progetto si è basato sulla convinzione che l’importanza del gioco va ben oltre l’aspetto ricreativo. Esso infatti permette al bambino di appropriarsi degli strumenti comunicativi, espressivi e motori su cui gradualmente si costruiscono le abilità cognitive e relazionali dell’individuo adulto. Il gioco, con le sue regole universali, permette inoltre il superamento di ogni tipo di barriera linguistica e culturale, consentendo così la partecipazione e l’integrazione di giovani immigrati. Oltre al fine ludico, tale progetto rappresenta anche un importante opportunità di valorizzazione degli spazi pubblici in cui tali attività verranno svolte”.

Ma l’iniziativa dell’U.S. Acli si è anche incrociata, nel corso del 2016, con un evento che ha davvero rivoluzionato il nostro territorio.

Pochi giorni prima del terremoto dello scorso agosto, infatti, le tappe di “Un pomeriggio di gioco libero” si sono svolte nel territorio del Comune di Arquata del Tronto, in particolare a Pescara del Tronto 10 giorni prima del terremoto del 24 agosto ma poi anche a Piedilama (20 agosto), Trisungo (5 agosto) e Spelonga (18 agosto).

“Il gioco – concludono i dirigenti dell’U.S. Acli provinciale – grazie alle sue regole universali, permette di superare quelle barriere di tipo culturale e linguistico che spesso impediscono la partecipazione e l’integrazione di ragazzi immigrati e quindi l’iniziativa è importante anche da questo punto di vista. Oltre al fine ludico il progetto rappresenta una importante opportunità di valorizzazione degli spazi pubblici in cui le attività vengono svolte. Vale la pena di ricordare che anche la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia stabilisce che i minori hanno diritto al gioco e di potersi dedicare alle attività ricreative”.

Visto il successo ottenuto in passato e vista l’importanza di ricreare, nel territorio coinvolto dal terremoto del 2016, momenti di animazione e socializzazione il consiglio provinciale dell’U.S. Acli provinciale ha deliberato di riproporre “Un pomeriggio di gioco libero” anche per l’anno 2017 con iniziative da realizzare non solo ad Arquata del Tronto ma anche in luoghi limitrofi che hanno bisogno di “ripartire” ed un modo per farlo è proprio quello di far giocare i bambini.

Chiunque volesse contribuire alla realizzazione del progetto può effettuare una erogazione liberale a favore di U.S. Acli – Comitato provinciale di Ascoli Piceno sul seguente Iban: IT16A0335901600100000133059 (Banca Prossima) specificando nella causale “Iniziative pro terremoto”.

Ue: Aarhus (Danimarca) e Pafos (Cipro) Capitali europee della cultura per il 2017

PafosA partire da ieri, 1° gennaio Aarhus e Pafos detengono il titolo di “Capitale europea della cultura”.
Ad Aahrus il programma culturale inizierà ufficialmente il 21 gennaio. Per Pafos la cerimonia di apertura avrà luogo il 28 gennaio, alla presenza di Christos Stylianides, commissario responsabile per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, e di Nicos Anastasiades, presidente di Cipro. Il commissario Tibor Navracsics dichiara: “Il titolo di Capitale europea della cultura costituisce un’opportunità unica per unire le comunità sotto l’egida della cultura e per promuovere, a livello locale, europeo e internazionale, solidi partenariati per il futuro. Auguro ad Aarhus e a Pafos un grande successo nell’anno a venire”. Le due città hanno proposto programmi “da cui traspare la loro centenaria tradizione culturale e ricorreranno a diverse forme artistiche per affrontare le problematiche di natura socio-economica che attualmente affliggono l’Europa”. Per ulteriori informazioni, sono disponibili i siti ufficiali: http://www.aarhus2017.dk/, http://www.pafos2017.eu/.

Parrocchia Sant’Antonio: Una replica speciale dello spettacolo su Don Bosco a favore dei terremotati

La BottegaLo Staff de “La Bottega di Antonio”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I ragazzi della “Bottega di Antonio”, il gruppo teatrale nato dentro all’oratorio della Parrocchia di Sant’Antonio,  sono tornati al lavoro in settembre per allestire un nuovo musical. Lo spettacolo che metteranno in scena in primavera sarà una rilettura della storia di Saulo di Tarso: San Paolo.

Nel preparare questo nuovo spettacolo è nata l’idea di una condivisione solidale, di un abbraccio ideale e reale con le tante famiglie colpite dal terremoto.
Se l’arte è gioia e bellezza è anche solidarietà;  “Un sogno dentro un cortile: Don Bosco”, nella sua replica, diventerà il Musical del cuore, per offrire un’occasione di incontro, per raccontare, con la musica e la danza, la costruzione di un sogno che, ieri come oggi, può guidare le nostre vite e donarci uno sguardo che va oltre le difficoltà delle nostre “macerie” quotidiane.

L’ingresso è libero e le offerte, che verranno raccolte, saranno devolute alle popolazioni colpite dal sisma. “Un piccolo aiuto che non cambierà il mondo –  dicono i ragazzi – ma sicuramente cambierà, o meglio sta già cambiando noi stessi; è un piccolissimo seme di bene, che può portare solo buoni frutti”

Lo spettacolo si svolgerà nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova a San Benedetto del Tronto, il giorno 4 gennaio con inizio alle ore 21,00.                                                                 

 

 

La Giunta regionale ha nominato i dirigenti dei dodici servizi

CeriscioliMARCHE – La Giunta regionale ha nominato i nuovi dirigenti dei dodici servizi che compongono la macchina amministrativa dell’ente, a seguito della recente riorganizzazione. Gli incarichi prevedono la rotazione dei vertici apicali stabilita dalle norme nazionali sull’anticorruzione e una parità di genere, con cinque dirigenti  donne, per la prima volta. Gli incarichi decoreranno dal 1° febbraio 2017, per una durata di quattro anni.

“La riorganizzazione della macchina regionale – spiega il presidente Luca Ceriscioli – è un obiettivo inserito nel programma di governo della Giunta. Rinnovare i dirigenti, seguendo il criterio della rotazione, permetterà di raggiungere risultati con nuove modalità e nuovi processi, efficientando il sistema e renderlo più funzionale e fluido. Ringraziamo tutti i dirigenti che fino a oggi hanno lavorato con serietà e impegno e che passeranno ad altro incarico”.

Di seguito le nomine conferite oggi, nel corso dell’ultima seduta del 2016 dell’esecutivo regionale.

-          Servizio Avvocatura regionale e Attività normativa             Gabriella De Berardinis
–          Servizio Protezione civile                                                                David Piccinini
–          Servizio Risorse umane, organizzative e strumentali          Piergiuseppe Mariotti
–          Servizio Stazione unica appaltante Marche                            Enrica Bonvecchi
–          Servizio Affari istituzionali e integrità                                        Deborah Giraldi
–          Servizio Risorse finanziarie e bilancio                                        Maria Di Bonaventura
–          Servizio Attività produttive, lavoro e istruzione                    Massimo Giulimondi
–          Servizio Sviluppo e valorizzazione delle Marche                   Raimondo Orsetti
–          Servizio Politiche agroalimentari                                                 Lorenzo Bisogni
–          Servizio Tutela, gestione e assetto del territorio                  Nardo Goffi
–          Servizio sanità                                                                                     Lucia Di Furia
–          Servizio Politiche sociali e sport                                                   Giovanni Santarelli

Fabrizio Costa continua a ricoprire gli incarichi di Capo di Gabinetto e Segretario generale.

Ai Sacramentini un’esposizione filatelica sulla Misericordia

Sacramentini (1)SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Un’esposizione filatelica di oltre 700 francobolli, raffiguranti alcune declinazioni del grande tema della Misericordia, sarà inaugurata presso la cappella dei Padri Sacramentini (cortile interno), oggi, giovedì 29 dicembre alle ore 17.

Prosegue così il percorso “Lasciarsi guidare dall’arte”, per riflettere sul Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Dopo la mostra dei testi scritti del fondatore dei Padri Sacramentini S. Pier Giuliano Eymard e i dipinti dell’artista sanbenedettese Claudia Cundari, fino al 7 gennaio si potrà visitare l’esposizione filatelica preparata e allestita dal professor Raffaele Salcone, su un’idea di Tarcisio Tironi, sacerdote bergamasco. L’esposizione sarà suddivisa in cinque sezioni: la Misericordia, le Opere di Misericordia corporale, le Opere di Misericordia spirituale, le Opere di Misericordia nella Storia, i Santi della Misericordia. Un itinerario godibile, a volte sorprendente, quello pensato da Salcone, capace di sollecitare curiosità artistiche, spirituali, storiche attraverso la lettura delle originali raffigurazioni filateliche.

L’esposizione sarà visitabile fino al 7 gennaio nei seguenti orari:

Mattina, ore 10-12
Pomeriggio, ore 16-19