Diocesi, il 27 settembre la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”

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Di Pierluigi Addari

DIOCESI – Quest’anno la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato si celebrerà il 27 settembre ed ha come tema: “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”,

La tragica condizione di sfollato e profugo, sperimentata “dal piccolo Gesù” insieme con i suoi genitori “nella fuga in Egitto”, è una piaga presente anche ai nostri giorni per milioni di famiglie. Quasi ogni giorno abbiamo notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi. “In ciascuno di loro – sottolinea il Santo Padre – è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi”. Nei loro volti siamo chiamati “a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato…. Se lo riconosciamo saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire”.

Si tratta una “sfida pastorale”, sottolinea il Pontefice, che esige risposte da dare con i verbi già indicati nel messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2018: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. A questi il Papa, ricordando quanto insegnato da Gesù attraverso i Vangeli, aggiunge “sei coppie di verbi che corrispondono ad azioni molto concrete, legate tra loro in una relazione di causa – effetto”.

Conoscere per comprendere
Quando si parla di migranti e di sfollati, ricorda Francesco, troppo spesso “ci si ferma ai numeri”. “Ma non si tratta di numeri, si tratta di persone! Se le incontriamo arriveremo a conoscerle. Lo insegna Gesù stesso nell’episodio dei discepoli di Emmaus: “Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”.

Farsi prossimi per servire
Un passo “necessario” per servire è quello di farsi prossimi. “Questo stare vicini per servire va oltre il puro senso del dovere; l’esempio più grande ce lo ha lasciato Gesù quando ha lavato i piedi dei suoi discepoli”.

Per riconciliarsi bisogna ascoltare
“L’amore, quello che riconcilia e salva, incomincia con l’ascoltare”. “Ascoltando, abbiamo l’opportunità di riconciliarci con il prossimo, con tanti scartati, con noi stessi e con Dio, che mai si stanca di offrirci la sua misericordia”. “Per riconciliarsi bisogna ascoltare”. “Ce lo insegna Dio stesso, che, inviando il suo Figlio nel mondo, ha voluto ascoltare il gemito dell’umanità”.

Per crescere è necessario condividere
“Dobbiamo imparare a condividere per crescere insieme, senza lasciare fuori nessuno. La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Per crescere è necessario condividere quello che abbiamo, “come quel ragazzo che offrì a Gesù cinque pani d’orzo e due pesci… E bastarono per cinquemila persone”.

Coinvolgere per promuovere
“Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto”. Nel messaggio vengono riprese anche parole pronunciate dal Papa lo scorso 27 marzo in occasione del momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia: si deve “trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà”. Bisogna dunque coinvolgere per promuovere. Così infatti ha fatto Gesù con la donna samaritana (cfr Gv 4,1-30). Il Signore si avvicina, la ascolta, parla al suo cuore, per poi guidarla alla verità e trasformarla”.

Collaborare per costruire
“Costruire il Regno di Dio è un impegno comune a tutti i cristiani e per questo è necessario che impariamo a collaborare, senza lasciarci tentare da gelosie, discordie e divisioni”. “Per preservare la casa comune e farla somigliare sempre più al progetto originale di Dio, dobbiamo impegnarci a garantire la cooperazione internazionale, la solidarietà globale e l’impegno locale, senza lasciare fuori nessuno”. “È dunque necessario collaborare per costruire“. “Questo è quanto l’Apostolo Paolo raccomanda alla comunità di Corinto: “Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire”.

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