Giovani e politica. De Palo: “Appassionarli con linguaggi non convenzionali, non rassegnarsi davanti a politiche fallimentari”

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Filippo Passantino

Si racconterà la sussidiarietà partendo dalla visione del film “Bianco, rosso e Verdone”. Poi il bene comune, partendo da alcune immagini del film “Il cavaliere oscuro”. E la persona dalla scena finale di Schindler list. Comincerà oggi, a Roma, un corso di introduzione alla Dottrina sociale della Chiesa, organizzato da “Ol 3 – Né indignati né rassegnati”. Una forma di primo annuncio attraverso uno stile “non convenzionale”. A parlarne è il presidente dell’associazione e del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo.

In base alla vostra esperienza, quanto i giovani sono interessati a partecipare alla vita sociale e politica del Paese? 
Hanno il desiderio di farlo. Ma c’è un problema. La formazione fatta di solito è rivolta agli addetti ai lavori. Quindi, la difficoltà oggi è quella di avvicinare persone nuove.

Bisogna farlo con un linguaggio che possa essere ‘non convenzionale’, fuori dagli schemi e che possa essere attrattivo. Perché anche la partecipazione e l’impegno politico non possono essere fatti per convincimento, ma per attrazione e coinvolgimento.

Se si parte da un ‘dovere’ tutto finisce subito, se invece si parte dal desiderio ci si appassiona e si va avanti. Bisogna far innamorare le persone dell’impegno politico e non convincerle.

In che modo proverete a farlo?
Il nostro è un format che va avanti da dieci anni e quindi partiamo da una base di esperienza. Cercheremo di far capire attraverso i film di Verdone o il Trono di Spade come è possibile una narrazione diversa anche su temi che possono sembrare pesanti e noiosi. È possibile offrire chiavi di lettura affascinanti e appassionanti, anche parlando di Dottrina sociale della Chiesa.

Oggi quali sono le difficoltà nel coinvolgere i giovani?
Il linguaggio. Vedo giovani fantastici, non bamboccioni. Ma corrono il rischio della rassegnazione.

L’obiettivo è quello di toccare le corde del loro interesse per il bene comune in modo da evitare che si rassegnino.

E per far sì che ognuno possa dare il proprio contributo. Ci rifacciamo al ‘non vi rassegnerete’ di Giovanni Paolo II, che è stata una profezia. Oggi il vero problema è la rassegnazione. Avere un’ottantina di persone che arriveranno da tutta Italia per partecipare a un format sulla Dottrina sociale della Chiesa ci fa capire che c’è gente che non si rassegna. Queste persone sono leader territoriali che riporteranno sul territorio il nostro format: è una semina che può portare frutto.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Bisogna dire che a volte mancano le motivazioni per avvicinarsi alla politica. Soprattutto, quando alcuni provvedimenti non sono considerati condivisibili…
È il caso delle politiche per la famiglia. Nella manovra c’è pochissimo rispetto allo scorso anno. Ci fa sorridere che il ministro per l’Economia, in una situazione come quella che stanno vivendo le famiglie in Italia, dica che è un grande successo il fatto di aver stanziato 2,8 miliardi per i prossimi tre anni. Se questa cifra fosse stata stanziata per un solo anno sarebbe stato un segnale. Ma, in una situazione in cui le famiglie rischiano di diventare povere se fanno un figlio, è un fallimento.

Ormai, i governi di qualunque colore pensano che la somma degli interessi particolari componga il bene comune.

E cioè, l’interesse dei pensionati – quota cento -, sommato all’interesse particolare dei disoccupati – reddito di cittadinanza -, sommato all’interesse particolare dei sindacati – il cuneo fiscale -, sommato all’interesse particolare delle banche sia uguale al bene comune. Ma non è così. Si è scontentati tutti, perché non si è riusciti ad avere una manovra con visione di futuro.

Tornando alle politiche per la famiglia, l’attesa del Forum delle associazioni familiari era l’assegno unico…
Non è maturato come si sperava, è uno scandalo, perché le risorse, a nostro avviso, ci sono. Abbiamo sempre detto che si può avviare il provvedimento con le somme a disposizione per creare uno strumento, da finanziare in maniera diversa nel tempo. Sosteniamo che il bonus nascita, tre miliardi dati a chi usa il bancomat per alcune spese, o gli avanzi del reddito di cittadinanza e quota cento debbano essere investiti sull’assegno unico. Lo proporremo anche attraverso gli emendamenti dei deputati, visto che adesso si apre l’iter parlamentare. Tutti dicono che serve natalità ma ci vuole una volontà politica in questa direzione. Ogni anno la finanziaria va scritta in base alle esigenze del Paese. Quando li ha stanziati Renzi, gli 80 euro erano utili per far ripartire l’economia. Adesso, per esempio, possono essere utili per far ripartire la natalità.

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