Giovanna Pasqualin Traversa

“Ora questi quattro neonati stanno bene. Uno è già stato accolto in casa famiglia, gli altri sono in attesa della decisione del Tribunale dei minori In questi casi noi dobbiamo fare una segnalazione perché il nostro principale compito è tutelare il minore”. A darci notizie in tempo reale sulle condizioni di salute dei quattro bebé ricoverati in questi giorni nel reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico Casilino di Roma perché positivi alla cocaina, è lo stesso responsabile dell’Unità operativa di Neonatologia del nosocomio, Piermichele Paolillo, che è anche vicepresidente della Società italiana di neonatologia. (Sin). Raggiunto telefonicamente, ci confida: “Noi neonatologi siamo stupiti dell’eco mediatica avuta da questo episodio di cronaca. Forse l’opinione pubblica non è consapevole che in tutti gli ospedali del Paese ci sono neonati positivi alle sostanze stupefacenti”. E’ di questi giorni la notizia dei quattro piccoli ricoverati al Casilino, ma nelle ultime settimane a Milano sono stati sei i neonati trovati positivi, tre a Grosseto e uno a Padova.

Dunque non è un fenomeno nuovo?
No,

esiste da molto tempo ed è esteso in tutto il Paese.

Con oltre 4 mila parti l’anno, la nostra è la più grande “sala parto” della capitale. Di questi casi ne vediamo mediamente una ventina l’anno. Le mamme che fanno uso di droghe le trasmettono al proprio bambino che quando diventa autonomo, dopo il distacco della placenta, va in crisi d’astinenza.

Piermichele Paolillo

Come ve ne accorgete e quali sono le sostanze più presenti?
La crisi compare generalmente dopo 24/48 ore dalla nascita; l’esordio è precoce in caso di astinenza da cocaina, eroina (oggi non solo iniettata ma anche fumata) e cannabis; più tardivo, anche sette giorni, nelle dipendenze da metadone. In alcuni casi i servizi sociali ci segnalano il problema. Se però i genitori tengono il fatto nascosto sono i nostri medici, infermieri e ostetriche a capire che qualcosa non va all’interno della coppia e a segnalarlo. Comportamenti anomali come atteggiamenti di eccessivo nervosismo o aggressività sono campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Quindi come procedete?
Con un esame delle urine del neonato, anche in assenza di sintomi evidenti, possiamo identificare il tipo e la quantità di droga presente. In presenza di sintomi utilizziamo la Finnegan score, una scala di parametri in base ai quali valutiamo l’opportunità di avviare una terapia. In genere usiamo barbiturici, più maneggevoli; in altre situazioni il metadone e nei casi più gravi piccolissime dosi di morfina. Dipende dall’entità della sindrome di astinenza.

Nelle prime 24/48 ore è comunque molto importante stare attenti ad eventuali segnali lanciati dai genitori.

Spesso i bambini vengono dimessi in tempi brevissimi; se non ce ne accorgiamo rischiamo che tornino a casa e il pediatra di famiglia, che non ha gli strumenti per arrivare a una diagnosi, possa interpretare pianti importanti come coliche o intolleranza al latte. Quindi è strategico intercettare ogni segnale d’allarme per sedare tempestivamente il bambino o, nei casi più gravi, accompagnarlo ad uno “svezzamento”.

Quali danni può provocare nella formazione di un feto l’uso di stupefacenti?
Dipende dall’età gestazionale. Il ciclo mestruale in chi fa abuso di sostanze è molto sfalsato. Spesso le donne non si rendono conto di essere in stato di gravidanza e continuano ad assumerle ma si tratta di sostanze altamente nocive che nelle prime settimane possono arrecare danni a carico di vari organi e apparati del feto. Assunte in fase più tardiva causano soprattutto sindrome di astinenza neonatale, ma questi bambini vanno monitorati con attenzione perché possono manifestare danni neurologici a lungo termine:

ritardi psicomotori, disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento, basso quoziente intellettivo.

terapia intensiva neonatale

 

Mamme che non sanno proteggere se stesse e quindi neppure i loro figli…
Purtroppo è così. Cercano di tenere nascosta la situazione per evitare che il bimbo venga allontanato, ma noi abbiamo il dovere di tutelare i minori. Per questo, il nostro servizio di assistenza del paziente costituito da psicologi e assistenti sociali parla con i genitori e poi segnala la vicenda al Tribunale dei minori che avvia un’indagine che può condurre anche alla sospensione della patria potestà e alla decisione di affidare il piccolo ad una casa famiglia, oppure ai nonni se la famiglia d’origine è affidabile. Per questi bambini la vita comincia davvero in salita…

Che cosa si può fare per arginare queste situazioni?
La parola d’ordine è prevenzione a 360 gradi: informazione,

educazione e responsabilizzazione dei giovanissimi, e pugno di ferro con trafficanti e spacciatori.

Bisogna dire che la droga – tutte le droghe – rovinano la vita di chi ne fa uso, della sua famiglia e dei suoi figli. Il problema purtroppo è sottovalutato e ad essere a rischio sono soprattutto i ragazzi, e sempre più giovani. Bisogna trovare il modo di parlarne a scuola fin dalla prima media, ma anche nei consultori e negli ambulatori. Servirebbero campagne mediatiche e sui social con testimonial di riferimento per i giovani: cantanti, attori, sportivi. Anche campagne del ministero della Salute. Nel 2007 abbiamo inaugurato il nostro Baby box, culla dove le mamme possono lasciare in forma anonima i loro neonati se non possono crescerli. Allora ci fu una grossa campagna informativa e qui, a Roma sud est, si sono azzerati gli abbandoni nei cassonetti e sono aumentati i parti in forma anonima come previsto dalla legge. Perché non fare lo stesso di fronte all’emergenza droga?

Occorre accendere i riflettori sui rischi che comporta e vigilare che non si spengano.

Voi giornalisti potete aiutarci a tenere alta l’attenzione.

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