Veglia Missionaria, Don Benvenuto: “Siamo stati evangelizzati dagli europei adesso siamo noi ad evangelizzarvi”

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Veglia Missionaria Diocesana

SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Cinque candele colorate poste sull’altare, a simboleggiare i 5 Continenti nei quali i missionari portano la Parola di Dio. Un particolare della Veglia Missionaria Diocesana, svolta venerdì sera presso la chiesa di San Filippo Neri e organizzata nell’ambito del cammino all’interno del mese straordinario dedicato alle missioni indetto da Papa Francesco. A presiedere il rito c’era il vescovo Carlo Bresciani, accompagnato dal parroco di San Filippo, Don Gianni Croci e da Don Nicola Spinozzi: direttore dell’Ufficio Missionario diocesano. La serata di preghiera è stata impreziosita dalla testimonianza del sacerdote africano Don Benvenuto, originario del Madagascar: grande isola circondata dall’oceano indiano, al largo del Mozambico.

Nel suo intervento, il giovane religioso – attualmente in Italia (tra Grottammare e Roma) per motivi di studio – ha prima fatto una panoramica complessiva del suo paese d’origine, soffermandosi poi sugli aspetti più specifici della fede cattolica, portata in Madagascar nel Cinquecento da missionari portoghesi. Un’evangelizzazione iniziata non senza problemi ma che, col passare del tempo, ha attecchito sempre più. La prima chiesa venne eretta nel 1837. Il primo vescovo venne ordinato nel 1939.

Il Madagascar può venerare tre beati natii di quel luogo, attualmente suddiviso in 22 diocesi. «Grazie alla missione compiuta nei secoli dai religiosi arrivati nel mio paese, oggi l’80% dei malgasci – nome degli cittadini del Madagascar ndr – è cristiano, suddiviso tra protestante e cattolico». Il sacerdote ha poi sottolineato come, attualmente, nel Madagascar fervano le vocazioni: «I missionari hanno lasciato sistemi formativi che aiutano i giovani diventare preti e vocazioni. Soltanto nella mia diocesi, ora abbiamo 85 seminaristi e 53 preti, insieme ad un vivace movimento di gruppi laici di credenti, composto soprattutto da tante famiglie». Una religiosità espressa con una convinta partecipazione alla vita della comunità.

«Da noi a messa è bene arrivare non meno di venti minuti prima dell’inizio, perché si rischia di non trovare posto in chiese – ha svelato Don Benvenuto -. E le celebrazioni, almeno la domenica, non durano meno di due ore». Insomma, quasi un ritorno a valori antichi che, per effettiva evidenza, nel Vecchio Continente, ultimamente si stanno via via perdendo. «Siamo stati evangelizzati dagli europei adesso siamo noi ad evangelizzarvi» ha detto il prete d’Africa davanti ai fedeli di San Filippo Neri. Effettivamente, da paesi lontani (come Africa e Asia) giungono in Europa tantissimi giovani sacerdoti e suore, per intraprendere il loro cammino di fede e per dare nuova linfa ad un albero delle vocazioni (quello europeo) un non più florido come qualche decennio fa. «Questo scambio, secondo me, è il frutto delle opere missionarie» ha detto Don Benvenuto.

Nel suo successivo intervento, il vescovo Carlo ha ringraziato i religiosi e le religiosi che da tanto lontano, sono presenti nella nostra Diocesi: «Loro ci aiutano a vivere già qui il senso dell’opera missionaria. Queste presenze, preziose, che sono dono di Dio, ci dimostrano l’universalità della Chiesa, che va oltre ogni possibile nazionalità».

Monsignor Bresciani ha poi sottolineato quanto la Missione sia importante agli occhi del Signore: «Sta davvero a cuore a Dio, talmente tanto che Lui chi ha mandato il primo missionario: Gesù. Quindi se vogliamo davvero comprendere la Missione dobbiamo partire da Gesù». E, secondo il vescovo, il messaggio di Salvezza lanciato dal Cristo non è un esclusivo privilegio degli occidentali. Da qui le grandi opere di evangelizzazione che hanno contraddistinto i secoli scorsi, portando il Vangelo nei 5 Continenti. Ma, secondo la riflessione del vescovo, ognuno di noi, nel nostro piccolo, è un missionario se vive ascoltando e applicando la Parola di Dio a lavoro, a casa, in paese, in famiglia: «Io cristiano, io battezzato, sono in missione perché non mi nascondo, perché non mi vergogno di Gesù e del Vangelo. Perché non mi vergogno di essere cristiano e cerco di vivere di conseguenza».

La veglia si è conclusa con la preghiera per il mese straordinario missionario.

Don Benvenuto

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *