Gmg Panama: Tony Abdo (Caritas Gerusalemme), racconteremo che “abbiamo scelto di non sparare”

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Daniele Rocchi

“Ci saranno anche 35 giovani cristiani della Terra Santa alla prossima Giornata mondiale della gioventù di Panama. Ai giovani del mondo racconteranno la nostra sete di pace e di giustizia, le difficoltà nel costruirci un futuro nella nostra terra dove si vive sotto occupazione militare”.

“Ci sono generazioni di giovani che non hanno mai conosciuto un giorno di pace”.

Tony Abdo

A rivelarlo è Tony Abdo, coordinatore del settore giovani di Caritas Gerusalemme. Il Sir ha raggiunto Tony a Ain Arik, villaggio palestinese di poco meno di 2.000 abitanti, a circa 6 km a nord-ovest di Ramallah, subito dopo un incontro avuto con un rappresentante di Caritas Italiana per ideare una campagna di pellegrinaggi solidali che vedrà impegnate parrocchie palestinesi e diocesi italiane. Un progetto nel quale anche i giovani della Caritas Gerusalemme avranno un ruolo da giocare.

Gli echi del Sinodo dei vescovi sui giovani, celebratosi in Vaticano lo scorso ottobre, sono ancora vivi ma le attese “di pane e di giustizia” dei giovani palestinesi, non solo cristiani, provocate dai problemi politici e sociali, legati al conflitto israelo-palestinese, sono rimaste inalterate. Tony lo sa bene e forse è anche per questo che vuole incanalare la voglia dei giovani locali in progetti e iniziative di ampio respiro. Da queste parti, si sa, la religiosità coincide con l’identità e l’appartenenza religiosa è un modo per esprimerla. Ain Arik è un villaggio per due terzi musulmano e la convivenza religiosa è un banco di prova importante per le due comunità, unite dalla sofferenza per l’occupazione militare.

Ma c’è una questione tutta interna – “ecclesiale” – che Tony non nasconde:“Vogliamo riscoprire la nostra identità di cristiani che vivono in Terra Santa e, soprattutto, acquisire la consapevolezza di essere pietre vive della Chiesa di Gerusalemme che è la Chiesa madre”.

“Rinsaldare l’orgoglio di essere figli dei primi cristiani” non basta più, serve passare ad una fede che è “esperienza da mettere in pratica. Vorremmo sentirci sempre più protagonisti nella nostra Chiesa, avere più spazio di partecipazione e collaborazione”.

La realtà dei giovani cristiani di Terra Santa è fatta di conflitto e di muri.“Siamo stanchi di questa guerra, cerchiamo e vogliamo pace – sottolinea Abdo -. Ma prima della pace viene la giustizia, l’unica cosa che ci rende tutti uguali. Siamo nati all’interno di un conflitto e dobbiamo scegliere se diventarne parte o se agire per allontanarlo”. Tony e i suoi giovani hanno le idee chiare: “Svolgere un ruolo attivo in una Palestina indipendente e democratica, incoraggiare i giovani a diventare leader della loro comunità, guidati da spirito di giustizia sociale e tolleranza.

Abbiamo scelto di non sparare

ma di combattere il conflitto con le armi non violente della cultura, dell’istruzione, dell’amicizia, del divertimento, dello sport. Ci sono giovani che confidano in coloro che ci governano e credono che debbano avere maggior potere per fronteggiare Israele e il suo alleato americano e difendere la propria terra. Noi cerchiamo la nostra libertà lavorando per il dialogo, la comprensione e la conoscenza dell’altra parte. Anche così possiamo aiutare il nostro Paese sotto occupazione”.

Tony sa di avere nella Chiesa un prezioso alleato: “La ringraziamo per l’aiuto che ci dona. Ma non vogliamo solo aiuti materiali. Abbiamo bisogno di supporto per esprimere la nostra opinione, per far conoscere la storia della Palestina, per mostrare cosa accade qui e come stiamo perdendo la nostra terra, le nostre famiglie e la pace. Desideriamo sostegno per costruirci un futuro con le nostre mani, in modo da poter restare nella nostra patria senza emigrare”. “Ai coetanei sparsi nel mondo – conclude Tony – diciamo di restare uniti alla Chiesa, di sostenerla con la preghiera e con attività a favore dei poveri, degli ultimi e delle persone rifiutate dalla società. Apparteniamo tutti alla stessa famiglia e nessuno deve essere abbandonato e lasciato in balia dei conflitti”.

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