Monache Clarisse: C’è una fame “più grande”, fame di amare e essere amati

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati».

Gesù è sempre più circondato dalla folla, soprattutto dopo il miracolo dei cinque pani e due pesci condivisi con circa cinquemila persone.

Egli sembra rimproverare tutta questa gente, attirata a Lui, forse, solo dal semplice fatto di essere stata sfamata, di aver visto risolvere un suo problema, di aver visto appagare, senza fatica, un suo bisogno.

E’ lo stesso atteggiamento che caratterizza il popolo di Israele che, leggiamo nella prima lettura tratta dal libro dell’Esodo, mormora contro Mosè ed Aronne. Siamo nel deserto e, da poco, il popolo è stato liberato dalla schiavitù in Egitto: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». Dio compie il miracolo della manna e delle quaglie, un miracolo che si ripeterà per quarant’anni, e che consentirà al popolo di sfamarsi, senza alcun problema, fino all’arrivo nella terra promessa. Un cibo continuamente donato che non eviterà, però, la ricorrente ribellione di Israele contro il suo Dio.

Israele non ha compreso che il vero nutrimento è proprio quel Dio che lo sta custodendo nel cammino, che lo ha liberato da una situazione di oppressione e lo sta accompagnando a gustare la vera libertà.

Così come la folla non ha compreso che, il vero miracolo, non è stato quello di cinquemila pance riempite e saziate ma quello della condivisione, del dono, della comunione, esperienze che hanno generato, poi, tutto il resto.

«Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà». Il Signore ci dice: “cerca ciò che veramente può saziare il tuo cuore, può dare corpo e sostanza all’anelito infinito di felicità che è dentro di te, ciò che può saziare il tuo desiderio e non solo il tuo bisogno immediato.

«Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”», ovvero “che cosa dobbiamo fare per avere questo “pane che sfama per l’eternità?

Non è questione di fare, compiere, realizzare…è questione di credere, aderire, scegliere.

«Gesù rispose loro: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”». Fidarsi, affidarsi a colui che ci dice «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

C’è una fame “più grande”, fame di amare e essere amati, fame di felicità e di pace per noi e per gli altri, fame di Vita più intensa, eterna.

Una fame che non può essere appagata se non, e ognuno secondo la propria strada e la propria chiamata, aderendo corpo, anima, cuore e mente a Cristo, alla sua Parola, se non credendo al suo desiderio grande di ”vederci” colmati di ogni bene, di ogni benedizione, di vederci seguire i passi della Vita vera e bella. Questo, ci dice San Paolo, è «l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità».

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