FOTO Mons. Gestori: “Gesù sulla croce ci ha lasciato tre doni importanti: il perdono, Sua Madre e il paradiso”

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ACQUAVIVA PICENA – La comunità parrocchiale di Acquaviva Picena ha partecipato numerosa ai vari appuntamenti in programma durante la Settimana Santa, per poter pregare insieme in memoria degli ultimi giorni di Gesù sulla Terra prima di essere crocifisso. Le Confraternite, i vari gruppi parrocchiali e anche i singoli fedeli si sono alternati nell’Adorazione del Santissimo Sacramento nel pio esercizio delle Quarantore, poi si è proseguito giovedì santo con la Messa in Coena Domini, durante la quale il parroco don Alfredo ha compiuto, sull’esempio di Gesù, il gesto della Lavanda dei piedi ai giovani cresimandi di Acquaviva. Il coro parrocchiale ha animato la liturgia con i canti mentre i bambini che si apprestano a ricevere il Sacramento della Prima Comunione il prossimo maggio, hanno prestato servizio all’altare.

La Messa delle 18:30 è stata presieduta da don Alfredo e concelebrata da padre Claudio e padre Giuliano con l’assistenza del diacono permanente Giovanni e alcuni Ministri della Comunione.

Giovanni nell’omelia ha detto: “Nelle Sacre Scritture due volte si parla della cena, una volta nell’Esodo dove viene istituito il Popolo d’Israele e l’altra è l’Ultima Cena di Gesù con i Dodici dove viene istituito il Sacerdozio e l’Eucarestia. Quella sera la Chiesa cominciò il suo cammino nella storia dell’umanità intera. Chissà cosa avranno pensato in quel momento gli Apostoli quando Gesù si alzò per lavare loro i piedi, quando si è umiliato così tanto. Quando hanno visto tutto quell’Amore riversato su di loro.

Il messaggio di Gesù è sconvolgente, è disarmante e bellissimo. Gesù ci invita a seguirlo, a fare come ha fatto Lui, ma non solo ai nostri amici, a quelli che sono “puliti”, a quelli che accettano di lasciarsi pulire. Il Suo grande gesto d’Amore lo dobbiamo compiere soprattutto a quelli che sono ai margini, agli esclusi, a quelli “sporchi”, a coloro che rifiutano di farsi lavare. L’Amore che ci viene insegnato da Gesù non è comodo, ma è impegnativo, è un Amore che salva, è un Amore rivolto a tutti. L’Amore di Gesù è gratuito, è il donarsi senza avere nulla in cambio, è un Amore che scandalizza il mondo perché non prevede nessun interesse, è il completo donarsi fino al sacrificio della propria vita”.

Venerdì santo alle ore 15:00 in chiesa si è celebrata la Liturgia della Passione, il vescovo Sua Eccellenza Monsignor Gervasio Gestori ha ricordato ai fedeli presenti: “Gesù sulla croce in punto di morte ha continuato a pensare a tutti noi, ci ha lasciato tre doni importanti: il perdono, Sua Madre e il paradiso”. Alle ore 21:00 invece come da tradizione ad Acquaviva è prevista la processione con la bara ottocentesca del Cristo Morto. La comunità acquavivana è fortemente legata a questo pio esercizio devozionale. Don Guido Coccia ha gentilmente accettato l’invito di don Alfredo ad animare con la preghiera il cammino dei fedeli nel centro storico del paese insieme al Cristo Morto.

Don Guido nelle sue meditazioni si è soffermato soprattutto sul mondo giovanile: “I giovani vogliono scoprire Gesù, per loro le novità sono importanti, le accettano con coraggio. Sono sempre alla ricerca di qualcosa e chissà che non siano proprio alla ricerca di Cristo, l’unica fonte della felicità vera. Questa processione del Cristo Morto ci fa pensare al sacrificio, alla croce, ma c’è un altro messaggio che ci viene comunicato dalla crocifissione di Gesù e cioè che l’Amore è stato più grande, l’Amore arrivato fino al dono della vita ha vinto per sempre la morte. L’Amore di Gesù è stato più forte della cattiveria del diavolo. I giovani ricercano continuamente la Verità e la felicità, ma spesso vengono illusi, perdono la Speranza seguendo vie sbagliate. Aiutiamoli a scoprire Gesù e il Suo grande regalo per l’umanità, il dolore della croce è diventato la nostra salvezza e la nostra serenità. I giovani che invece hanno scoperto l’Amore di Gesù devono, come dice papa Francesco, fare chiasso, farsi sentire dal mondo intero e proclamare la lieta novella”.

 

Patrizia Neroni.

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