Comunicazione: mons. Viganò (SpC), “siamo mandati ad annunciare il Vangelo al popolo della Rete”

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Essere missionari nel mondo digitale per far incontrare il “popolo della Rete” con Gesù Cristo. È l’invito di mons. Dario Edoardo Viganò all’apertura del IV Seminario dei comunicatori della Chiesa in Cile. L’evento, promosso dalla Conferenza episcopale cilena e dalla Pontificia Università Cattolica del Cile, riunisce 450 comunicatori cattolici e non che, per due giorni nell’ateneo pontificio di Santiago del Cile, si confronteranno sul tema “Comunicare per costruire una cultura dell’incontro”. “Non possiamo pensare di rimanere solo spettatori di una rivoluzione che cambia la mente, il cuore, la vita delle persone, senza domandarci come entrare in contatto con il popolo della Rete” al quale “siamo mandati per annunciare il Vangelo e testimoniare la fede nel Signore Risorto”, ha sottolineato il prefetto della Segreteria per la Comunicazione, per il quale, a soli 25 anni dall’irrompere del World Wide Web, la Rete ha cambiato le nostre società “e non possiamo illuderci che non modifichi la Chiesa, il nostro modo di pensare e di vivere nella comunità cristiana”. Ha poi ricordato che Papa Francesco ha messo in guardia dal “rischio reale che noi non riusciamo più a essere testimoni di Cristo nel mondo digitale”. Ma se vogliamo essere “missionari” in questo mondo, “è necessario che ne conosciamo le culture e i linguaggi, compresi i linguaggi, i simboli, la grammatica dei media digitali, in rapida e costante evoluzione”. Il Papa, ha proseguito, “ci invita a riflettere seriamente sulla necessità di diventare pastori digitali”, “internet non basta, la tecnologia non è sufficiente” e tuttavia è “indispensabile” che la Chiesa sia presente nella Rete, “sempre con stile evangelico”. Per questo, ha ripreso il capo dicastero vaticano, “è necessario che ci mettiamo in ascolto, così da intercettare le modalità attraverso le quali è possibile giungere al cuore del Popolo di Dio, per seminarvi la Parola e proclamare il messaggio della misericordia del Padre”.

“Dobbiamo costruire nuove chiese e nuove cattedrali”, “costruirle in rete”. “Non significa che mandiamo in disuso le nostre chiese parrocchiali e le cattedrali secolari, ma è necessario avvertire la sollecitudine di andare là dove le persone si incontrano”. Certo, ha rilevato, non si deve pensare che “si possano risolvere i problemi pastorali della Chiesa con semplici strategie di comunicazione”. Ciò che è importante, ha aggiunto, “è maturare la convinzione che il mondo digitale è una realtà, verso la quale abbiamo delle responsabilità attinenti alla nostra missione di annunciatori del Vangelo”. Né ha mancato di rammentare che nel documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi sui giovani, si richiede un’attenzione particolare proprio per i nuovi media. In particolare ha esortato ad essere sulla rete “esploratori e non nomadi”. “Il nostro compito – è stata la sua riflessione – è quello di educare a diventare cercatori”: “l’esploratore” infatti “ha una propria identità” mentre il nomade “può essere indotto a guardare più a se stesso”.
Papa Francesco, ha concluso, “sembra suggerirci l’idea che il valore della comunicazione è costruito sulla attendibilità e sulla credibilità”. Dunque, “se vogliamo essere testimoni, non possiamo venir meno all’impegno di essere affidabili e credibili”. Questo binomio, ha detto, deve diventare come il “logo della nuova missione che ci attende”. Parlando poi della riforma dei media vaticani, mons. Viganò ha affermato che “la professionalità e la passione dei giornalisti che lavorano al progetto del nuovo sistema comunicativo della Santa Sede rendono possibile un processo assai complesso e difficile”. Come sempre, ha poi precisato il prefetto della Segreteria per la Comunicazione, “i processi avviati da Papa Francesco di riforma della Curia non sono processi contro la Curia ma un ripensare a come sempre meglio servire con puntuale e sollecita competenza la Chiesa universale”.

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