Monache Clarisse: Giovanni Battista si fida di una Parola che gli permette di “vedere, contemplare e testimoniare”

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BattistaDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di questa domenica.

Per ben due volte, nel Vangelo di questa domenica, Giovanni Battista, parlando di Gesù dice: «Io non lo conoscevo…».

Giovanni non intraprende la sua missione perché “consapevole” in tutto e per tutto di quanto dovesse annunciare o preparare. Giovanni non ha studiato trent’anni della sua vita per essere idoneo a presentare, nei minimi particolari, il Messia che viene. Non è teologicamente, spiritualmente, accademicamente pronto e perfetto…

Il più grande tra i profeti afferma di non aver capito fino in fondo la portata immensa della venuta del Signore. Cosa vuol dire per noi? Che possiamo essere discepoli da anni, aver pregato e conosciuto, meditato e studiato, percorso i sentieri dei pellegrini o servito fino allo sfinimento e nei più svariati modi…senza conoscere ancora la pienezza di Dio!

«Io non lo conoscevo ma…»! Giovanni non conosce tutto «ma» si fida ciecamente di una Parola, accoglie da questa Parola l’invito a preparare una strada, ad aprire il suo cuore e i cuori di tutti: «Sono venuto a battezzare nell’acqua perché egli fosse manifestato a Israele».

Tutto nasce dall’obbedienza di Giovanni a Colui che l’ha inviato, dono a cui il Battista si è aperto e reso disponibile.

E proprio in questa sua obbedienza, in questo suo affidarsi e fidarsi, Dio interviene per rivelargli il volto di Colui che stava annunciando: «Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo».
Accogliere e fidarsi di una Parola gli permette di “vedere, contemplare e testimoniare” l’intervento del Signore nella sua vita e nella vita di tutto il popolo.

L’ascolto della Parola ha reso vigile il suo sguardo che ha saputo vedere lo Spirito posarsi su Gesù.
Così come è accaduto a Paolo «chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio», così come invoca il salmista, «Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà».

Ascolto, discernimento, testimonianza…non possiamo “aspettare” di conoscere pienamente il Signore, non possiamo trasformare la volontà del Signore nel frutto di un ragionamento personale, non possiamo pretendere di capire a tavolino e nei dettagli quanto ci sta chiedendo…e poi iniziare a camminare! «Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio questo io desidero»:

è a partire da questo desiderio, che si traduce nell’affidamento quotidiano ad una Parola che ci viene incontro, che possiamo riconoscere i passi di Dio nella nostra vita! E come Giovanni gridare: «E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

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