Accadde nel 1962

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Di Alberto Campaleoni

La scuola italiana sta affrontando l’ennesimo momento di passaggio e ancora una volta, con il cambio realizzatosi al ministero dell’Istruzione, ecco che molti commentatori rilevano come la strada riformatrice intrapresa dal governo Renzi, con la Buona scuola, sia già se non accantonata quanto meno modificata. Non è strano, vista la storia del nostro sistema scolastico e forse non è nemmeno un male: i cambi e le modifiche, se si intravede che un percorso incontra difficoltà, sono spesso auspicabili. E la Buona scuola di critiche ne ha raccolte parecchie. Non solo per quanto riguarda la complessa gestione del meccanismo scolastico.
In questo contesto, e visto che siamo tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo, viene da ricordare proprio una riforma scolastica varata un 31 dicembre di tanti anni fa: 54 per la precisione. Era infatti il 31 dicembre 1962 quando il Parlamento diede il via libera definitivo a una legge che qualcuno ha definito come la più importante riforma scolastica del Dopoguerra. Pubblicata in Gazzetta ufficiale a fine gennaio 1963, la legge trovò applicazione dall’ottobre di quell’anno, quando si avviò in concreto la scuola media unica per tutti. Una scuola che – recitava l’articolo 1 della legge 1859 – “concorre a promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla Costituzione e favorisce l’orientamento dei giovani ai fini della scelta dell’attività successiva”.
Gli storici sottolineano il momento di svolta decisivo realizzato con la legge della Media unica, in un’Italia che stava cambiando rapidamente pelle dopo la seconda guerra mondiale e dove il dibattito sull’educazione era particolarmente ricco. Si affermava più che mai la necessità di realizzare una scolarizzazione di massa e di permettere a tutti, non solo alle classi dirigenti, percorsi qualificati e virtuosi. La nuova Media unificava in un unico ambito le possibilità presenti dopo il ciclo primario che obbligava, tra l’altro, gli studenti anche a una scelta di vita troppo precoce dal momento che prima della nuova legge per la fascia di età compresa fra gli 11 e i 14 anni era prevista la scelta fra una Media triennale, istituita dalla riforma Bottai nel 1940 (vi si accedeva con un esame impegnativo e permetteva poi di proseguire gli studi superiori) o altre specializzazioni professionalizzanti, finalizzate al mondo del lavoro.
La Media unica fu un grande successo e un punto di forza per l’intera scuola italiana che andò a caratterizzarsi come istituzione a forte valenza formativa e orientativa, come poi fu raccolto pienamente nei programmi del 1979. Naturalmente oggi la situazione è molto mutata e da tempo, ad esempio, si indica nel segmento della scuola secondaria di primo grado piuttosto l’anello debole del sistema scolastico, anche se non si è ancora riusciti a cambiare l’articolazione complessiva. Ci provò, ad esempio, il ministro Berlinguer, ma senza risultato.
Detto questo, il ricordo della legge del 1962, oltre a ripresentare il tema della scuola media, sollecita un’altra questione sempre attuale: la necessità di ampia e condivisa discussione parlamentare (e non solo) per le riforme scolastiche. Nel 1962 il dibattito fu intenso, fuori e dentro le aule parlamentari come nel mondo degli insegnanti e fu anche ricercata la più ampia convergenza possibile. C’è chi dice che dalla storia si può imparare.

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