Siria: la caduta di Aleppo “potrebbe non riportare la pace nel Paese”

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Dopo mesi di micidiali bombardamenti e dopo aver vissuto un difficile assedio, “pare che Aleppo est sia stata interamente riconquistata dai ‘governativi’”. Il 13 dicembre è stato siglato un “cessate il fuoco”, con l’interessata mediazione della Turchia, tra le forze armate siriane e russe e i ribelli, asserragliati nell’ultimo fazzoletto di terra in loro possesso ad Aleppo. Tuttavia, secondo padre Giovanni Sale, scrittore de “La Civiltà Cattolica”, non è detto che questo riporterà la pace in Siria. Nell’ultimo quaderno della rivista dei gesuiti, p. Sale ripercorre il lungo “martirio” di Aleppo tra bombardamenti, massacri di civili e macerie; alleanze, piani di pace e tregue violate; richiama la “cecenizzazione” del conflitto con l’intervento della Russia e ricorda i ripetuti accorati appelli di Papa Francesc. Per il gesuita, la sconfitta dei ribelli “spingerà i Paesi sunniti, Arabia saudita in testa, ad aumentare gli aiuti militari e finanziari ai sunniti della Siria, al fine di costituire un fronte comune anti-sciita (cioè antigovernativo), a cui si unirebbero i jihadisti dello Stato islamico, che ovunque stanno perdendo posizioni, e altri nemici della dinastia degli Assad”. La caduta di Aleppo, insomma, e la sconfitta militare dei ribelli, secondo l’autore dell’articolo che cita l’opinionista francese Bernard Guetta, “non metterebbero fine al conflitto, perché ‘gli alauiti’ (ossia la minoranza sciita) non avrebbero fatto altro che vincere una battaglia a cui ne seguirebbero molte altre”.

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