30 anni diocesi, Pietro Pompei: “fatte le opere murarie, occorreva portarvi i cristiani”

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IMG_6045DIOCESI – “Mi sia permesso, prima di iniziare questa amichevole conversazione, porgere un deferente, cordialissimo e filiale saluto ai nostri Vescovi e dire loro la gioia che questa sera proviamo nell’averli  insieme con noi per ripercorrere questo trentennale tratto di storia.” Con queste parole il direttore del giornale diocesano l’Ancora ha introdotto il suo intervento durante l’incontro di martedì 27 settembre presso la sala consiliare di San Benedetto del Tronto.

Il prof. Pompei ha poi affermato: “Il primo pensiero va alle ripetute visite del cardinale Sebastiano Baggio, ospite dell’indimenticabile curato Mons. Francesco Traini, che nel riordino delle diocesi del 30 settembre 1986 stabilì, su ordine di sua Santità San Giovanni Paolo II, la definitiva nomenclatura della nostra diocesi in San Benedetto del Tronto- Ripatransone-Montalto, legando una storia centenaria, resa spesso importante da personaggi illustri, con un’attualità emigratoria che nel fervore della ricostruzione post-bellica, aveva arricchito, in brevissimo tempo, la nostra città di numerosissime famiglie, più che raddoppiando gli abitanti. Ai tanti problemi che questo esodo ha determinato, spesso affrontati  in fretta e poca lungimiranza, si determinò quello del servizio religioso, risolto con determinazione e realismo dal vescovo mons. Vincenzo Radicioni che, nel suo lungo servizio pastorale, dotò la nostra città di numerose nuove parrocchie. Giustamente è stato scritto: “Dal 1952 al 1983 le due diocesi sono state un cantiere…”.

E qui, ripercorrendo la storia patria, viene spontaneo aggiungere, “fatte le opere murarie, occorreva portarvi i cristiani”, compito che attendeva il successore nella persona di mons. Giuseppe Chiaretti, consacrato vescovo nel duomo di Spoleto dal cardinale Baggio il 15 maggio 1983, fece il suo ingresso in diocesi il 3 luglio successivo. A mons. Chiaretti il compito, dopo appena due anni, di dar seguito al decreto “Instantibus  votis” del 30 settembre 1986 con cui la Congregazione dei Vescovi stabiliva la piena unione delle due diocesi. Fu necessario dotare la nuova città vescovile di tutte le strutture diocesane

A questo punto il pensiero ripercorre la strada fatta insieme e questo vale per tutti e tre i nostri Vescovi. E trent’anni sono tanti! Infatti fare la strada insieme significa costruire la propria storia in un confronto costante, aggiungendo, per noi cristiani, la guida della Divina Provvidenza. In queste particolari ricorrenze,  poi, il sentimento privilegia la facile retorica e l’inevitabile commozione. Nel rivolgere un filiale «GRAZIE» a tutti e tre, vorrei solo evidenziare l’attenzione maggiore su alcuni singolari aspetti del Vostro operare. Con mons. Chiaretti mi vorrei soffermare sulla splendida pubblicazione di valore storico: “il movimento cattolico a San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, tra Ottocento e Novecento, appunti per una ricerca” e riportare subito un giudizio dell’editore: “Ringrazio mons.Giuseppe Chiaretti per quel servizio pastorale permeato di «memoria storica»; per quell’accostarsi pieno di attenzione e rispetto al territorio e alle persone”. Partecipando ad un convegno su “il Movimento cattolico marchigiano…” nell’ottobre del 1984, il Vescovo scoprì “la mancanza assoluta di pubblicazioni sull’argomento…”. Con questa precisazione un nuovo «terremoto culturale » si abbatteva sulla città che qualche anno prima era stata descritta dal giornalista Pietro Calabrese  del “Messaggero” un «deserto culturale”. Potrei aggiungere tante realizzazioni di quegli anni quali il Biancazzurro definito “il tempio della carità”, il dipinto della cattedrale, l’ottavo Congresso Eucaristico Diocesano, ho voluto soffermarmi su quell’episodio tanto fu il risveglio, specie tra i giovani che all’indignazione seguì una ricerca alacre e puntigliosa. Personaggi illustri da tempo ignorati ripresero il loro giusto posto. Tornammo allo studio delle “Encicliche sociali” e tentammo di organizzare una “Scuola di dottrina sociale della chiesa”. che sfociò nei “Dialoghi con la città”, cui furono invitati illustri maestri.

Alla ripresa dell’anno pastorale 1995 si incominciò a vociferare del possibile trasferimento del nostro vescovo alla sede arcivescovile metropolitana di Perugia- Città della Pieve e così avvenne con nomina del 9 dicembre e presa di possesso 28 gennaio 1996. Il 21 giugno dello stesso anno sapemmo il nome del nuovo vescovo nella persona di Mons.Gervasio Gestori.

Consacrato vescovo  nel duomo di Milano dal card.Carlo Maria Martini  il 7 settembre 1996, mons.Gestori  prendeva possesso della diocesi il 22 settembre. Nei diciassette anni della sua permanenza la nostra Diocesi è cresciuta sul piano della carità con istituzioni di particolare attenzione verso il povero, gli emarginati, gli immigrati,lo straniero. Sono cresciuti i luoghi di accoglienza e di ascolto anche per chi ha bisogno di un conforto spirituale. Una particolare attenzione, mons.Gestori, ha rivolto ai giovani,talvolta con simpatiche lettere,  consapevole delle difficoltà che essi incontrano in un mondo pieno di miti trasgressivi. Non ha dimenticato le famiglie così insidiate da una propaganda che deride i valori. Lo abbiamo spesso trovato partecipe dei grandi dolori conseguenza delle, purtroppo, frequenti disgrazie specie in mare. Ha avuto il coraggio  di sottoporre all’esame del carbonio 10, nel 17° centenario della morte, le ossa del martire Benedetto presso l’università di Lecce. Elencare i tanti segni del Giubileo 2000, l’ampliamento del Centro Caritas, l’acquisizione del palazzo pastorale e del manufatto di S.Francesco di Paola, si rischia di non essere completi. Vorrei soffermarmi sul “cammino sinodale” desiderato ardentemente dal Vescovo Gervasio, perché doveva essere un richiamo all’unità così ben espressa nel motto: “Lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo”. Il Sinodo è durato quattro anni. “Celebrare un Sinodo, si legge nell’Introduzione degli «Atti» del 2012, è per una Chiesa locale una grande opportunità per riscoprire la propria identità e per individuare e valorizzare i carismi  in essa presenti. Ma è soprattutto un’occasione propizia per crescere nella comunione, dimensione oggi affatto scontata, eppure così urgente per la vita stessa della Comunità ecclesiale”. L’ultimo anno, specie negli incontri serali in Cattedrale, fu veramente propizio.

Sulla scia del Sinodo sono stati i primi “piani pastorali” di mons.Carlo Bresciani, l’attuale Vescovo che è stato consacrato nel Duomo di Brescia l’11 gennaio 2014 e che ha fatto il suo ingresso in diocesi il 19 gennaio dello stesso anno. Il nuovo Vescovo ha gestito con grande impegno «l’Anno Santo della Misericordia» voluto da papa Francesco, facendo istoriare dallo scultore Paolo Annibali, le porte laterali della Basilica-Cattedrale, rendendo così più solenne il passaggio della Porta Santa”.

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