L’allarme dei piedratri sul cambio di sesso dei bambini

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BambiniZenit di Salvatore Cernuzio

Record in Australia. Un bambino di appena quattro anni ha cominciato un programma per cambiare sesso. Come riferisce il Daily Telegraph, il Dipartimento di Educazione australiano non ha voluto fornire informazioni né sul nome né sull’identità sessuale biologica del piccolo. Non è chiaro in cosa consisterà tale “transizione di genere”, che dovrebbe completarsi all’inizio del 2017.

Questa vicenda – si apprende sempre dal quotidiano britannico – è figlia dell’iniziativa del Governo australiano Scuole Sicure, che ha come obiettivo il contrasto al “bullismo e alla discriminazione della comunità lgbt nel contesto scolastico”.

Quello di cambiare il sesso a un bambino nato appena quattro anni fa è, tuttavia, un modo alquanto stravagante di perseguire l’obiettivo di cui sopra. Come già accaduto in Gran Bretagna, dove il Sistema Sanitario Nazionale si sta svenando per somministrare farmaci che bloccano la pubertà a bimbi con “disforia di genere”, gli psicologi lanciano il loro grido d’allarme.

Ad esempio la dott.ssa Rose Cantali, dell’Università di Sidney, ha rilevato che quattro anni è un’età troppo giovane per trarre conclusioni definitive sui presunti disagi dell’identità sessuale. Le ha fatto eco Catherine McGregor, non un “bieco reazionario” ma un noto trans australiano, che è dell’avviso che ci sarebbe bisogno di “cautela” quando si tratta di prendere “decisioni irreversibili” sul corpo dei bambini.

Il dibattito su questo tema tra medici è serrato negli Stati Uniti. Un mese fa l’Associazione dei Pediatri Americani ha pubblicato un voluminoso documento a proposito dei bambini che sperimentano un’incongruenza tra la propria identità sessuale biologica e quella da loro stessi percepita. È il tema della cosiddetta “disforia di genere”.

Il documento in questione intende smentire la letteratura medica corrente che è volta verso una “normalizzazione” del transgenderismo. Di qui la ferma critica nei confronti di quei programmi che prevedono l’utilizzo di farmaci tesi a bloccare la pubertà. Secondo gli autori del documento – la cui prima firmataria è la dott.ssa Michelle Cretella, presidente dell’Associazione – assecondare questa disordinata tendenza contro natura, non solo è un esercizio che non ha basi scientifiche, ma viola l’antico principio di cura: “primo non nuocere”.

Si evidenzia infatti che la “disforia di genere”, nella maggior parte dei pazienti (tra l’80% e il 95%), si risolve naturalmente nella tarda adolescenza. Secondo i pediatri, “ogni indicazione da parte delle istituzioni pubbliche volta a forzare l’accettazione della disforia di genere, come variante normale dello sviluppo del bambino, con le conseguenti cure sociali, terapie ormonali tossiche e rimozione chirurgica di parti ‘sane’ del corpo dei bambini, è sbagliata e pericolosa”.

Inoltre – si legge ancora – “eseguire, in maniera irreversibile, sui minori, troppo giovani per dare un valido consenso, procedure che cambiano per sempre la loro vita”, comporta anche una grave violazione dei loro diritti.

I pediatri chiedono quindi la cessazione di questi interventi e la fine del gender nelle scuole, giacché “la sanità, i programmi scolastici e la legislazione devono rimanere ancorati alla realtà fisica”. Pertanto “la ricerca scientifica dovrebbe concentrarsi su una migliore comprensione delle basi psicologiche di questo disturbo”. La via indicata è quella dell’approccio psicologico a questo problema, anziché farmacologico e chirurgico.

Il documento non lesina infine una denuncia: i medici che sostengono il “punto di vista politicamente scorretto” su questi temi possono subire “gravi conseguenze” a livello lavorativo. Si cita a tal proposito la vicenda del dott. Kenneth Zucker, da 30 anni direttore della Child Youth and Family Gender Identity Clinic presso il Centro di dipendenze e salute mentale di Toronto, in Canada.

Cara è costata a Zucker l’affermazione secondo cui i bambini affetti da “disforia di genere” siano meglio assistiti “aiutandoli ad allineare la loro identità di genere con il proprio sesso anatomico”. Sebbene sia stato in passato anche un sostenitore delle istanze lgbt e sia riconosciuto come un’autorità in materia di identità di genere dei bambini, Zucker è stato rimosso dal suo incarico.

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