Monache Clarisse: pregare non è sfregare la lampada magica

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pregareDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 24 luglio.

Che cos’è la preghiera? Dice il Vangelo: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto».

Pregare è chiedere, cercare, bussare…di conseguenza, ricevere, trovare, essere accolti.

Non si tratta di una magia, di un Dio che istantaneamente è pronto ad esaudire ogni nostro desiderio, uno sfregare la lampada magica e trovare quel “Dio genio” pronto a qualunque servizio nei nostri riguardi.

C’è un Dio che chiede di esserci padre e amico, a cui rivolgerci come padre e amico, anche con insistenza e senza stancarci, un Dio che non vuole gestire la nostra relazione con Lui ma che ci vuole, con Lui, artefici e  costruttori di questo rapporto.

Una intimità che ritroviamo nel colloquio tra Dio e Abramo a riguardo della eventuale distruzione delle città di Sodoma e Gomorra. Nei versetti immediatamente precedenti quelli del brano, tratto dal libro della Genesi, che ci viene proposto come prima lettura, Dio si interroga e dichiara apertamente il suo desiderio di non nascondere nulla ad Abramo circa i suoi progetti sull’uomo: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?».

Su questo desiderio di Dio, Abramo “osa” e insiste con il Signore perché “alzi gli occhi”: non per salvare i giusti presenti nelle due città ma perché “accetti” che quel bene, quel seme di giustizia anche piccolissimo presente tra quelle mura, possa redimere e salvare la molteplicità di male e di peccato.

Abramo chiede, cerca, bussa con insistenza. Egli è il giusto, colui che, come canta il salmo, loda il Signore con tutto il cuore, si prostra a Lui, riconosce la sua misericordia, la sua fedeltà, crede ad un Dio che ridona vita, che stende la mano a salvare…ne ha fatto esperienza e chiede che questa esperienza di vita possa essere condivisa e possa essere fonte di vita e di bene per gli altri.

Questa è preghiera…e a questa preghiera Dio risponde: «…quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono». E’ quello Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale possiamo gridare “Abbà! Padre!”.

E’ quel grido che permette a Dio di farci dono della capacità di discernere, della capacità di “alzare gli occhi” sulla nostra vita e sulla vita di chi ci è accanto.

E’ quanto preghiamo con la preghiera che Gesù stesso ci insegna: non solo parole ma la concretezza di un uomo che si “interessa” alla causa di Dio – «Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno» -, e di un Dio che si interessa alla causa dell’uomo – «dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, perdona a noi i nostri peccati, non abbandonarci alla tentazione» -.

Ognuno è per l’altro: ognuno in cammino attraverso l’esperienza dell’altro.

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