Rubrica Opere di Misericordia, Don Gian Luca Rosati: “Dare da mangiare agli affamati”

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poveriDi Don Gian Luca Rosati

Leggi il primo articolo:
Don Gian Luca Rosati inaugura una nuova rubrica sulle opere di Misericordia

Racconta l’evangelista Marco:

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; 36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». 37Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. 42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. (Mc 6,30-44)

Hanno bisogno di stare un po’ con Gesù i discepoli, di ritorno dalla prima missione. Ha bisogno di un pastore la folla che cerca Gesù perché ha sperimentato il suo amore.
Abbiamo bisogno di tutte e due le cose noi cristiani, chiamati a essere testimoni di Gesù e a seguirlo tenendo fisso lo sguardo su di Lui, come pecore che camminano dietro il pastore.

«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (6,31), è l’invito che Gesù rivolge a chi gli sta più vicino. Sono quelli che hanno lasciato tutto e lo hanno seguito; sono quelli che stanno iniziando a vivere come Lui. Da quando stanno con Lui (Mc 3,20), anche loro non hanno tempo di mangiare (6,31); da quando stanno con Lui (Mc 1,35), anche loro sentono il bisogno di cercare ristoro dopo la fatica, ritirandosi in un luogo deserto (6,31).

I discepoli seguono il maestro in un luogo deserto, ma questa loro decisione non li chiude all’ascolto di chi, inatteso, si presenta con le sue domande, con la sua vita da mettere sotto lo sguardo del maestro. La folla ha intuito in Gesù qualcosa di diverso da tutti gli altri: Egli guarda con amore. La folla ha, finalmente, trovato chi si prende a cuore le sue necessità, chi è disposto a dare la vita per il bene dell’altro.

Quello che accade dopo è un vero e proprio miracolo: la misericordia rende fecondi, fa fruttare quel poco che siamo a tal punto che il risultato è qualcosa di sovrabbondante. Capita ogni volta che non consideriamo la presenza dell’altro come un problema o come un elemento di disturbo, ma come un tesoro che ci viene affidato da Dio perché ce ne prendiamo cura, perché insieme impariamo ad affidarci alla divina provvidenza.

È Gesù a educare gli apostoli e noi attraverso l’esperienza quotidiana; Egli ci mostra il suo stile perché, come giovani apprendisti nella bottega di un esperto artigiano, possiamo guardarlo e “rubargli il mestiere”. Gesù non è geloso del suo talento, del suo cuore; Egli lo mette volentieri nelle nostre mani perché anche noi possiamo fare come Lui.

Gesù ci manda in missione col suo stesso sguardo, col suo stesso cuore: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5), raccomanda San Paolo.

Possiamo davvero guardare la gente con gli stessi occhi di Gesù, col suo stesso cuore!
Allora vedremo quello che Egli vede: «pecore che non hanno pastore».
Allora sapremo avere compassione.

La situazione della folla è grave: se il pastore è quello che conosce le pecore e si prende cura di loro (salmo 22), essere pecore senza pastore espone a ogni genere di pericolo, a uno stato di continuo bisogno, a una vita insicura. Gesù ha compassione della folla, come all’inizio del brano aveva avuto compassione dei suoi discepoli, comprendendo bene ciò di cui avevano bisogno.

Gesù è la risposta alla preghiera di Mosè contenuta in Nm 27,16-17: «Il Signore, il Dio della vita di ogni essere vivente, metta a capo di questa comunità un uomo che li preceda nell’uscire e nel tornare, li faccia uscire e li faccia tornare, perché la comunità del Signore non sia un gregge senza pastore». Gesù è il pastore che dà la vita per le sue pecore (Gv 10,11). È il compimento della promessa contenuta in Ez 34,10-16, nella quale Dio stesso si fa pastore del suo popolo: «Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia» (Ez 34,15-16).

La prima azione che Gesù compie per la grande folla è «insegnare loro molte cose» (v. 34). Le pecore hanno bisogno di Vangelo, di ricevere da Gesù la Parola che fa vivere, hanno bisogno di conoscere Dio, la sua fedeltà e il suo amore.

Il tempo trascorre ed è ormai tardi. I discepoli si avvicinano a Gesù per invitarlo a congedare la folla perché ciascuno possa provvedere a comprarsi da mangiare. Gesù li sorprende con una risposta che vuole aprire il loro cuore alla compassione: «Voi stessi date loro da mangiare» (v. 37).

Dopo queste parole, i discepoli e noi smettiamo di essere spettatori e veniamo coinvolti in prima persona dal maestro. Noi che siamo con Lui, noi che ci diciamo cristiani, non possiamo rimanere indifferenti; tutto ciò che viviamo, lo viviamo come cristiani, lo facciamo cercando di somigliare a Gesù, cercando di rispondere come Lui risponderebbe, provando a fare come Lui farebbe,… Non si tratta di comprare duecento denari di pane o di sconfiggere la fame nel mondo; si tratta di condividere col fratello quello che siamo, si tratta di rispondere col Vangelo ai problemi che affrontiamo, si tratta di non essere indifferenti alla situazione del più piccolo tra quelli che incontriamo.

E ogni volta sarà Gesù stesso a prenderci per mano per farci scoprire quel che abbiamo: «Quanti pani avete? Andate a vedere».

Sarà una sorpresa anche per noi trovare quei pani e accorgerci che ci sono anche due pesci!

E la nostra meraviglia sarà ancora più grande quando vedremo il Signore prendere tra le sue mani il nostro poco e farlo fruttare il centuplo!

A questo punto, non resta che fidarci di Gesù e iniziare a fare la sua volontà: «Voi stessi date loro da mangiare».

One thought on “Rubrica Opere di Misericordia, Don Gian Luca Rosati: “Dare da mangiare agli affamati”

  • 9 febbraio 2016 at 19:18
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    Noi Cristiani :la mano lunga del Signore. Tenendo fede a ciò che Dio nel Deuteronomio ha promesso :”una terra dove scorre latte e miele” non si può tenere questo tesoro solo per sè ma per tutti.Ciò accade solo da un incontro di misericordia con Gesù che ha spezzato le nostre catene di schiavitù e continuamente offre se stesso da mangiare

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