Incontro operatori di pastorale familiare, Vescovo Carlo: “La grazia di Dio lavora per i giovani sposi attraverso di voi”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

incontro VescovoDi Floriana Palestini

DIOCESI – Domenica 19 aprile tutti gli operatori di pastorale familiare si sono incontrati al Biancazzurro per parlare della preparazione al matrimonio e della famiglia, alla luce dei nuovi orientamenti pastorali della CEI.
Il vescovo Carlo ha esaminato alcuni questioni importanti riguardo il sacramento del matrimonio, individuando 5 verbi: «Il primo verbo è “riconoscere”. Nel rito del matrimonio riconosciamo la superiorità di Dio: senza di Lui il sacramento risulterebbe vuoto. Si tratta di riconoscere il bisogno di Dio dentro la nostra vita. Celebrare il matrimonio cristiano vuol dire riconoscere che l’amore tra l’uomo e la donna viene da Dio e che l’altro è dono di Dio. Nella preparazione al matrimonio è fondamentale chiedersi cosa Dio abbia a che fare con la propria storia: lo scopo del matrimonio è quello di portarci alla comunione con Dio. Il secondo verbo è “ringraziare”: il rito cristiano è un dire continuamente grazie (Eucarestia viene dal greco eukaristo, rendo grazie). Quando nel matrimonio rendete grazie a Dio state riconoscendo che la scelta del coniuge è in Lui. Essa nasce certamente da un affetto, ma è Dio che l’ha voluto. L’altro è figlio di Dio e Lui ve lo affida. Mi soffermo anche sul verbo “celebrare”, perché dire grazie a Dio significa celebrare l’amore umano, celebrarlo in Dio; vuol dire consegnare a Dio il nostro amore. Il centro della bellissima festa che è il matrimonio è il rapporto tra la coppia di sposi e Gesù: tutto il superfluo va lasciato da parte, altrimenti, tra fotografi invadenti e decorazioni eccessive, diventa un mettersi in posa. Un verbo centrale da tenere a mente nella preparazione al matrimonio è “consacrare”: consacrare il proprio amore, renderlo una cosa sacra! È importantissimo, è un’azione che ha del divino: la consacrazione è l’azione più grande di Dio dentro di noi (basti pensare al battesimo o alla cresima). Quando l’amore tra uomo e donna diventa sacro esso è segno dell’amore di Dio, e chiede di impegnarsi ad amare il coniuge come Dio ama. In ultimo, vi lascio il verbo “pregare”, perché se la coppia riconosce Dio nel proprio amore, è bene che lo preghi. A questo proposito vi invito, sposi, a ritagliare nelle vostre giornate lo spazio per un momento di preghiera, perché vi possa aiutare a crescere nella fede, insieme».

La questione si è poi spostata sul piano dei matrimoni misti: fin quando il rito è celebrato in chiesa, tra due cattolici, nulla di strano; ma quando il matrimonio avviene tra un battezzato cattolico e un battezzato non cattolico come ci si deve comportare? Oppure, quando a chiedere il sacramento del matrimonio sono un battezzato e un non battezzato? «In entrambi i casi, gli educatori degli sposi devono aiutarli a capire le difficoltà cui vanno incontro, dall’educazione dei figli al modo in cui si decide di preservare la propria fede», afferma il vescovo Carlo. Nel caso in cui il matrimonio avvenga, ad esempio, tra un cattolico ed un musulmano, si va incontro alle difficoltà anche dal punto di vista della cultura, poiché la cultura musulmana è profondamente diversa da quella cattolica in merito alla considerazione dei figli, della donna, alla centralità della figura del padre di famiglia e molti altri aspetti. In definitiva, quando un cattolico decide di sposarsi con un non cattolico o un non battezzato, il rito può essere celebrato in chiesa con la sola proclamazione della Parola, senza celebrare l’Eucarestia. «Quello di tenere corsi per fidanzati è un compito delicato – conclude il vescovo rivolgendosi ai presenti – ma è bello vedere i giovani che si lanciano con entusiasmo nel sacramento del matrimonio. È la grazia di Dio che lavora per loro attraverso di voi.»

Infine il vescovo Carlo ha lasciato ai presenti alcuni suggerimenti riguardo l’organizzazione dei corsi per fidanzati: questi si potrebbero svolgere in base alle vicarie e non alle parrocchie, per raccogliere una folla più numerosa; non per fare numero e compiacersene, ma perché le coppie stesse sarebbero più motivate a frequentare e ad appassionarsi al corso vedendo altre dieci coppie che non altre due. I corsi inoltre potrebbero essere inseriti in un elenco, così la coppia vede di quali parrocchie (o vicarie) può disporre. Infine per i fidanzati si potrebbero organizzare delle giornate di ritiro tutti insieme, qualche settimana prima del matrimonio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *