Aleppo, una guerra devastante Stop alla vendita di armi La gente è stanca

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aleppoDi Daniele Rocchi

“Basta con la distruzione e la desolazione! Basta essere un laboratorio per armi di una guerra devastante! Siamo stanchi! Chiudete le porte della vendita di armi e fermate gli strumenti di morte e la fornitura di munizioni. Siamo stanchi!”: usa le stesse parole contenute nel comunicato del Consiglio dei capi delle Confessioni cristiane di Aleppo, padre Georges Abu Khazen, vicario apostolico dei latini di questa città martire della Siria, da oltre due anni sotto assedio da parte delle truppe del regime del presidente Assad e delle fazioni ribelli e adesso anche delle milizie islamiste del Califfato.

Dall’altro capo del telefono si odono distintamente deflagrazioni e sirene: “Stiamo vivendo giorni davvero difficili”, racconta il francescano, che prova a descrivere gli aspri bombardamenti sulla città, avvenuti la scorsa settimana, proprio in prossimità della Pasqua (che in Siria si è celebrata il 12 aprile, seguendo il calendario delle Chiese d’Oriente). “La notte di venerdì 10 e di sabato 11 aprile abbiamo subìto bombardamenti mai visti, sono caduti ordigni lunghi tre metri dagli effetti terribili. Alcuni di questi non sono esplosi e così li abbiamo potuti vedere a terra. I lanci, probabilmente arrivati dalle zone conquistate dai ribelli, hanno preso di mira alcuni quartieri della città controllati dalle forze del Governo. La gente è stata svegliata di soprassalto dai boati. Sui luoghi delle esplosioni – rivela il vicario apostolico – si è recato anche il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, che sabato era qui ad Aleppo per fare visita alle fraternità francescane. Ha visto la distruzione e portato conforto alle persone colpite. È stata per queste una grande consolazione”. Il quadro che il custode e il suo vicario si sono trovati davanti è quello descritto anche nel comunicato del Consiglio dei capi delle Confessioni cristiane di Aleppo: “Corpi estratti dalle macerie, brandelli attaccati alle pareti e sangue mescolato al suolo della patria! Decine di martiri di ogni religione e confessione, feriti e mutilati, uomini e donne, anziani e bambini. Abbiamo ascoltato il pianto delle vedove e i lamenti dei bambini e abbiamo visto il panico sui volti della gente”.

“Quella che ci stiamo lasciando alle spalle è stata una settimana di passione – è la testimonianza di monsignor Abu Khazen – che va ad aggiungersi alla enorme sofferenza che il popolo patisce da anni. Senza più lavoro, senza energia elettrica, poco cibo, poca acqua, quartieri distrutti, le linee telefoniche che funzionano a singhiozzo, la rete internet saltata da oltre 20 giorni, Aleppo vive nella paura e chi può cerca di andare via, di uscire dalla città. Assistiamo a un esodo continuo attraverso l’unica strada praticabile che è controllata dai governativi”. Alla paura di prima, ora si aggiunge il terrore dell’avanzata dello Stato islamico (Is). Gli echi dei combattimenti nel campo palestinese di Yarmuk, sobborgo di Damasco, tra le forze di difesa palestinesi e le milizie dell’Is, sono arrivati ad Aleppo. Ma qui la paura è un’altra, spiega il vicario apostolico: “Che ad Aleppo accada quello che è successo a Idlib, nel nordovest della Siria. In una notte le milizie fondamentaliste hanno occupato tutta la città e scacciato oltre 140mila persone. Sarebbe una catastrofe ben peggiore di quella che stiamo vivendo adesso”.

“Nonostante la fame e la sete che viviamo sulla nostra pelle – dichiara il vicario alzando il tono della voce – oggi gli abitanti di Aleppo non chiedono né cibo, né acqua ma solo che la comunità internazionale fermi la violenza, la distruzione, la desolazione. Siamo stanchi!”. E poi un secco: “Basta!”. “Basta vendere armi alle parti in lotta, basta approvvigionare di munizioni i combattenti sul campo. Turchi e americani – dice Abu Khazen – hanno in progetto un periodo di addestramento di tre anni di truppe di ribelli moderati, ma qui non esiste nessun gruppo moderato perché i moderati vengono risucchiati dalle più forti fazioni fondamentaliste. Così facendo avremo davanti ancora anni e anni di guerra, con morti, feriti, vedove e orfani, una Patria rasa al suolo. Il popolo è stanco e vuole solo vivere in pace. Stiamo vivendo la Passione ma sono certo che verrà anche il tempo della Resurrezione. Domenica abbiamo celebrato la Pasqua e abbiamo rinsaldato la nostra speranza in Cristo Salvatore. A lui abbiamo chiesto misericordia per i nostri martiri, guarigione per i nostri malati, tranquillità nell’animo per i nostri figli e la sicurezza e la pace per tutti i nostri cittadini. Che Aleppo e la Siria tornino ad essere quel simbolo di civiltà, culturale, religiosa e confessionale che è sempre stato”.

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