FOTOGALLERY Incontro con i cresimandi, vescovo Carlo: “Non abbiate paura, ragazzi: siete capaci di molto coraggio”

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Di Floriana Palestini

DIOCESI – Venerdì 12 dicembre i cresimandi di tutta la diocesi si sono riuniti nella chiesa di San Benedetto Martire per incontrare il vescovo Carlo Bresciani.

All’inizio della celebrazione il parroco don Romualdo Scarponi ha ricordato padre Giovanni dello Spirito Santo, un giovane sambenedettese che proprio la sera del 12 dicembre 1905, a soli 23 anni, lasciava la vita terrena a causa della tubercolosi. «Giovanni Bruni, questo il suo vero nome, ha fatto in modo straordinario le cose di ogni giorno, ha fatto il suo dovere ogni giorno in modo eroico, niente di strano; per questo nel 1983 è stato proclamato Venerabile da papa Giovanni Paolo II. In una sua lettera al fratello Serafino, datata al 1903 egli scrive: “La Santa Fede è un tesoro inestimabile che vale più di tutti i tesori della terra. La fede ci dona gioia immensa, la fede di cui solo il Signore ci ha arricchiti ha un valore enorme e dobbiamo essere disposti a perdere tutto per conservarla”». Con queste parole don Romualdo ha dato al benvenuto ai ragazzi presenti.

Il vescovo ha ringraziato i ragazzi che hanno partecipato così numerosi a quest’incontro e ha commentato il brano del vangelo appena letto (Lc 19,1-10), nel quale si parla di Zaccheo e di quanto egli fosse desideroso di vedere Gesù. «Zaccheo è uguale a ciascuno di noi: non necessariamente siamo piccoli di statura, ma piccoli davanti al Signore. E quando io voglio vedere il Signore mi sento molto piccolo, allora come si fa a vederlo? Vi state preparando alla cresima a volte fate fatica: i catechisti vi parlano di Gesù ma fate fatica. Zaccheo ci insegna che se io sono piccolo devo salire su qualcosa che mi tira su, mi arrampico sulla pianta. Vi faccio una domanda: quale è la pianta sulla quale dobbiamo arrampicarci per vedere Gesù? Se sono piccolo Gesù non lo vedo, allora anche io devo salire sull’albero. Perché se non vedete Gesù, che sacramento chiedete? Perché ricevete il sacramento della cresima, se non conoscete Gesù? Zaccheo è anche furbo, fa la cosa più saggia: non pensa a cosa dicono gli altri, lui vuole vedere e sale sull’albero. Se volete vedere Gesù, ragazzi, non dovete pensare che cosa diranno i vostri amici; se Zaccheo avesse fatto così non avrebbe visto Gesù.

Dunque, se io sono piccolo, di intelligenza, non riesco a vedere inteso come “capire”. Sono piccolo perché sono debole moralmente e spiritualmente, allora ho bisogno di mettermi su qualcosa, di qualcuno che mi tenga su.
Allora quale è l’albero su cui dovete salire per vedere Gesù?
Perché andate a catechismo, se non per salire su un albero?
Devo salire sulle spalle di chi è più forte di me, come un bambino con il suo papà. Questo albero su cui dobbiamo salire è la chiesa. Anch’io, se non salgo sull’albero della chiesa, non riesco a vedere Gesù. Ma non basta salire sull’albero, perché se sono in cima e non mi preoccupo di aprire gli occhi per vedere Gesù, allora non serve a niente. Zaccheo in cima all’albero incontra gli occhi di Gesù. Gesù lo guarda. Ragazzi, avete mai provato a guardare veramente negli occhi una persona? Quando guardate la vostra mamma negli occhi e non sentite dentro una gioia immensa? Quando Gesù dice a Zaccheo di voler andare a casa sua, egli molla tutto. È molto forte anche questo: noi saremmo disposti a mollare tuto per Gesù? Vi faccio un esempio: ho sentito di quattro ragazzi quindicenni, in Iraq, presi da quelli dell’Isis, musulmani. Questi hanno detto ai ragazzi: “O voi rinunciate a Gesù, o noi vi uccidiamo”. Pensate che cosa hanno fatto questi ragazzi: uno a uno, questi ragazzi hanno detto: “No. Noi non possiamo rinunciare a Gesù”. Il primo ha detto no e gli hanno tagliato la testa. Al secondo hanno chiesto: “Rinunci?” e lui: “No, non posso”. Ragazzi, questi hanno visto Gesù veramente; perché quando hai visto Gesù, tutto il resto diventa nulla.

Prepararsi alla cresima non è solo fare una bella festa: c’è Gesù col quale dobbiamo stabilire un’amicizia. Quando Gesù viene dentro di noi in un sacramento è qualcosa di grande così. Provateci ragazzi, provateci a salire su quell’albero, provate a guardare negli occhi Gesù. Guardate che vi cambia la vita, perché Gesù fa cose grandi. Ecco, cosa dice il vangelo stasera: noi siamo come Zaccheo. Non abbiate paura, ragazzi: siete capaci di molto coraggio. Quando incontriamo Gesù la nostra vita è molto più bella. E non preoccupatevi di chi vi aspetta sotto l’albero, di chi borbotta; non lasciate che nessuno vi tiri giù. Fate in modo che nessuno vi rubi quest’albero, perché è l’albero della vostra vita».

Al termine dell’omelia del vescovo, è intervenuto Fabio Salvatore: trentotto anni, scrittore, attore e regista. Provenendo da una famiglia cattolica, a 14 anni ha voluto sentire quello che dicevano gli altri, usando quella frase sentita tante volte: “credo in Dio, ma non nella chiesa”. È caduto in varie dipendenze, vari errori. «Non possiamo andare da nessuna parte se non amiamo noi stessi, perché se non voglio a me stesso, non voglio bene neanche agli altri» ha esordito Salvatore. «Quando ho scoperto di avere il cancro non mi sono chiesto: “Signore perché a me?”. Ma sono stato fortunato, perché ho sentito forte l’abbraccio di Dio. Io col mio cancro non mi sono sentito una persona che stava perdendo la propria vita, ma una persona che sta per incontrare qualcosa di più grande. Certo, ho dovuto rinunciare a tante cose, cose sulle quali avevo creduto. Ma se mi chiedeste di voler tornare indietro, guardo a quelle cose con bellezza ma non tornerei mai indietro. Perché ho scoperto il mio Signore: è lui che ci mette al mondo ed è lui che si fida di noi, siamo noi che gli voltiamo le spalle, che ci mettiamo le mani sulle orecchie per non sentirlo né guardarlo. La cresima l’ho ricevuta quando l’ho sentito, l’ho voluta io, col cuore che mi esplodeva perché “Signore, voglio diventare un tuo discepolo!”». Mentre parla, Fabio Salvatore si agita, muove molto le mani e il busto, ti fa capire che le sta dicendo veramente quelle cose, che le sente fino in fondo. Quando parla della morte del padre mette la stessa passione: «Io iniziavo la terapia e mio padre veniva ucciso da due ragazzi che tornavano dalla discoteca, la stessa che io stesso frequentavo, pieni di alcool e cocaina. Cosa dovevo fare? Prendermela col mondo, prendermela con Gesù? Troppo comodo, troppo facile. Perché noi abbiamo un rapporto molto strano con Gesù: entriamo in chiesa con due mani, una per chiedere e una per ricevere, mai per donare. Mai per arrivare a Dio con la semplicità del nostro cuore e dire “Signore, ho fatto questo, ho sbagliato” oppure “Signore, prendi questa cosa, te la offro, la voglio condividere con te”. Perché Gesù non ci vuole per lui, ma con lui, ci vuole vicino al suo cuore e a quello della sua mamma. Gesù non ci mette mai alla croce, a me, Fabio, non mi ha messo mai alla croce neanche quando ho incontrato il cancro, neanche quando è morto mio padre, ma mi ha preso in braccio, mi ha abbracciato, mi ha protetto, mi ha coccolato, mi ha baciato. Non possiamo ogni volta che qualcosa non va scagliarci contro qualcuno o qualcosa. È sempre colpa dell’altro, non ci mettiamo mai in discussione. Se i vostri genitori non sono capaci di donarvi amore, siate voi a gettare un ponte a loro, perché i genitori ci hanno donato la vita, sono preziosi.
La cosa più bella che abbia potuto sentire nella mia vita è stata quella di perdonare i ragazzi che hanno ucciso mio papà, insieme a mia mamma e mio fratello: non mi sono sentito un eroe nel fare questa cosa, ho sentito forte questo richiamo al perdono e alla misericordia. Il perdono dà pace al nostro cuore. Non abbiate paura di affrontare la vita, non abbiate paura di vivere fede, non subite i sentimenti, siate voi i protagonisti dei vostri sentimenti.
Non permettete agli altri di decidere i vostri giorni, i vostri tempi: la vita appartiene a voi e non buttatela in qualsiasi cosa, ma vivetela.
Siate testimoni della vostra vita. Non abbiate paura di affrontare ciò accade alla vostra vita, sia una cosa bella o brutta. Siate orgogliosi di essere cristiano-cattolici, perché noi siamo un popolo di Luce, un popolo di risorti». Dopo queste parole, la chiesa si è riempita del fragoroso rumore degli applausi e delle decine di sorrisi dei ragazzi, attenti alle parole del vescovo e di Fabio Salvatore.

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