La domenica particolare dei cattolici genovesi tra dolore e solidarietà

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BagnascoDi Adriano Torti

“Nessuno deve sentirsi abbandonato dai responsabili del bene comune, nessuno deve sentirsi dimenticato, nessuno deve vedere lo Stato distratto e lento, rifugiarsi dietro al rimando delle responsabilità, o dietro a una inaccettabile macchinosità burocratica che, per assicurare legalità e trasparenza, lascia affondare nel fango chi ha perso tutto”. Parole decise quelle pronunciate ieri mattina dall’arcivescovo di Genova, cardinaleAngelo Bagnasco, nella chiesa dei Diecimila Martiri Crocifissi vicino a Borgo Incrociati nella stessa zona dove ha perso la vita Antonio Campanella, la vittima della furia delle acque del torrente Bisagno, in una delle zone maggiormente colpite da questa nuova, ennesima, tragica alluvione che ha colpito il capoluogo ligure e il suo entroterra.

Aiuti immediati dalla Chiesa. La Chiesa italiana si è attivata immediatamente, come già nel 2011, per portare sollievo e aiuti materiali a quanti, residenti e negozianti, hanno perso il frutto di sacrifici di anni o di una vita intera. La Cei ha già stanziato un milione di euro proveniente dall’otto per mille per i primi interventi e domenica prossima in tutte le parrocchie della diocesi si effettuerà una raccolta il cui ricavato sarà interamente devoluto alle persone colpite dall’alluvione. Ma ci sono parroci che hanno già anticipato l’iniziativa. È il caso di don Valentino Porcile, parroco a Sturla, un quartiere che prende il nome da un altro torrente esondato nella notte tra giovedì e venerdì scorsi. “Le offerte che raccoglieremo in chiesa oggi e domani – ha scritto anche sul suo profilo Facebook sabato pomeriggio – saranno interamente donate a persone colpite dall’alluvione, soprattutto commercianti”. Don Valentino, con i ragazzi della sua parrocchia, è sceso in campo già la notte stessa dell’alluvione per sincerarsi che quanti vivono nelle case nella parte bassa del torrente, dove le acque sono tracimate, stessero tutti bene. Insieme con lui tanti altri sacerdoti della diocesi sono stati in prima linea già da venerdì per aiutare a spalare il fango. Con loro anche i seminaristi genovesi.

Solidarietà e aiuto reciproco. Quella del 12 ottobre è stata una domenica decisamente particolare in molte parrocchie. Chiese meno affollate del solito. Assenti soprattutto i giovani, impegnati a spalare e a ripulire la città. “Nell’omelia abbiamo invitato tutti i fedeli a essere solidali e ad aiutarsi vicendevolmente”, ha spiegato don Francesco Pedemonte, parroco della chiesa di Nostra Signora Assunta e Santa Zita. “Un ringraziamento particolare va ai tanti volontari, giovani soprattutto, che sono venuti ad aiutare a ripulire strade, cantine e negozi. Alcuni commercianti hanno perso tutto. L’acqua e il fango sono entrati nei negozi nella parte bassa di via Santa Zita devastando ogni cosa. Alcuni esercenti hanno dovuto buttare via tutto: merce e arredamento”. Anche la parrocchia ha registrato alcuni danni. “La forza dell’acqua – ha spiegato – ha invaso un locale situato nel seminterrato nonostante la presenza di porte blindate”. I danni maggiori, ha spiegato ancora don Pedemonte, sono però stati registrati delle Suore dell’Immacolata dove ha sede l’omonimo istituto scolastico. “Nel piano sotto strada hanno la cappella, gli uffici della scuola e la mensa. Non si è salvato nulla. Oltre ai danni ai locali e all’arredamento, la scuola ha perso registri e archivi”.

Una domenica particolare. Le cose non vanno molto diversamente nell’entroterra di Genova. A Montoggio, paese di poco più di duemila abitanti situato nell’appenino ligure, in provincia di Genova, la parte bassa dell’abitato è stata completamente invasa dalle acque e dal fango del torrente Carpi. “La chiesa parrocchiale – ha affermato il parroco don Pietro Pigollo – non ha riportato danni perché situata in posizione sopraelevata ma buona parte del paese ha riportato danni ingenti”. “È stata una domenica particolare – ha spiegato – perché a Messa c’era poca gente. La maggior parte, infatti, era a spalare e a pulire”. Dal pulpito don Pietro ha incoraggiato i presenti ma soprattutto ringraziato i tanti volontari. “Non sarà mai abbastanza la gratitudine per chi ci ha aiutato, soprattutto per quanti, e sono molti soprattutto giovani, che sono venuti da fuori, dai paesi vicini”. “Resta l’amaro e la preoccupazione – ha concluso – per quanti sono rimasti senza nulla. Ci sono persone che si sono visti entrare in casa fango e acqua e commercianti che hanno perso tutto”.

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