Addio gioco d’azzardo se scommetti sulla matematica

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veranipdi Luigi Crimella

 Ottantasei miliardi di euro raccolti in Italia dal gioco d’azzardo nel 2012 (1433 euro giocate da ogni italiano, compresi vecchi e bambini). 379.053 slot-machines attive in Italia in 120mila esercizi commerciali (tre per ogni bar, in media). Più di 2 miliardi di Gratta&Vinci venduti nel 2008 (33 per ogni italiano). 1 probabilità su 622.614.630 di fare 6 al SuperEnalotto. Su 30 milioni di biglietti del Gratta&Vinci “Miliardario” solo 275 vincono più di 1.000 euro. Tutte queste notizie si trovano sul sito internet http://betonmath.polimi.it/che è stato ideato dal Dipartimento di matematica del Politecnico di Milano per l’educazione delle giovani generazioni. “BetonMath” significa “scommetti sulla matematica” e dietro questa iniziativa c’è l’intento di portare nelle scuole superiori una conoscenza approfondita dei principi statistici che regolano il gioco d’azzardo, così da non cadere vittima della sindrome chiamata “gioco d’azzardo patologico”, di cui sarebbero affetti circa 800 mila italiani (su un totale di 30 milioni di giocatori abituali). Per comprendere il senso di questa iniziativa culturale il Sir ha intervistato uno degli studiosi del Politecnico, il ricercatore di analisi numerica Marco Verani.

Che cosa è “BetonMath”?
“Si tratta di un percorso formativo ideato all’interno dei laboratori di modellistica e calcolo scientifico insieme al settore della formazione e didattica. Abbiamo pensato che per contrastare l’insorgere delle cosiddette ‘ludopatie occorresse aumentare le conoscenze matematiche che regolano i giochi. Le prime sperimentazioni hanno riguardato una ventina di insegnanti delle scuole superiori del nord Italia con circa 400 studenti coinvolti. Dal prossimo autunno allargheremo la platea dei docenti a una ottantina, anche del centro Italia, con circa 2mila studenti”.
Quale sarà il traguardo finale di questo percorso?
“Arrivare ad avere materiale disponibile in rete con slides, simulatori, giochi ed esemplificazioni che possano essere utilizzate da tutti i docenti di matematica, e non solo, in ogni scuola del Paese. Vorremmo diffondere una ‘cultura di massa’ sulla iniquità dei giochi, perché si eviti di cascarci e divenirne schiavi”.
Il vostro è un impegno etico?
“Ha dei risvolti etici, ma anzitutto e soprattutto è un impegno matematico. Vogliamo dimostrare che è inutile, costoso e controproducente affidarsi al gioco per cambiare la propria vita. Perché il risultato vincente è pressoché impossibile da conseguire”.
Eppure qualcuno di tanto in tanto vince grosse cifre al SuperEnalotto, non è vero?
“Certo, ma noi non siamo contrari per principio ideologico. Semplicemente illustriamo, anche con immagini, la pratica impossibilità di vincere, se non eccezionalmente. Ad esempio, proprio col SuperEnalotto dove si registra 1 probabilità su 622 milioni di centrare la sestina vincente, l’immagine che usiamo è questa: prendiamo 622 milioni di palline da tennis gialle e una rossa (quella vincente). Queste palline tutte insieme riempiono uno spazio come lo stadio Maracanà. Allora diciamo allo studente di ‘tuffarsi’ bendato nello stadio così pieno di palline, prendendone una a caso. Se indovina la rossa, ha centrato questa probabilità ‘impossibile. Per lo più, si perde”.
Altri esempi figurati del genere?
“Le slot machines sono studiate per restituire il 76% delle scommesse ai giocatori sotto forma di vincite. Quindi diciamo allo studente: ti metti alla macchinetta e punti ogni giorno 100 euro con sistematicità per un mese. Nella migliore delle ipotesi, anche questa impossibile ad un solo giocatore, riesci a vincere 76 euro al giorno, quindi hai la certezza matematica di perdere ogni giorno 24 euro”.
E il Gratta&Vinci?
“È lo stesso discorso: ad esempio quello che offre 500mila euro come vincita massima ha 1 probabilità di centrare la combinazione ogni 60 milioni di schedine. Abbiamo ideato un percorso da Milano a Monopoli, circa 900 km a piedi camminando su 60 milioni di schedine messe una in fila all’altra: se il nostro giocatore fosse bendato come farebbe nei 900 km a trovare l’unica schedina vincente?”.
Ma potranno mai esistere giochi “equi”, cioè che non puniscono i giocatori?
“Teoricamente sì, a condizione che giocando 100 restituiscano ai giocatori 100. Ma chi organizza i giochi vuole guadagnarci. E quindi l’equità scompare”.
Cosa vi augurate per il vostro “BetonMath”?
“Che molti insegnanti si iscrivano, da ogni parte d’Italia. Potranno così contribuire a elaborare i nostri modelli didattici e diffondere la conoscenza matematica, che sola può sconfiggere l’illusione della vittoria. Il vero ‘azzardo’ è giocare d’azzardo”.

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