Quale futuro? Le prime pagine dei giornali Fisc

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_CG27558pdi Gigliola Alfaro

Le elezioni europee e amministrative con i loro riflessi sulla stabilità del Governo, come pure i problemi che attanagliano il Paese offrono questa settimana molti spunti ai giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni. “Servono scelte politico-economiche coraggiose per rilanciare l’Italia”, concordano le testate Fisc. Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: il divorzio breve, la preghiera per la pace in Vaticano, cronaca e vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.

Riflessioni sul dopo elezioni. “Quale futuro dobbiamo aspettarci?”. A due settimane dalle elezioni amministrative ed europee le testate aderenti alla Fisc proseguono nell’analisi del voto. Pino Malandrino, direttore della Vita diocesana (Noto), sottolinea che “oggi, nella gente, prevalgono le emozioni: più che al partito si guarda alla credibilità, all’onestà e alla competenza degli uomini del partito. Per cui, la fiducia conquistata con tanti sacrifici, può essere perduta se vengono meno le condizioni per averla ottenuta”. Il Popolo (Tortona) riprende l’editoriale del direttore del Sir, Domenico Delle Foglie: “La condizione per una fisiologia democratica – suggeriscono molti analisti – è che alle prossime elezioni politiche concorrano due forze a ‘vocazione maggioritaria’. Una sembra già essere in campo, il Pd socialdemocratico a trazione Renzi. Ne nascerà un’altra, non populista, magari nel solco della tradizione popolare europea? È presto per dirlo, ma non è mai troppo tardi per aprire un cantiere politico”. Romanello Cantini, editorialista di Toscana Oggi (settimanale regionale), osserva: “Le ultime elezioni europee per i loro riflessi sul panorama politico dei vari Paesi sono destinate a pesare più su governi e partiti dell’Europa che sulla composizione dello stesso Parlamento europeo. Per la loro novità i risultati delle europee condizioneranno quasi tutte le forze politiche del Vecchio Continente anche se per motivi diversi”. Franco Chittolina, editorialista della Guida(Cuneo), si sofferma sul ricatto inglese di lasciare l’Ue: bisogna “cogliere l’occasione per un chiarimento, trovare il coraggio di non subire il ricatto e proseguire sulla strada dell’Unione politica”. Dopo le elezioni, suggerisce Amanzio Possenti, direttore del Popolo Cattolico (Treviglio), “occorrerebbe che la vita politica fosse normale, seria e responsabile, conflittuale solo nella dialettica (doverosa) sui problemi: e non aspra contrapposizione senza fine, sorda al confronto e soprattutto al dialogo”. Adolfo Putignano, direttore dell’Ora del Salento (Lecce), mette in evidenza una novità: “Matura sempre più lo sviluppo dell’‘empatia tecnologica’, con gli elettori-utenti, analizzati e coinvolti sulla base dei loro profili. È la politica 2.0, con specialisti della comunicazione e la personalizzazione del rapporto con i votanti”. Rimane, comunque, “la preoccupazione per la mancanza di un autentico e adeguato contraddittorio nella vita pubblica”.

Questioni sociali. A tenere banco non è solo la politica, ma anche la situazione sociale del Paese. Tra le “riforme necessarie per la salvezza del nostro Paese”, Gianpiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto), individua come la “più difficile e più urgente” quella “del lavoro”: “La storia dello sviluppo c’insegna che gli squilibri e i disagi sociali possono far fallire ogni riforma. Auspichiamo che le riforme sul lavoro del governo trovino il giusto equilibrio” tra le “istanze contrapposte” di “abbandonare settori ormai improduttivi e mantenere posti di lavoro”. Per Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), “oggi la libera impresa in Italia è soffocata da un’azione a tenaglia fatta di burocrazia da un lato e pressione fiscale dall’altro. È ora di passare dalle analisi ai fatti altrimenti la ripresa (quella vera, quella che porta lavoro) resterà una chimera”. Sono tante le difficoltà che si registrano nel Paese. “È indubbio che oggi aumentano coloro che tribolano a tirare avanti, in mezzo a fallimenti coniugali e altre disavventure, a partire dalla disoccupazione che bussa anche a porte inaspettate. Si è molto più fragili. Spesso diventa più arduo darsi una mano”, sottolinea Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì), commentando i dati diffusi dall’Istat, tra i quali è inquietante quello inerente il “calo delle nascite”. Da questa “stagione pesante” ne usciremo solo “con scelte politico-economiche coraggiose, ma anche con la voglia di tutti di mettersi in gioco nella ferialità, non perdendo nulla di quanto può essere gesto solidale di riscatto, di sostegno, di speranza… nelle piccole grandi cose della vita”. Dei dati Istat anche l’Eco del Chisone (Pinerolo) mette in luce quelli relativi alla denatalità, sottolineando come “l’Italia sia il Paese in cui è più difficile conciliare lavoro e maternità”. Perciò, “la famiglia va sostenuta con atti concreti”.

Divorzio breve. Sul voto in Parlamento a favore del divorzio breve riflettono molti settimanali. Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), richiama l’attenzione su un fatto: “Noi, ossia la società e la cultura, non abbiamo investito abbastanza sul fatto che se la cavano meglio nella frammentarietà in cui viviamo, le persone che sentono di essere radicate, di appartenere a qualcuno. I valori danno stabilità, perché consentono di poter vivere nel mondo come una grande opportunità. Stabilire dei legami duraturi è una condizione indispensabile per una vita felice, soddisfacente. È questa la proposta del matrimonio cristiano”. Giulio Donati, vicedirettore del Piccolo (Faenza-Modigliana), sottolinea: “Vale la pena ricordare che i cattolici non sono dei sadici che ci godono a veder soffrire la gente che divorzia impiegando anni e anni, ma di fronte a una decisione di questo tipo, uno spazio di decantazione è più che utile”. Anche l’Araldo Abrussese (Teramo-Atri) s’interroga su come rimediare alla scarsa considerazione data alla famiglia, confermata dal divorzio breve: “Educare al matrimonio come progetto di vita e alla famiglia come luogo insostituibile di convivenza e sviluppo richiede impegno, fatica, preparazione e maturità. Se molti vogliono rottamare tutto Qualcuno vuole salvare tutti. Ecco la speranza, a cui si può dar credito”. Paolo Lomellini, editorialista della Cittadella (Mantova), prendendo spunto dalle parole del Papa ai vescovi italiani, scrive: “C’è una grande questione aperta sui valori fondanti che stanno alla base delle nostre vite familiari e che devono essere riaperte alla prospettiva della stabilità temporale, basata sul primato della condivisione e non su quello della individualità”.

Preghiera per la pace. Non poteva mancare nelle testate cattoliche un riferimento alla preghiera per la pace, promossa in Vaticano dal Papa con Shimon Peres e Abu Mazen. La Voce del Popolo (Brescia) e La Vita del Popolo (Treviso) rilanciano un articolo di Marco Doldi, editorialista Sir, nel quale evidenzia che “il raggiungimento della pace non è affidato soltanto a strategie politiche o a mediazioni diplomatiche. Per la pace serve qualcosa di più! Che un uomo di governo ne sia consapevole è un segno di umiltà e di saggezza. È un segno di fede, che in altri contesti sarebbe stata soffocata da un malinteso senso di laicità”. Anche Vittorio Massaccesi, notista della Voce della Vallesina (Jesi), commenta l’iniziativa di preghiera del Papa: “Per tanti politici e per tanti uomini di tutto il mondo il metodo del Papa appare incomprensibile e assurdo. Ma allora è doveroso chiederci: forse che il metodo dei comuni mortali a capo di tanti Stati, ha portato a soluzione i tanti problemi che travagliano tante società? E allora? Continueremo a costruire muri e a sfornare armi?”.

Cronaca. I settimanali dedicano spazio anche alle notizie di cronaca. Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica(Cremona), rileva, di fronte alla decisione della Commissione europea di stoppare l’iniziativa dei cittadini europei “Uno di Noi”, che “una Europa fondata su poteri burocratici lontani da un democratico confronto con i suoi cittadini, anziché costruire unità e partecipazione, darà sempre più forza ai movimenti antieuropei ed euroscettici”. La Difesa del Popolo (Padova) pubblica un editoriale della redazione di Gente Veneta (Venezia) sullo scandalo del Mose: “Una nuova cultura della legalità, che convinca del fatto che l’onestà è conveniente, deve tornare a far parte nel nostro Dna”. E, a proposito di “ruberie compiute da personaggi importanti della vita pubblica”, Bruno Cappato, direttore della Settimana (Adria-Rovigo), ammette: “Tra tutte le istituzioni, pareva che le regioni – fino a qualche tempo fa – fossero immuni da tangenti e da favoritismi e oggi si scopre che non si salva pressoché nessuno. Tutti rubano; questa è l’impressione che se ne ricava e così sono crollate miseramente figure anche che avevamo immaginato legate a una cultura del servizio e della seria e comprovata onestà”.
Dagli scandali all’ambiente. Marco Caramagna, direttore della Voce Alessandrina (Alessandria), in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente e della presentazione da parte del ministro Galletti del decalogo del Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, chiarisce: “Lo spreco, soprattutto alimentare, diventa un oltraggio a tutti coloro che non riescono a coniugare il cibo necessario per sopravvivere. Un tempo riguardava mondi lontani, oggi c’interpella da vicino”.
Da questioni di cronaca di ampio respiro a fatti più propriamente locali. “Domenica i fossanesi tornano al voto”, ricorda Walter Lamberti, direttore della Fedeltà (Fossano), che avverte: “La vera posta in gioco ora è Fossano, la città. Che è la città di tutti”. Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena), a proposito della rielezione del sindaco Paolo Lucchi, osserva: “Non ci fosse stato l’effetto Renzi, con ogni probabilità si sarebbe andati al ballottaggio. Invece è arrivato un consenso più ampio rispetto al 2009 e il primo cittadino cesenate ora si sente più forte. Così ha giocato le sue carte, consapevole del successo e anche del lavoro compiuto”. Andrea Ferri, direttore del Nuovo Diario Messaggero (Imola), propone una questione importante per la città: “Da poche settimane sono state depositate le firme necessarie per avviare il lungo iter che porterà all’indizione del referendum consultivo previsto dallo statuto comunale sull’eventuale ingresso di Imola nella città metropolitana di Bologna. È una delle scelte più importanti che dobbiamo compiere da molti decenni, per cui sono necessarie valutazioni ponderate, avvedute e soprattutto trasparenti”. Luigi Losa, direttore del Cittadino (Monza a Brianza), parlando di questioni legate alla Provincia, scrive: “Comuni e imprese sono sempre stati i caposaldi di Monza e Brianza ed è naturale che anche la sua storia futura non possa essere che scritta da loro”. Lorenzo Russo, direttore di Kaire (Ischia), riferisce della “solidarietà nei confronti di una famiglia a cui è andata a fuoco la propria abitazione. La diocesi, attraverso la Caritas, si è messa all’opera per aiutarla”.

Attualità ecclesiale. Sono tante anche le notizie dalle diocesi, come pure le riflessioni ispirate al tempo liturgico. Sulle pagine di Millestrade (Albano), il vescovo Marcello Semeraro, ricordando i nuovi sacerdoti e i nuovi diaconi, riprende una frase pronunciata a un’ordinazione di qualche anno fa: “Il giorno in cui uno non avrà più il desiderio della misericordia, non avrà più il senso della propria vocazione”. Francesca Cipolloni, direttore di Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia) commenta la nomina del nuovo vescovo, monsignor Nazzareno Marconi: “Il Santo Padre ci ha inviato un sacerdote che si è speso finora per la formazione dei giovani, come rettore del Pontifico Seminario regionale umbro, per la cura delle famiglie, per la sollecitudine verso gli ultimi: adesso, toccherà a ognuno di noi, laici o consacrati, ciascuno nel proprio compito e nella vocazione a cui si è chiamati, essere protagonisti attivi sul campo e far sentire il neo vescovo un ‘capitano’ benvoluto”. È dedicato alla beatificazione di madre Speranza l’editoriale di Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche): “Da seminarista e da sacerdote ho tanti ricordi di quanto raccontava il vescovo Bruno Frattegiani. Questi era solito incontrare gli studenti di teologia il lunedì. Era l’anno 1964, l’anno della sua entrata in diocesi. Cominciai a sentire parlare di una suora spagnola venuta in Italia, precisamente in Umbria, a Collevalenza nei pressi di Todi. Per la prima volta sentii di un nuovo santuario che la suora spagnola stava costruendo a Collevalenza. Era un santuario singolare anche nel nome perché dedicato all’amore misericordioso”. Il Cittadino (Genova) annuncia che domenica 8 giugno, nella solennità di Pentecoste alle ore 16 in cattedrale, saranno ordinati cinque presbiteri. Roberto Pensa, direttore della Vita Cattolica (Udine), parla della seconda festa diocesana degli immigrati cattolici, che si è celebrata domenica scorsa: “Un modo straordinario per confrontarsi con chi viene da lontano a partire da tutto ciò che ci unisce e non da quello che divide e fa paura”. Con Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri), voliamo in Sardegna: “Il primo cammino regionale delle Confraternite svoltosi a Monti ha segnato una giornata all’insegna della tradizione e della fede”. Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), ricorda che la “comunità diocesana – da Chioggia a Pellestrina, a Cavarzere e al Polesine – celebra il prossimo mercoledì 11 giugno la solennità dei santi patroni, i martiri Felice e Fortunato”. La Vita Casalese (Casale Monferrato) rammenta che giungeranno “pellegrini da tutto il mondo per il bicentenario della nascita di don Bosco”. Il Ticino (Pavia) spiega, attraverso l’editoriale del responsabile della pastorale giovanile, don Davide Diegoli, gli obiettivi del Grest 2014: far sperimentare ai ragazzi come può “essere bello e fonte di gioia vivere insieme da fratelli”. Domenica la Chiesa celebra la solennità della Pentecoste e alcuni editoriali sono ispirati a questa festa. Giordano Frosini, direttore diVita (Pistoia), avverte: “Tutto in questo momento ci richiama all’apertura allo Spirito Santo. Egli che ha guidato il cammino della Chiesa in particolare nei grandi momenti di passaggio, deve diventare la nostra guida e la nostra forza”. Il Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio) scrive: “La Pentecoste non è solo un ricordo. Lo Spirito Santo è vivo, ora come allora. Bisogna invocarlo, desiderarlo, chiederlo, chiamarlo nella nostra vita. Anche noi possiamo sperimentare la potenza della sua presenza dentro di noi”. Vittorio Croce, direttore della Gazzetta d’Asti, con orgoglio ricorda che il Papa nell’ultima udienza ha utilizzato un’espressione tipica piemontese: “Trattare da ‘monia quacia’ una persona bigotta, Papa Bergoglio l’ha certamente imparata da nonna Rosa o nonno Giovanni, langarola lei, astigiano lui”. Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi), infine, scrive dell’incontro tenutosi il 30 maggio per i 90 anni di fondazione.

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