Chi le spara grosse e chi sta silenzioso

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Di Domenico Delle Foglie

Se il buongiorno si vede al mattino, la campagna elettorale per le Europee sarà in Italia un fuoco d’artificio sino al fatidico 25 maggio, quando conosceremo il giudizio dei popoli del Continente. I toni a dir poco aggressivi dei leader delle forze politiche all’opposizione in Italia in questo momento e che, stando ai sondaggi assommano la metà dei consensi, denunciano un malessere profondo.
I tre leader (Silvio Berlusconi, Beppe Grillo e Matteo Salvini) alla loro prima sortita in campagna elettorale hanno già espresso una posizione marcatamente antieuropeista. Sia pure con sfumature diverse, hanno messo nel mirino il volto arcigno dell’Europa a guida franco-tedesca.
Per Silvio Berlusconi, grande specialista di campagne elettorali, è l’occasione per riproporsi al centro della scena politica italiana, anche perché la sua personale partita è tutta da giocare nei confronti del grande competitor del momento che scorrazza anche nel suo campo. Quel Beppe Grillo che punta a vincere le elezioni europee e che può contare, al momento, su un consenso che lo vede al secondo posto nel Paese. Un sorpasso che a Berlusconi brucia sulla pelle e che lo spingerà ad alzare sempre più i toni. Il vedersi sfilare dalle mani l’immagine del “battere i pugni sul tavolo dell’Europa” di cui aveva il copyright e che è divenuto il tormentone dei Cinquestelle sul canale YouTube, certamente lo irrita. Ed eccolo lanciare, con parole pesanti, la carta antitedesca. Non è solo una resa dei conti con la odiata signora Merkel, alla quale attribuisce l’ispirazione del complotto che ha portato al crollo del suo ultimo governo attraverso la vendita da parte della Bundesbank dei titoli di Stato italiani con il conseguente rialzo dello spread a livelli insostenibili, ma anche un voler additare agli elettori italiani la causa delle loro attuali difficoltà economiche. In parole semplici: “Siete più poveri? È tutta colpa dei tedeschi e dei francesi. E delle loro politiche di austerità…”.
Per Beppe Grillo questa è l’occasione buona per il colpaccio che lo porrebbe nella condizione di competere alla guida del Paese. L’armamentario logico-verbale-immaginifico del comico genovese è noto, eppure continua ad essere particolarmente efficace. Espressioni di una semplicità disarmante come “rivolteremo l’Europa come un calzino” continuano a essere apprezzate e a mietere consensi. E a poco valgono gli anatemi lanciati contro il populismo per frenare la spinta apertamente antieuropeista del Movimento grillino. Anzi, sembra quasi che una parte dell’opinione pubblica sia letteralmente ipnotizzata dalle battute del comico fattosi leader politico. In ogni caso, sembra voler assecondare il desiderio di “cupio dissolvi” dell’Europa, sempre e comunque colpevole di ogni nefandezza.
Per Matteo Salvini e per la sua Lega non c’è altra via, per salvare l’Italia, che uscire dall’euro, costi che quel che costi. Una possibilità esclusa da tutte le cancellerie europee e che registra mille controdeduzioni. Ma è un messaggio semplice e diretto che piace al popolo leghista e a tante frange rancorose dell’opinione pubblica nordista.
Alle posizioni antieuropeiste espresse dai tre leader già in campo, vanno poi aggiunte quelle di altre formazioni politiche italiane che non fanno sconti all’Europa con toni non meno severi, dai Fratelli d’Italia a Sinistra e Libertà, alla sinistra estrema coagulata attorno al leader greco Tsipras. Sommando i consensi virtuali di tutte queste forze, al momento, l’Italia appare marcatamente antieuropea.
Questa consapevolezza ci spinge a porre alcune domande. Ce n’è una che tutte precede: siamo convinti che il nostro destino sia l’Europa? Noi non rispondiamo perché non vogliamo essere strumentalizzati, ma ci limitiamo a osservare che i silenzi sono sin troppo eloquenti. Tranne quella del presidente Giorgio Napolitano, non abbiamo ancora ascoltato voci significative a favore dell’Europa dei popoli come destino degli italiani. C’è tempo per rimediare, ma ci vuole coraggio per contrastare l’onda del populismo, offrendo buone ragioni per votare ed esprimere fiducia nella costruzione della Casa comune europea.
È di moda, nella dialettica politica, l’espressione “metterci la faccia”. Ecco la seconda domanda: quanti fra politici, intellettuali e giornalisti (magari anche quanti cattolici…) hanno voglia di metterci davvero la faccia per l’Europa?
Una terza e ultima domanda, infine, per Matteo Renzi, Angelino Alfano e Mario Monti: pensano davvero di lasciare il campo libero a tutti i loro avversari politici? Pensano davvero che basti continuare a governare mentre Berlusconi-Grillo-Salvini occupano tutte le piazze, reali e mediatiche, trasformando il referendum sull’Europa in un referendum su se stessi e sui propri partiti? Noi, rispettosamente, dubitiamo.

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