Vescovi delle Marche i negozi rimangano chiusi il 21 aprile e il 25 Aprile, il nemico della libertà “può diventarlo l’idolatria del denaro e del profitto”

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Vescovo Bresciani

Vescovi Marche

 

Foto di repertorio del 2013

MARCHE – I Vescovi marchigiani, e unite a loro coralmente le tredici Chiese locali delle Marche, sentono il dovere di raccogliere e dare eco al giusto grido di tante persone, soprattutto donne spose e madri, di fronte alla scelta, assunta da molte aziende della grande distribuzione in totale autonomia, di aprire i battenti nelle giornate del 21 Aprile, per i cattolici lunedì dell’Angelo, e del 25 Aprile, per gli italiani festa della Liberazione.
Tale grido è giunto a noi direttamente da varie persone e congiuntamente dai tre sindacati CGIL, CISL e UIL, per mezzo di una lettera a noi pervenuta dal segretario della CISL Stefano Mastrovincenzo.

Le nostre Chiese sono sicuramente sensibili al momento critico per la nostra economia e non sono pregiudizialmente contrarie a possibili percorsi di ripresa economica, ma non credono affatto ad una ripresa dell’economia che penalizzi le persone.
Un aumento dei profitti parallelo ad un aumento di giovani e adulti disoccupati non può essere per noi considerato una ripresa dell’economia, considerando poi che in molti casi sono stati ridotti i trattamenti retributivi delle domeniche e delle festività.
I Vescovi si pongono dunque dalla parte delle persone,del loro diritto a manifestare la propria fede e a celebrare secondo la propria confessione religiosa, del loro diritto ad avere giusti tempi di riposo accanto ai necessari tempi di lavoro, del loro diritto al tempo necessario per la cura delle relazioni, soprattutto familiari ed educative.
Da queste scelte concrete nasce un’economia dal volto umano.

Tale comunicato non è una difesa “confessionale”: le due date in questione, sotto profili diversi, richiamano il bene prezioso della libertà, difeso dagli uomini anche con il sangue. I nemici della libertà non sono solo gli invasori stranieri o i sistemi totalitari che la storia purtroppo ha conosciuto, ma sicuramente può diventarlo l’idolatria del denaro e del profitto.

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