FOTOCRONACA Il Vescovo Carlo ha lavato i piedi a 11 uomini e una donna provenienti dall’Unitalsi e dalla Caritas diocesana

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DIOCESI – Un momento intenso quello vissuto dagli 11 uomini e dalla donna provenienti dalle realtà dell’unitalsi e della Caritas Diocesana in occasione della celebrazione in Coena Domini. Tra loro presenti anche due cittadini provenienti dall’Angola.

Le parole del Vescovo Carlo: “Stiamo rivivendo nel mistero della liturgia l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. Gesù ha la consapevolezza chiara che si tratta della cena dell’addio, caratterizzata, quindi, da sentimenti forti e da una intimità particolare. Infatti, i discorsi che a tavola vengono fatti hanno il deciso carattere di testamento. Gesù vuol lasciare ai suoi discepoli le cose che più gli stanno a cuore e vorrebbe che lo capissero. Dice infatti: ho desiderato tanto mangiare questa pasqua con voi. É il desiderio di un amico, è desiderio di amicizia, ma è anche desiderio di compagnia in un momento che si presenta molto difficile e doloroso, benché voluto per amore.

Ma non è solo desiderio umano di amicizia: Gesù sta operando il passaggio più importante: quello dall’Antico Testamento al Nuovo. Sostituisce infatti al sacrificio antico, quello dell’agnello pasquale ebreo che ricordava la liberazione dall’Egitto, il suo sacrificio che sta per avverarsi sulla croce. È lui il nuovo agnello pasquale Non si tratta più di versare il sangue dell’agnello immolato, è il suo proprio sangue che sta per essere versato ed è in questo sangue che si attua la liberazione definitiva promessa da Dio ad Adamo ed Eva nel momento in cui lasciavano il paradiso terrestre.

Il desiderio di Gesù, quindi, è desiderio di liberazione dell’umanità dal male e dall’antico peccato.

Egli desidera mangiare la pasqua con noi, non meno intensamente di quanto non abbia voluto mangiarla con i suoi apostoli. Lo dice a me, lo dice a voi carissimi: ho desiderato tanto mangiare questa pasqua con te! Come è consolante sentirsi desiderati da Gesù, sentire che egli desidera la nostra amichevole compagnia. In mezzo a tanta incomprensione di scribi e farisei egli desidera farci il dono più grande: quello della sua vita.

Ma perfino i suoi apostoli non lo comprendono: Giuda si sta dando da fare per tradirlo per trenta denari: l’amore al denaro (era ladro) lo porta a vendere il maestro; Pietro prima non capisce i gesti che Gesù sta facendo e non vuole lasciarsi lavare i piedi, poi per paura lo rinnega per ben tre volte; Giacomo e Giovanni insieme con Pietro si addormentano invece di vegliare un po’ con lui in preghiera.

Al desiderio di Gesù di farci partecipi della sua mensa, troppo spesso corrisponde la distrazione del mondo, le paure e le timidezze degli uomini, la rincorsa di miseri interessi materiali. Ma il desiderio di Gesù non si spegne e continua ad offrire a noi, uomini ingrati, di partecipare alla mensa della sua pasqua. Ogni domenica Gesù manifesta questo desiderio, ogni santa messa porta con se questo desiderio, anzi questo invito pressante di Gesù. Ma troppo spesso anche noi, magari presenti alla mensa come lo erano gli apostoli, non meno di loro non sappiamo cogliere la grandezza del suo dono. Come Pietro non vogliamo lasciare che Gesù ci lavi i piedi dai nostri peccati, come Giuda siamo preoccupati della cassa più che dell’incontro con lui, come Pietro ci lasciamo prendere dal rispetto umano e lo rinneghiamo di fronte all’arroganza di chi lo insulta.

Gesù questa sera dice a noi: ho desiderato tanto mangiare questa cena con voi. E noi siamo venuti, abbiamo accettato l’invito.

Signore Gesù libera il nostro cuore da attaccamenti e paure che non ci lasciano liberi di vivere a pieno questi momenti di intenso ascolto di quanto ci vuoi comunicare. Aiutaci a comprendere il tuo grande dono di amore e a fare nostro quanto ci lasci in testamento: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Tu ci ami fino a piegarti per lavarci i piedi come fa l’ultimo degli schiavi, ci ami anche se noi non ti amiamo, tu ci ami fino alla morte, tu ci ami fino a darci il tuo corpo e il tuo sangue come cibo per la nostra vita.

Signore il tuo amore ci confonde per la sua sublimità e ci fa sentire veramente piccoli, egoisti. Ma tu continui a ripeterci: “ho desiderato tanto mangiare questa pasqua con te, desidero tanto mangiare questa cena con te”. Non ti spaventa la nostra piccolezza, anzi è proprio per la nostra piccolezza che il tuo desiderio di noi è forte, tu ci desideri perché vuoi liberarci dalla nostra grettezza, vuoi farci partecipi del tuo cuore grande affinché impariamo da te ad amare.

Quanto ci fa bene questo tuo desiderio! Quanto ci fa bene il tuo esempio di questa ultima cena, quanto ci fa bene cenare con te ogni volta che partecipiamo alla santa messa.

Se come Giuda a volte siamo più preoccupati della cassa dei denari che di te, perdonaci. Se come Pietro a volte siamo presi dal rispetto umano e ti rinneghiamo davanti agli uomini, perdonaci. Se come gli apostoli ti abbandoniamo nell’ora del pericolo, perdonaci.

Sappiamo che possiamo contare sul tuo amore che perdona. Ma tu, Signore, fa che accogliamo il tuo desiderio, aiutaci a stare e vegliare con te nell’ora della tentazione. Soprattutto, Signore, non cessare mai di donarci il tuo corpo e il tuo sangue.

Donaci, Signore, apostoli che ci ricordino la tua parola perché le nostre comunità non ne restino prive. Mandaci pastori santi e coraggiosi che come i tuoi apostoli siano un cuor solo e un’anima sola, umili servitori della tua Chiesa, pronti a lavare con amore i piedi dei più piccoli e bisognosi.

Sappiamo che questo tu desideri per il bene nostro, aiutaci a comprendere il tuo desiderio e a farlo nostro, così potremo essere sempre con te e non abbandonarti mai”.

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