Quattro tradizionali processioni italiani inserite nel patrimonio dell’umanità

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Festa 2012 - Processione 13 Maggio - Tommaso Galieni
Processione 13 Maggio – Tommaso Galieni

Di A.B.

Una delle missioni dell’UNESCO è quella di tenere una lista di patrimoni dell’umanità. Questi sono siti importanti culturalmente o dal punto di vista naturalistico, la cui conservazione e sicurezza è ritenuta importante per la comunità mondiale. Tale organizzazione culturale ha inserito in un apposito elenco i patrimoni orali e immateriali dell’umanità, che sono espressioni della cultura immateriale del mondo, per sottolineare l’importanza che hanno le tradizioni. Di fatto mentre i siti patrimonio dell’umanità: rappresentano cose tangibili (come un sito archeologico), i patrimoni orali e immateriali sono “ le prassi le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità… riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale…” insomma sono tutto quello che noi chiamiamo semplicemente tradizioni ! L’UNESCO si è posta il problema di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come si stato fatto per i beni materiali.

Per realizzare tale obiettivo periodicamente vengono esaminate – a livello mondiale- le domande di ammissione alla lista e solo dopo attenti controlli alcune vengono accettate . Quest’anno il 5 dicembre a Baku, in Azerbaigian, il Comitato intergovernativo dell’Unesco ha ammesso nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità altri nove beni fra cui “le processioni con delle Grandi Macchine a Spalla” nostra tipica tradizione. E così quattro città italiane accomunate dalla presenza di feste religiose caratterizzate dall’innalzamento e dal trasporto a spalla di massicci simulacri in devoto omaggio ai Santi patroni sono state gratificate da questo ambito riconoscimento avendo saputo conservare la tradizione. Sono pertanto entrate nella lista Unesco la Macchina di Santa Rosa, a Viterbo, i Gigli in onore del patrono San Paolino a Nola, la Varia della festa popolare dedicata a Maria Santissima della Sacra Lettera a Palmi e i Candelieri della festa della Madonna Assunta a Sassari.

Ci si può chiedere se le suddette processioni siano eventi rituali o solo consuetudini sociali o occasioni di festa.
Forse sono tutte e tre le cose : la pietà popolare, soprattutto a partire dal Medioevo, ha dato largo spazio alle processioni, che nell’età barocca hanno raggiunto l’apogeo. Le processioni sono sempre state manifestazioni di fede del popolo, e se -come nei casi in questione – hanno anche dei connotati culturali ,restano comunque in grado di risvegliare il sentimento religioso dei fedeli. Una comunità che prepara una tale testimonianza di fede, anche se per qualcuno essa diventa uno spettacolo folkloristico- è pur sempre una comunità viva, che fa comunione, che trasmette la fede religiosa di un popolo, che dà una testimonianza cristiana, che dà ai partecipanti un senso d’identità nella fede, di continuità: in quei momenti si sente che la Chiesa è viva e si percepisce di essere “orgogliosi” di essere cristiani.

A chi la pensa diversamente e vorrebbe far cessare queste “barbare usanze medioevali” ora potrebbe bastare il sapere che anche l’Unesco le ha riconosciute come evento culturale. E meno male che è intervenuto l’Unesco a salvaguardarci e ad attestare che facendo le processioni su strade pubbliche non offendiamo gli atei, non manchiamo di rispetto alle altre religioni, ma facciamo, per lo meno, cultura!

A quanto l’inclusione nella lista anche di quella nostra stupenda artistica popolare e secolare tradizione che è il presepe? Forse così si potrebbe riprendere a farlo anche nelle scuole!

E inoltre ma deve essere l’Unesco a spiegare in Italia che il “patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, …alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”. (art 2 convenzione)

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