Pregare con la Bibbia, meditare con la Parola

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IMG_1490ROMA – È stato presentato mercoledì 30 ottobre alle ore 17.00 presso l’Auditorium “San Pio X” il libro “Pregare con la Bibbia, meditare con la Parola. L’appassionante mondo della Lectio Divina. Manuale per la Lettura orante della Bibbia”, scritto da padre Gabriel Mestre ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana, in collaborazione con l’American Bible Society, organizzazione interconfessionale cristiana che traduce, pubblica e distribuisce la Bibbia.

La conferenza è stata introdotta e moderata da Sean Patrick Lovett, caposezione della sezione inglese della Radio Vaticana.

Ha poi preso la parola don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, che ha sottolineato l’importanza di questa prima collaborazione fra la Lev e la American Bible Society e alla quale faranno seguito altre iniziative editoriali.

Fra i vari interventi si sono distinti per spessore teologico quelli di Stephen Pisano, vicerettore del Pontificio Istituto Biblico, e di Fortunato Frezza, sottosegretario del Sinodo dei Vescovi.

Stephen Pisano, ha presentato il libro spiegando che esso è diviso in 6 capitoli, dei quali i primi 4 trattano della bibbia in generale, mentre gli ultimi due sono dedicati alla lectio divina. In appendice, ha aggiunto, si trovano il testo integrale del messaggio al popolo di Dio della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 2008 incentrato sulla Parola di Dio e le cartine della Palestina.

Il prelato ha messo in evidenza come il libro sia frutto dell’esperienza vissuta di padre Mestre, che nel corso del suo ministero sacerdotale ha introdotto tanti gruppi e persone alla lectio divina. Il libro, ha continuato il religioso, è destinato ai principianti che vogliono imparare cosa siano la bibbia e la lectio divina.

Purtroppo l’ignoranza della bibbia è molto diffusa fra i fedeli cattolici, nonostante gli inviti del Vaticano II e del Sinodo del 2008 a una riscoperta della Parola di Dio. È una sfida convincere i credenti cattolici sull’importanza della lettura e della lectio. La lettura orante è più importante di una semplice lettura e può attirare più facilmente le persone ad accostarsi al testo sacro.

Stefan Pisani ha poi sottolineato l’insistenza del libro sulla Tradizione, che è inseparabile dalla Scrittura, citando quanto scritto da padre Mestre a p. 32: “L’esperienza di incontro con Dio non si esaurisce negli avvenimenti riportati nella Bibbia. Vi è anche ciò che chiamiamo Tradizione, che consiste nella percezione del messaggio di Dio che, in ogni tempo, la Chiesa individua e presenta ai suoi fedeli”.

La formazione dei vangeli infatti è avvenuta in tre tappe: in un primo momento ci sono stati gli eventi vissuti dagli apostoli col loro Maestro, poi sono venute le tradizioni conservate dalla primissima comunità cristiana, infine è stato messo per iscritto tutto ciò che oggi leggiamo nei vangeli. Tradizione dunque non è solo ciò che viene dopo la Scrittura, ma anche qualcosa che la precede: la Tradizione è importante nella formazione e nella trasmissione del testo biblico.

Mons. Fortunato Frezza ha incentrato la sua relazione sul tema della lectio divina che si compone di 5 momenti: lectio, meditatio, oratio, contemplatio e actio.

Il religioso ha spiegato come alcuni autori, come il defunto Card. Martini, elenchino fino a otto passi, ma queste versioni “ampliate” della lectio divina contemplano momenti, come la discreptio e la deliberatio, che toccano il tema del discernimento e che in fin dei conti possono essere considerati ampliamenti dell’oratio o dell’actio.

Il prelato ha mostrato come nel testo presentato vi sia un significativo segno di convergenza fra i padri conciliari e i padri sinodali, fra la Dei Verbum e la Verbum Domini. Fino a mezzo secolo fa, non era scontato pregare con la bibbia, oggi ciò è diventato anche un programma editoriale!

Il monsignore ha ricordato che la lettura della bibbia deve avvenire nello Spirito Santo, anche alla luce di quanto Paolo scrive nella seconda lettera a Timoteo al capitolo terzo. San Girolamo insegna che deve essere letta e interpretata per mezzo di quello stesso Spirito con cui è stata scritta. I monaci ci hanno consegnato la formula della lectio divina, così come oggi la conosciamo.

Infine il Segretario del Sinodo ha dato una pratica dimostrazione di come vada usato questo testo prendendo spunto da quanto scritto a p. 90, dove viene proposta la lectio di Is 6,1-8. In primo luogo si individua il genere letterario: si tratta di un racconto vocazionale. L’autore si dilunga a parlare dei personaggi citati nel racconto: Isaia, i serafini, Dio, ecc. La linea di interpretazione odierna, che parte dal metodo storico-critico per diramarsi poi nell’analisi strutturale, intertestuale ecc., trascura quella dei personaggi. Padre Mestre, al contrario e lodevolmente, si distingue in questo.

Se si considera in modo serio il fatto che la bibbia sia la Parola di Dio nel linguaggio umano, vale per la Sacra Scrittura ciò che vale per le parole degli uomini: esse contengono sempre informazioni, espressioni, e desiderio di relazione. Se si applica ciò al citato passo di Isaia preso ad esempio, si può notare come esso sia il racconto di una voce che si esprime e che fa una chiamata e che contiene anche informazioni di carattere storico come la morte di Ozia.

La semplice lettura di un passo è ancorata a tutta la Scrittura come si conviene ad una verità organica: c’è in tutta la Scrittura un grande disegno unitario della vocazione come ad esempio nella lettera degli ebrei, dove si vede che in Cristo si compie ciò che è preannunciato nell’Antico Testamento.

Infine la riflessione di padre Mestre tiene anche in gran conto la recente riflessione dei padri sinodali che hanno riflettuto sulla parola di Dio nell’assemblea ordinaria del 2008. Infatti si fa riferimento alla Verbum Domini ben otto volte e il testo, come già detto, è integralmente riportato in appendice.

La presentazione è stata allietata da alcuni momenti musicali, a cura del Quartetto d’archi “Pessoa” che per la prima volta ha eseguito una composizione inedita per due violini, viola e violoncello del M° monsignor Giuseppe Liberto “Discordia Concors”. È stato eseguito anche il “Divertimento K 137” di Wolfgang Amadeus Mozart.

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