L’Italia non investe sui minori

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di Giovanna Pasqualin Traversa

In Italia un milione e 822mila minorenni, pari al 17,6% di tutti i bambini e gli adolescenti, vivono in situazione di povertà relativa, mentre il 7%, pari a 723mila minori, vive in condizioni di povertà assoluta. L’11% dei ragazzi non va a scuola e non lavora. È davvero allarmante la fotografia emersa dalla seconda relazione annuale al Parlamento dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, presentata il 10 giugno a Palazzo Madama dal presidente Vincenzo Spadafora. Ma la politica sembra non rendersene conto.
Al Sud rischio povertà ed esclusione sociale. Illustrando il rapporto, che riguarda il 2012, alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso e del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, Spadafora conferma i dati resi noti nelle scorse settimane dell’Istat e sottolinea: “Il fallimento delle politiche sinora adottate è quello relativo al rischio di povertà ed esclusione sociale per i bambini e gli adolescenti che vivono in famiglie con tre o più minorenni: esso è pari al 70% nel Mezzogiorno a fronte del 46,5% a livello nazionale”. Nel rammentare che nella classifica stilata di recente dall’Unicef sul benessere dei minori, l’Italia occupa il 22° posto (su 29 Paesi), il garante evidenzia che la Penisola registra il tasso di Neet (Not in Education, Employment or Training) più elevato tra i Paesi industrializzati, dopo la Spagna. L’11% dei nostri ragazzi tra 15 e 19 anni non è infatti iscritto a scuola, non lavora e non frequenta corsi di formazione.

Mancanza di investimenti. Un minore su quattro, si legge ancora nella relazione, non pratica sport; la stessa percentuale registra problemi di sovrappeso. Non mancano i comportamenti a rischio: quasi il 9% degli adolescenti fuma, il 5% “ha un consumo di alcol rischioso per la salute”. E se gli studenti italiani sono al 24° posto nei 29 Paesi dell’indagine Unicef per il rendimento scolastico (test Pisa: letteratura, matematica e scienze, nonostante il miglioramento del 10% rispetto al 2000), si conferma invece l’eccellenza della nostra scuola per l’infanzia con il 6° tasso più alto di iscrizione prescolare, alla pari con la Norvegia. Negativo l’impatto “della mancanza di investimenti da parte della Stato a favore dell’infanzia e dell’adolescenza”. “La classe dirigente del Paese – sostiene l’Authority – continua a non comprendere il valore di tali investimenti che possono essere un antidoto per uscire dalla crisi e per non compromettere la crescita futura”. Oltre a rispettare i diritti dei bambini e degli adolescenti italiani, “investire oggi su di loro – prosegue il documento – significa domani avere un numero inferiore di famiglie povere da sostenere, meno sussidi per i disoccupati, meno spese per il disagio sociale, probabilmente meno spese per i detenuti, più lavoratori e quindi più contributi per il welfare”.

Questione sociale. “Non siamo più di fronte a un ‘disagio sociale’ – avverte il presidente del Senato, Pietro Grasso -; dobbiamo parlare di una vera e propria ‘questione sociale’ da porre al centro dell’attenzione e dell’opinione pubblica”. E aggiunge: “Occorre investire sulla scuola: una scuola senza risorse significa più crimine”. Dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri apprezzamento per “il più basso tasso di mortalità infantile d’Europa (9° posto nella graduatoria complessiva dell’Europa meridionale, ndr.), dimostrando che sul piano sanitario abbiamo lavorato bene”, e per “l’eccellenza della nostra scuola d’infanzia”.

Un topo per amico. Dopo avere sintetizzato l’attività svolta nel 2012 dall’Authority, istituita l’anno precedente, Spadafora definisce “non più rinviabile” la riforma della giustizia minorile. “È necessario cambiare – assicura -, puntando sulla specializzazione, sulla formazione degli operatori, sulla mediazione”. E intanto lancia il volumetto “Che avventura stratopica, Stilton! Alla scoperta dei diritti dei ragazzi”, pubblicato da Piemme; “progetto di grande valenza etica ed educativa, con l’obiettivo di spiegare l’attività dell’Authority” attraverso le parole di Geronimo Stilton, topo filosofo e giornalista, protagonista dal 2000 di uno straordinario fenomeno editoriale (www.geronimostilton.com).

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