Educare i figli, niente scapaccioni

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Alberto Campoleoni

Come educare i figli? I media rilanciano l’ultima “scoperta” che viene dagli Stati Uniti: abbracci, elogi, incoraggiamenti. Al bando i castighi, le sgridate, naturalmente niente scapaccioni.
E via con i confronti: tra la mamma-tigre cinese, tutta disciplina e severità, alla mamma cocker italiana, pasticciona, agitata, tuttofare. Senza dimenticare i padri – che già a volte si dimenticano da soli – definiti “aquila” quando sono rigidi e normativi, od “orsetto” se protettivi e dolci.
Viene da sorridere, e naturalmente banalizzare un po’ un discorso altrimenti molto serio, come quello dell’educazione dei più piccoli. Da sorridere (ma non troppo, in verità) soprattutto se si ha in mente la realtà media delle famiglie, dove l’accudimento – e l’educazione – dei più piccoli, purtroppo, è spesso sopraffatto da innumerevoli esigenze pressanti e da condizioni che lo rinviano “a dopo”. I tempi del lavoro e dello stare insieme, ad esempio, sono spesso tali da non permettere molte interazioni tra genitori e figli. E se è vero che la qualità vale più della quantità – un’altra “parola d’ordine” conosciuta e inflazionata a proposito di educazione – è anche vero che una certa quantità è indispensabile. Allo stesso modo, le preoccupazioni economiche, le tensioni sociali, la crisi del lavoro, i tanti elementi che oggi favoriscono le disgregazioni familiari concorrono a “distrarre” dai temi educativi.
Ecco, è qui il problema: prima di pensare a “come” educare i figli, occorre ribadire che, appunto, si deve educare. E, per questo, le famiglie hanno oggi più bisogno che mai. Bisogno di sostegno, di aiuti anche professionali. Sono i padri e le madri, oggi, ad avere bisogno di abbracci e incoraggiamenti e di essere educati a educare.
E allora gli articoli sui media possono essere un simpatico spunto, un motivo in più per mettere a tema la questione educativa, mai scontata. Anche con la provocazione di ricette più o meno confezionate. E i pareri dei vari esperti che spiegano come con i più piccoli è meglio essere concreti – un ordine astratto è appreso difficilmente – e che i “castighi” devono essere studiati ad arte.
Bisognerebbe aggiungere che i castighi, come gli incoraggiamenti, in generale gli atteggiamenti scelti nei confronti dei figli, hanno bisogno soprattutto di essere “pensati” e, cioè, scelti, con la lucidità maggiore possibile. Nel senso che il primo step dell’educazione sta nella consapevolezza, nell’intenzionalità, nella capacità di fare scelte mirate, avendo a cuore il bene dell’altra persona. Anche questo è tutt’altro che scontato e facile da realizzare. Torna la questione dell’aiuto, dell’alleanza educativa, della cooperazione e condivisione. Si educa insieme, ricordava qualche pedagogista. Oggi è un messaggio davvero attuale e necessario, cercando di sbagliare il meno possibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *