SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci sono momenti in cui il silenzio di un porto non è assenza di vita, ma un’attesa che toglie il fiato.
Martedì 29 settembre, ore 22:45. Sulle banchine del porto sambenedettese, l’aria profuma di salmastro, gasolio e trepidazione. Le prue dei motopesca, schierate come giganti bianchi pronti alla sfida, tagliano l’oscurità. Tra poco più di un’ora scadrà il fermo, i motori torneranno a ruggire e le reti della pesca a strascico solcheranno di nuovo il mare. Ma prima di prendere il largo, c’è un appuntamento con il Cielo.
Il fermo biologico obbligatorio della pesca a strascico è terminato il 29 settembre. La chiusura, stabilita dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), serve a garantire la riproduzione delle specie pescate nei fondali: triglie, merluzzi, naselli, sogliole, rombi, ma anche seppie, calamari, polpi, scampi e gamberi.
Iniziato il 16 agosto per 45 giorni consecutivi, il fermo è scaduto il 29 settembre. Il tratto di mare interessato è quello compreso tra San Benedetto del Tronto e Bari. Le attività di pesca ripartono regolarmente dalla mezzanotte, cioè dalle 00:00 del 30 settembre 2026.
A camminare di notte su quel cemento lambito dalle onde c’è l’arcivescovo mons. Gianpiero Palmieri, guida delle diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e Ascoli Piceno. Accanto a lui, con lo sguardo di chi i pescatori li vive e li ascolta ogni giorno, c’è don Giuseppe Giudici, responsabile dell’Ufficio diocesano della Pastorale del Mare.
Vescovo Palmieri: «Carissimi pescatori, quest’anno la ripresa del vostro prezioso e duro lavoro è segnata, fin da subito, da grande difficoltà. Questo mi addolora, molto!
Intorno al Vescovo e a don Peppe – così lo chiamano i pescatori – ci sono i volti dei marinai, e probabilmente a casa gli occhi lucidi delle mogli e dei figli che sanno cosa significhi aspettare a terra quando il mare fa paura.
La tensione emotiva è palpabile, vibra nell’aria notturna. È il peso di un’economia difficile, sono le incertezze del futuro. C’è preoccupazione per quei circa duemila litri di gasolio consumati ogni giorno, con un costo raddoppiato. Ma una fede antica, viscerale, che si tramanda di generazione in generazione e che si aggrappa a quella banchina, è la ragione di questo ritrovo nella fresca tarda serata, sotto la luna, anziché nel comodo tepore di una camera da letto.
È una notte di speranza accesa. Quando la preghiera si conclude, l’emozione lascia spazio agli sguardi nel buio e a quelle lapidi bianche come la luna, ricordo di tanti caduti del mare, davanti alle quali si è consumato il rito della benedizione dei pescherecci.
Presente all’incontro di preghiera anche il Comandante della Capitaneria di Porto, Giuseppe Quattrocchi, che ha rassicurato i marittimi, promettendo che farà il possibile per rendere più leggero e agevole il loro lavoro.
In rappresentanza dell’Amministrazione Comunale c’è l’assessore al Demanio, Luigi Anelli, che rassicura i pescatori, promettendo aiuti in questo momento difficile e complesso. Anche don Giuseppe Giudici, che conosce i pescatori uno a uno, li rassicura sulla possibilità di un aiuto concreto da parte della Chiesa, invitandoli a non perdere mai la Speranza.
Quando il Vescovo Gianpiero solleva l’aspersorio per la benedizione, il tempo sembra fermarsi. Le sue parole non sono un rito formale, ma una carezza profonda sulle ferite e sulle speranze della marineria di San Benedetto del Tronto. Don Giuseppe Giudici guida la passeggiata fino al Molo Nord, scruta i suoi marinai, condividendo quel misto di sollievo e trepidazione che accompagna ogni ripartenza.
Si attende tutti insieme la mezzanotte, per vedere i motopesca lasciare il porto.
In quel gesto sacro c’è il cuore pulsante di una città che nel mare ha le sue radici, San Benedetto del Tronto, con la sua sofferenza e la sua gioia. I pescatori si segnano, abbassano il capo in un raccoglimento antico come il mondo. Il porto si sveglia in modo discreto, le luci si accendono e i motopesca cominciano a sfilare lentamente verso il largo, lasciando dietro di sé una piccola scia di schiuma bianca e la certezza che, se in mare aperto ci fossero onde alte, si può sempre guardare al Cielo, a Maria, “Stella Maris”: e nessuno sarà più solo.


















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