SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel 1986 una cartolina indirizzata a Mario Lupo per ringraziarlo del monumento ispirato al suo celebre romanzo. Quarant’anni dopo, in occasione del centenario dell’artista e del quarantennale dell’opera, Richard Bach risponde nuovamente da oltreoceano: «Una scultura straordinariamente bella». E annuncia che la condividerà con i suoi lettori.
Ci sono storie che sembrano interrompersi e che, invece, hanno soltanto bisogno di tempo per ricominciare. In questo caso sono serviti esattamente quarant’anni.
Era il 1986 quando Mario Lupo completava a San Benedetto del Tronto il Monumento al Gabbiano Jonathan Livingston, la grande scultura ispirata al celebre romanzo di Richard Bach, pubblicato nel 1970 e divenuto in tutto il mondo un racconto simbolo di libertà, ricerca e superamento dei propri limiti.
Bach venne a conoscenza dell’opera realizzata sul Molo Sud e, attraverso Mr. Tony Galati di New York, fece arrivare a Mario Lupo una cartolina con parole di apprezzamento e gratitudine.
Quella cartolina è stata conservata. E oggi, quarant’anni dopo, ha contribuito a riaprire un dialogo che sembrava appartenere alla storia.
Il 2026 rappresenta infatti un anno particolare: ricorrono contemporaneamente i cento anni dalla nascita di Mario Lupo, nato nel 1926, e i quarant’anni dalla realizzazione del Monumento al Gabbiano Jonathan Livingston.
Da una parte Endeca | Agitatore Culturale ETS, impegnata nel progetto per il centenario dell’artista con le mostre di Giulianova e Ancona, il docufilm Mario Lupo – La mia vita per l’arte e la mostra conclusiva in programma dal 24 ottobre alla Palazzina Azzurra; dall’altra il Circolo dei Sambenedettesi, promotore delle celebrazioni per il quarantennale del monumento.
Due percorsi destinati inevitabilmente a incontrarsi.
Da qui è nata l’idea di provare a rintracciare Richard Bach e raccontargli che cosa fosse diventata, dopo quarant’anni, quella scultura di cui aveva ricevuto le fotografie nel lontano 1986.
Il primo contatto è avvenuto attraverso James Marcus Bach, figlio dello scrittore, al quale l’arch. Franco Mercuri (Endeca | Agitatore Culturale ETS) ha raccontata la storia del monumento, allegando fotografie attuali dell’opera e la riproduzione della vecchia cartolina. James Bach ha accolto con grande disponibilità la richiesta e ha inoltrato il messaggio al padre.
E, inaspettatamente, Richard Bach ha risposto.
«Che scultura straordinariamente bella!»
A novant’anni, lo scrittore americano ha così potuto vedere nuovamente il monumento ispirato al suo Jonathan.
La sua risposta è arrivata con parole di autentico stupore, spiegando che, pur dovendo averne viste delle immagini quarant’anni prima, le fotografie ricevute oggi gli sono apparse «absolutely breathtaking», mozzafiato.
Ma soprattutto Bach riconosce nell’opera di Mario Lupo qualcosa che va oltre la sua qualità formale ovvero la capacità di avere interpretato il senso più profondo del suo libro.
Scrive infatti di quanto perfettamente Mario sia riuscito a cogliere «the spirit and story of Jonathan Livingston Seagull», lo spirito e la storia del Gabbiano Jonathan Livingston.
E immagina anche il rapporto che, nel frattempo, deve essersi creato tra la scultura e la città:
«How proud the residents of San Benedetto del Tronto must be of the iconic sculpture.»
Quanto devono essere orgogliosi gli abitanti di San Benedetto del Tronto di questa scultura ormai iconica.
Richard Bach ricorda che quarant’anni fa lui e sua moglie Leslie erano soliti comunicare con i propri lettori attraverso le cartoline. Oggi, osserva, quelle cartoline sono state sostituite dalle e-mail e, ancora più recentemente, dai messaggi sui social network.
Così, alla cartolina del 1986 affianca oggi la sua e-mail del 2026 in risposta alla richiesta formulata dall’arch. Mercuri.
Cambiano gli strumenti, rimane intatto il filo che lega le persone.
Bach scrive di essere felice di aver rivisto quella vecchia cartolina e ringrazia per avergli ricordato «the great artist Mario Lupo and his beautiful Jonathan Livingston Seagull sculpture».
Ma la storia non si ferma qui.
Richard Bach porterà il Jonathan di San Benedetto ai suoi lettori
Lo scrittore ha infatti espresso il desiderio di pubblicare sul proprio profilo Instagram alcune delle nuove fotografie ricevute del monumento, realizzate dal fotografo sambenedettese Emanuele Santori, per mostrarle ai suoi lettori e follower.
Bach si è detto «grateful and honored» di poter dedicare il suo prossimo post alla scultura e si è inoltre offerto di segnalare la data del 24 ottobre 2026, quando alla Palazzina Azzurra si aprirà la mostra conclusiva delle celebrazioni per il centenario di Mario Lupo.
Un gesto particolarmente significativo: quarant’anni dopo aver ringraziato Mario Lupo per avere trasformato Jonathan in una scultura, Richard Bach contribuirà ora a far conoscere quella stessa scultura ai suoi lettori nel mondo.
Nel frattempo Endeca | Agitatore Culturale ETS e il Circolo dei Sambenedettesi hanno preso contatto con Rizzoli e stanno anche esplorando la possibilità di realizzare, previa acquisizione delle necessarie autorizzazioni editoriali, un’edizione speciale de Il gabbiano Jonathan Livingston con un apparato dedicato al quarantennale del monumento sambenedettese.
La cartolina del 1986 e l’e-mail del 2026 diventano così le due estremità della stessa storia.
Nel mezzo ci sono quarant’anni, generazioni di sambenedettesi, milioni di passi lungo il Molo Sud e quei gabbiani che continuano a stagliarsi contro il cielo.
Forse non è casuale che sulla targa posta sul monumento di Mario Lupo si sia voluto ricordare proprio il messaggio più universale del libro di Bach: lo spirito di Jonathan alberga in ognuno di noi.
Quarant’anni dopo, da una sponda all’altra dell’oceano, quel messaggio è tornato al luogo in cui aveva assunto una forma.
E i gabbiani di Mario Lupo continuano a volare.




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