ASCOLI PICENO – Si è tenuto mercoledì 23 settembre, dalle 18:00, presso la Bottega del Terzo Settore di Ascoli Piceno, l’incontro dal titolo “Terzo settore, volontariato e giovani tra presente e futuro”.
L’evento, promosso dalla Caritas diocesana di Ascoli Piceno insieme alla Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, all’Associazione PAS Polo Accoglienza Solidarietà, all’Associazione Betania Odv e alla Fondazione Caritas di San Benedetto del Tronto, è il secondo appuntamento del Festival Sociale, che si sta tenendo in questa settimana ad Ascoli Piceno, e ha affrontato, come tematica principale, il ruolo del volontariato nella costruzione della comunità, in particolare il rapporto tra i giovani e l’impegno a favore degli altri.
Relatori dell’incontro sono stati Adriano Tomba, Presidente della rete “Contagiamoci”, don Luca Censori, Responsabile della Pastorale Giovanile della diocesi di Ascoli Piceno, e Piergiorgio Ragneni, operatore Caritas di Ascoli Piceno. A fare da mediatore è stato Giorgio Rocchi, Direttore della Caritas diocesana di Ascoli Piceno. Presente anche il vescovo Gianpiero Palmieri, al quale è stato chiesto un intervento a conclusione dell’incontro.
Molti sono stati i presenti, soprattutto operatori e volontari del mondo Caritas; in particolare, il sopra citato Rocchi, Emilio Bianchini, Presidente di Betania, Pino Felicetti, Presidente del PAS, ed Emidio Brunozzi, Presidente di Zarepta. Per quanto riguarda le autorità civili, erano presenti Massimiliano Brugni e Giovanna Cameli, rispettivamente Vicesindaco e Consigliera Comunale del Comune di Ascoli Piceno, e l’Assessora Germana Gagliardi, membro della Giunta Comunale di Spinetoli. Presente, nondimeno, il Presidente della Bottega del Terzo Settore, Marco Regnicoli.
Il saluto di Marco Regnicoli
Ad aprire l’incontro è stato il Direttore Rocchi, che ha invitato Marco Regnicoli a prendere la parola: «La riforma del Terzo Settore, tra nuova fiscalità e amministrazione condivisa, porta a un’eccessiva burocratizzazione e all’affanno delle associazioni, in un volontariato percepito in crisi e liquido. L’esigenza è riscoprire il senso del nostro agire, superando la velocità, per ragionare su come risolvere i problemi di persone che hanno una necessità».
Il saluto delle autorità
Concluso l’intervento di Regnicoli, Rocchi ha continuato dando la parola agli assessori Brugni e Gagliardi.
Assessore Brugni: «Noi siamo qui a parlare di aiuto al più debole, al più fragile, pensando a creare la società del domani. Dal basso parte la volontà per andare, insieme, incontro alle nuove sfide ed essere vicini a tutti. Abbiamo un tessuto associazionistico importante: le nostre associazioni riescono a intercettare molti fondi per promuovere queste politiche. Purtroppo, dopo il Covid si è registrato un calo di volontari; tuttavia, vedo che nella nostra città c’è fermento anche nel volontariato dei giovani. Chiaramente cerchiamo di fare la nostra parte, però è importante ascoltare il territorio e non amministrare senza ascoltare ciò che viene dal basso».
Assessora Gagliardi: «Ho partecipato volentieri proprio perché non è possibile ragionare singolarmente, il nostro territorio non ha più un confine ben delineato. La vallata del Tronto è un territorio in crescita e, per questo, stiamo conoscendo i bisogni e sollecitiamo gli interventi in forma associata. Guardiamo con ammirazione quello che fanno le città più grandi del nostro territorio. Molti giovani sono arrivati da noi e, pur andando a scuola ad Ascoli o a San Benedetto, sono nostri cittadini».
Parola ai relatori
Adriano Tomba: la Riforma del Terzo Settore secondo la Parabola del Buon Samaritano
L’intervento di Tomba si è concentrato sullo stato del Terzo Settore:
«La riforma del 2016 ha voluto rafforzare il no profit con l’iscrizione al Runts e obblighi di trasparenza: un passaggio fondamentale. La realtà è che ho visto le associazioni appesantite da modifiche statutarie, adempimenti di bilancio e costi. Le realtà grandi ce l’hanno fatta; quelle più piccole si sono sciolte o incorporate. Accanto a ottime intuizioni, la riforma è stata la morte del Terzo Settore se intendiamo il dinamismo, la solidarietà e la spontaneità di fronte a un bisogno. Pensiamo alla Parabola del Buon Samaritano: il samaritano non è iscritto al Runts, l’oste sì. Abbiamo bisogno di entrambi, ma il samaritano vede ciò che l’oste non può vedere. La riforma serve, è importante».
La seconda domanda che viene fatta a Tomba riguarda i cambiamenti che avrebbe potuto vedere riguardo alla presenza giovanile nel volontariato:
«Il volontariato è diffuso tra i giovani, tuttavia molte realtà segnalano una difficoltà nell’avere nuovi giovani volontari. Non credo sia venuto meno il desiderio di felicità, ma all’origine di questa fatica ci sono anni di individualismo. Sta mancando da parte di noi adulti la testimonianza della bellezza della gratuità e dell’esperienza stupefacente del dono. Senza questa testimonianza si fa fatica».
Piergiorgio Ragneni: le tre strade per creare una relazione
Piergiorgio ha incentrato il suo discorso su una provocazione: il volontariato sta apparentemente battendo stanchezza:
«La provocazione è vera: nell’emergenza di un terremoto o di un’alluvione ci sentiamo subito utili e il riscontro è immediato. La vera riflessione, però, è se l’ordinario non sia altrettanto straordinario. Per capirlo uso due verbi: guardare e vedere. Davanti a un grande evento guardiamo il bisogno; nell’ordinario dobbiamo fermarci e vedere la situazione, investendo tempo in una relazione. È come andare in montagna: in macchina ti godi il panorama, ma a piedi assapori il tempo. La sfida è declinare questi verbi nella quotidianità. Per fermarsi nella relazione dobbiamo percorrere tre strade: dare senso allo sguardo, rileggere ciò che viviamo dedicando tempo ai ragazzi e partire per nuovi orizzonti. Come educatori nel volontariato, la nostra opportunità è creare con i giovani le relazioni vere che loro stessi cercano».
La seconda domanda posta a Piergiorgio è stata sul perché un ragazzo o una ragazza dovrebbe mettersi a servizio all’interno di un’organizzazione di volontariato:
«Un ragazzo dovrebbe mettersi a servizio per sperimentare qualcosa controcorrente, fermarsi e osservare la realtà fuori dai pregiudizi. Nel mio gruppo scout vedo quanto la narrativa sui migranti sia ricca di luoghi comuni; eppure, ho visto ragazzi del liceo spendere il Triduo Pasquale a intrecciare le loro vite con giovani arrivati dalle frontiere. Questa relazione ha aperto i loro occhi sulla marginalità della città, oltre l’agio. Penso anche a quelle ragazze che, dopo essersi affacciate all’Emporio della Caritas, da due anni sono presenti ogni martedì».
Luca Censori: “I ragazzi vanno abilitati a essere soggetti, non oggetti”
L’intervento di don Luca ha toccato il tema del rapporto tra giovani e volontariato:
«Circa un anno e mezzo fa abbiamo avviato uno studio sui giovani del territorio. Pensavamo parlasse di disagio giovanile, ma i risultati hanno rivelato un dolore di fronte al quale non eravamo in grado di stare, facendoci capire che eravamo noi a doverci mettere in discussione. I ragazzi vanno abilitati a farsi sentire, ascoltati e riconosciuti come soggetti di un’azione e di un pensiero, non come oggetti di una strategia. Se ci muoviamo solo per le emergenze, li vedremo sempre come disagiati da aiutare; se invece li abilitiamo, diventano soggetti e ci permettono di vedere davvero ciò che prima non ci era noto. Per far prendere corpo a queste intuizioni ci vuole tempo, ed è qui che subentrano le istituzioni per preservarle e farle continuare nel tempo».
La seconda domanda posta a don Luca riguarda il modo in cui l’esperienza di volontariato possa costituire un’occasione di crescita per un giovane:
«Questi sono luoghi per vivere una visione: vedi cose che normalmente non vedi e, se non c’è chi ti accompagna, è difficile che avvenga. Questa è la più grande possibilità per vivere la gratuità e la vocazione. L’essere umano non può formarsi da solo, non esiste. Servizio e volontariato sono una spinta interiore che nasce dal desiderio e dall’aver visto il bisogno, che incontra una chiamata da fuori. In questo incontro la persona si scopre chiamata, perché qualcosa di profondo incontra una possibilità e non un dovere. Da qui nascono cambiamenti enormi e non possiamo perdere questi spazi di gratuità in favore di bandi».
Un’ultima domanda
L’ultima domanda che è stata posta ai relatori è stata: «La necessità di svolgere un rischio qualificato è un rischio di allontanamento dall’impegno? Come proporre l’incrocio tra efficienza e presenza?»
Adriano: «Il volontario decide in autonomia il proprio impegno in base alla sua sensibilità, che però cambia nel tempo. La vera domanda è: a chi rispondo? Se rispondo a me stesso, andrò avanti solo finché mi sentirò gratificato. Se, invece, rispondo a una chiamata, e chi lo fa è Dio, cambia tutto: si manifesta la stabilità. Quando una persona permane, diventa un riferimento e non risponde più all’urgenza di un bisogno, ma a Dio».
Piergiorgio: «Se ritenessi non vero quanto detto prima, allora servirebbe grande professionalità nel volontariato; tuttavia, visto che credo in quello che ho detto, confermo che, più che l’efficienza, va ricercato dove mi manda il cuore».
Don Luca: «L’effetto più immediato della riforma è fare le cose solo perché qualcuno mette i soldi. Questa è la negazione del volontariato, che invece nasce da persone provocate dalla stessa situazione che si mettono insieme e creano dal niente e senza soldi. Solo dopo, la proposta cresce e accede a finanziamenti. Se invertiamo questo ordine, il meccanismo non funziona».
La conclusione del vescovo Palmieri
A chiudere l’incontro è stato l’intervento del vescovo Gianpiero, il quale ha tenuto particolarmente a precisare che: «Le testimonianze che avete sentito nascono da enormi esperienze di vita sulla bellezza del volontariato. Volontariato e Terzo Settore sono impensabili l’uno senza l’altro. Chi lavora nel Terzo Settore non ha stipendi da capogiro; quindi, cosa spinge a scegliere una professione di cura? Se diminuisce il volontariato, diminuisce la possibilità di scegliere un mestiere di cura, perché chi lo fa ha vissuto esperienze umane o spirituali che hanno lasciato il segno. La società del futuro richiede collaborazione: senza di essa, la morte dell’uno significherà la morte dell’altro. Sostenere il superamento dell’individualismo indica che un gruppo umano è sano e permette di costruire la base su cui maturare mestieri di cura, non vissuti come ripiego. Abbiamo la possibilità di custodire il volontariato per far capire che, se scelgo questo lavoro, è perché partecipo a questa comunità. Anche chi vi partecipa da posizioni di laicità si coinvolge tantissimo in luoghi che lo riguardano da vicino».












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