COMUNANZA – Si è tenuto giovedì 17 settembre, dalle ore 16:00 alle ore 18:00, in piazza Giacinto Luzi, nel centro storico di Comunanza, l’incontro dal titolo “Francesco… va e ripara la mia casa”, organizzato per celebrare la prima riapertura dopo i restauri della chiesa di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della sua morte.
Relatori dell’incontro sono stati don Luca Rammella e don Paolo Simonetti, rispettivamente parroco e parroco in solido della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto; Padre Ferdinando Campana, Ministro provinciale dei Frati Minori delle Marche e Marchigiano dell’anno 2026; don Vincenzo Catani, parroco di San Pietro Apostolo a Castignano ed esperto di storia locale; Gianpiero Palmieri, vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Ripatransone e Montalto; Michel Formentelli, restauratore e organaro; Domenico Sacconi, sindaco di Comunanza; Luigi Contisciani, presidente del BIM Tronto; il senatore Guido Castelli, commissario straordinario per la riparazione e ricostruzione; Andrea Maria Antonini, consigliere della Regione Marche; Francesca Pantaloni, assessore regionale con delega a Bilancio, finanze, provveditorato ed economato; e l’onorevole Lucia Albano, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze. A fare da moderatrice è stata la giornalista Gloria Caioni. Ad animare l’incontro sono stati Letizia Ferracuti e Lorenzo, membri della Corale di Santa Caterina, che hanno proposto due intermezzi musicali.
Presenti, oltre a un gran numero di cittadini, altrettanto numerose autorità civili, tra cui il viceprefetto vicario di Ascoli Piceno, Gianluca Braga, e il presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Fabio Salvi.
La presentazione di Gloria Caioni
Prende subito la parola Caioni per le dovute presentazioni: «Oggi è un momento significativo per la comunità: a seguito dei restauri, riapre la chiesa di San Francesco e lo fa in un anno particolare, ovvero nel corso dell’ottavo centenario della morte del Santo Patrono d’Italia. Il titolo dell’incontro acquista un significato particolare: si parla di riparare non solo un luogo fisico, ma anche legami, identità e memoria».
Il saluto di don Luca e di don Paolo
I primi a parlare sono stati don Luca Rammella e don Paolo Simonetti, introdotti da Caioni come «coloro che più di tutti rappresentano la comunità».
Don Luca: «Grazie a tutti voi, alla comunità di Comunanza e alla Corale di Santa Caterina per il costante supporto. Oggi ricordiamo una storia straordinaria: il 17 settembre 1224, a La Verna, San Francesco riceveva il dono delle Stimmate sotto gli occhi dell’amico frate Leone. Qui a Comunanza abbiamo la fortuna di custodire la chiesa più antica del paese, nata proprio per fare da memoria a quell’evento. Dopo decenni di chiusura e un grave stato di fatiscenza, che ci ha impedito di accedere ai fondi per il sisma del 2016, siamo riusciti a realizzare un restauro duro e tortuoso. Questo miracolo è stato possibile grazie a un investimento totale di 631 mila euro, così composto: 420 mila euro dalla CEI, 120 mila euro dal BIM Tronto, 61 mila euro dal Comune di Comunanza e 30 mila euro dalla Fondazione Pascale. A tutti questi enti va il nostro più grande e sentito ringraziamento. Grazie a loro, la nostra storia è tornata a splendere».
Don Paolo: «Ormai quotidianamente nel mondo si parla di guerra e morte; tuttavia, è bellissimo constatare che il mondo non è solo questo, ma si può realmente collaborare con vero frutto, cercando davvero il bene comune. Perché, se questa chiesa è di proprietà della parrocchia, ogni comunanzese può considerarla una propria eredità. Questa chiesa è di tutti, in particolare di quelli che provano amore per il poverello di Assisi».
Gli interventi di Padre Ferdinando e di don Vincenzo
Vengono chiamati a parlare, in qualità di “storici” della vita di Francesco, Padre Ferdinando Campana e don Vincenzo Catani: il primo parla dei viaggi di Francesco in terra marchigiana; il secondo, invece, della chiesa prossima all’inaugurazione.
Padre Ferdinando: «Ci tengo a raccontare come le Marche siano state la regione più legata a San Francesco al mondo. Il Santo vi compì sei viaggi documentati a partire dal 1208, spinto dal legame con i compagni d’armi fabrianesi conosciuti durante la prigionia giovanile. La sua predicazione era unica e rivoluzionaria: non usava il latino, ma cantava in francese le canzoni d’amore del tempo per parlare di Dio, stupendo i marchigiani con la sua povertà felice. Nei suoi successivi viaggi toccò Staffolo, San Severino Marche, dove convertì il poeta Pacifico da Lisciano, futuro musicista del Cantico delle Creature, e ricevette in dono il Monte della Verna dal conte Orlando. Nel 1215 giunse ad Ascoli Piceno, convertendo trentatré giovani, muovendosi a piedi tra gli ospitali locali e compiendo miracoli legati all’acqua e al vino. I suoi ultimi passaggi avvennero tra il 1219 e il 1220 ad Ancona e Osimo. L’impatto di questo passaggio è stato immenso: nel 1292 le Marche contavano 92 conventi, superando persino l’Umbria. Questa capillarità ha dato vita al movimento rivoluzionario degli Spirituali, a monumentali chiese gotiche e, nel Quattrocento, all’invenzione dei Monti di Pietà per il prestito senza interesse. Con la nascita successiva dei Cappuccini, la nostra regione ha segnato per sempre la storia dell’economia solidale e della spiritualità».
Don Vincenzo: «Comunanza aveva ben due chiese dedicate a San Francesco, segno tangibile del passaggio del Santo in questa terra. La sua straordinaria predicazione ad Ascoli scatenò una vera e propria esplosione anagrafica del nome Francesco in tutta la zona. Nel Catasto ascolano del 1381 il nostro territorio contava 19 chiese e la dedicazione a San Francesco compare 36 volte: inizialmente si faceva riferimento alla chiesa intra mura nel castello di Montepassillo, ma con il declino dei signori locali la devozione si spostò nella chiesa extra, edificata tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento nell’ansa del fiume Aso, a protezione dell’antico mulino della “comunanzia”. La struttura che vediamo oggi risale al 1616 ed è storicamente di proprietà comunale. Per secoli ha lottato contro i gravissimi danni causati dall’umidità del fiume, tanto che i vescovi di Montalto ne ordinarono più volte la demolizione o il restauro urgente, come fece il vescovo Castiglioni — futuro papa Pio VIII — nel 1802. La chiesa ha ospitato per secoli le sepolture di tutti i comunanzesi e visse il suo momento d’oro dopo il 1818, quando divenne sede parrocchiale provvisoria durante i lavori per Santa Caterina. Sospesa nuovamente alla fine dell’Ottocento e visitata ufficialmente per l’ultima volta nel 1949, oggi rinasce finalmente grazie ai fondi post-terremoto. È un monumento straordinario per la comunità, impreziosito all’altare maggiore dalla pala delle Stimmate di Sebastiano Ghezzi».
Parola al vescovo Gianpiero
Conclusi gli interventi a carattere storico dei due religiosi, viene invitato a parlare il vescovo Palmieri: «L’esperienza che abbiamo nel nostro territorio, ogni volta che una chiesa viene restaurata e riconsegnata ai fedeli, è quella di un guadagno; infatti, il territorio affonda le proprie radici in queste correnti spirituali. La presenza di Frati Minori, Cappuccini, Conventuali e Clarisse è fortemente radicata nelle nostre realtà. Questo significa che Francesco ha lasciato il segno, perché ha vissuto con profonda radicalità la sua fedeltà al Vangelo e con il desiderio di seguire il Signore fino al punto di avere la propria vita conformata a quella di Gesù. Questo è il senso delle stimmate».
Michel Formentelli elogia i gioielli delle Marche
Conclusi l’intervento del vescovo e il primo intermezzo musicale, è stato chiamato sul palco il restauratore Formentelli: «Ho trascorso qui quasi dieci mesi per il restauro di uno dei quattro o cinque strumenti più importanti d’Europa. Trent’anni fa scoprii con stupore una lastra davanti alla chiesa che indicava la provenienza dalla Santa Casa di Loreto di questo straordinario organo del XVII secolo, uno strumento insolito appartenente alla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Le Marche sono la seconda regione al mondo per organi antichi storici, con ben 780 catalogati su oltre 4000 presenti tra Seicento e Settecento, e questa terra racchiude un “triangolo d’oro” tra Ascoli, Comunanza e Santa Vittoria in Matenano. Oltre a questo strumento ho restaurato anche l’organo di Santa Vittoria, un’autentica perla, e per il restauro di Comunanza — l’ultimo grande intervento concluso in Italia — ringrazio in particolare la dottoressa Stefania Cespi e gli altri enti. Voglio però lanciare un allarme per l’organo di San Francesco, custodito a Sant’Anna: già 15 anni fa ne segnalai le cattive condizioni, chiedendone lo spostamento, ma il terremoto lo ha impedito, danneggiando anche il tetto. Oggi l’acqua piovana sta perforando la parte centrale dello strumento, distruggendolo; si tratta di un intervento delicatissimo e spero che la CEI finanzierà il progetto che sto preparando per questo organo che, per quanto riguarda la manodopera, è molto probabile che sia opera della famiglia Paci, nello specifico di Vittorio Paci».
Saluti delle autorità civili
Conclusi tutti gli interventi, salgono sul palco tutte le autorità civili presenti.
Domenico Sacconi: «Oggi è una grande emozione per il sindaco e per tutto il paese. Da moltissimo tempo aspettavamo questo intervento. Possiamo dire che San Francesco ha accompagnato la storia di questo paese. La Comunanza che conosciamo nasce qui, e in questo borgo la chiesa ha accompagnato moltissime generazioni che, nel tempo, hanno plasmato il carattere del comunanzese: quello che ti offre da bere prima ancora di dirti buongiorno. Quello di oggi non sarà solo un taglio di nastro, ma un inno alla memoria».
Luigi Contisciani: «Ho vissuto qui per 42 anni e sono fiero di poter contribuire alla crescita di questa comunità. San Francesco è stato l’obiettivo principale quando, quindici anni fa, abbiamo iniziato un percorso volto a dare al centro storico una rivalutazione generale. Per noi è vitale far crescere le comunità non solo finanziandole, ma mettendoci anima e cuore per dare nuova vita a realtà che troppe volte sono rimaste indietro».
Andrea Maria Antonini: «Intorno al 2009-2010 decidemmo, come Provincia di Ascoli, di fare qualcosa per celebrare il passaggio di San Francesco nel 1215. Venne così ideato il Cammino Francescano della Marca, che si sviluppa lungo l’itinerario di ritorno di San Francesco verso Assisi e tocca Venarotta, Comunanza, Amandola e altre località. Questo perché le Marche sono state fondamentali per la diffusione del francescanesimo. Aggiungo, inoltre, che il primo francescano a diventare papa fu proprio un ascolano: Niccolò IV».
Guido Castelli: «La riapertura di questa chiesa darà sicuramente il via al rilancio culturale del centro storico di Comunanza, una realtà che per anni è stata considerata più manifatturiera che umanistica. Oggi, invece, assistiamo alla valorizzazione di un patrimonio culturale davvero importante».
Francesca Pantaloni: «La presenza di Francesco è stata fondamentale: ha influenzato e segnato questi territori. La ricchezza culturale che possediamo oggi testimonia la vivacità e la radicalità con cui l’Ordine Francescano ha operato nella nostra regione. La nostra identità attuale altro non è che il frutto di questo passato glorioso».
Lucia Albano: «La frase “va e ripara la mia casa” mi ha sempre accompagnata nei cammini francescani, nei pensieri e nelle relazioni. Il lavoro che viene svolto partendo dal dono di una casa, portando a termine con cura il compito che ci viene assegnato, diventa una guida che ci aiuta a comprendere cosa dobbiamo fare realmente nella nostra vita».



























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