COMUNANZA – «Torniamo finalmente nella chiesa di San Francesco, una chiesa ritrovata e che ci accomuna nella stessa storia. Ieri, 17 settembre, abbiamo fatto memoria della ricezione delle Stimmate da parte del Santo Patrono d’Italia».

Con queste parole Gianpiero Palmieri, vescovo delle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto – Ripatransone e Montalto, ha introdotto la Santa Messa per la riapertura della chiesa di San Francesco, che si è tenuta giovedì 17 settembre, alle ore 18, a Comunanza. La celebrazione si è posta in continuità con il precedente incontro dal titolo “Francesco… va e ripara la mia casa”, dedicato alla figura di San Francesco nell’ottocentesimo anniversario della sua morte.

Il rito è stato presieduto dal vescovo Gianpiero, concelebrato da don Luca Rammella e da don Paolo Simonetti, rispettivamente parroco e parroco in solido della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, e animato dalla Corale di Santa Caterina. Presenti le autorità civili, tra cui Domenico Sacconi, sindaco di Comunanza, Fabio Salvi, sindaco di Venarotta e presidente della Provincia di Ascoli Piceno, l’onorevole Lucia Albano, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, oltre alle autorità militari. Presenti, infine, molti fedeli che, per l’occasione, hanno sfidato il maltempo pur di partecipare a questo importante momento di rinascita.

Taglio del nastro

Prima dell’inizio del rito, il vescovo Gianpiero, il sindaco Sacconi e le altre autorità civili hanno proceduto al taglio del nastro, un gesto da interpretare come un nuovo inizio per la comunità religiosa di Comunanza.

Concluso il taglio del nastro, ha preso la parola don Luca Rammella per illustrare l’Art Bonus, ovvero una raccolta fondi finalizzata a raggiungere la somma necessaria per continuare le riparazioni della chiesa: «L’Art Bonus è un meccanismo istituito dal Ministero e, tramite questo, sia le aziende sia i privati cittadini possono dare un contributo. Per accedervi bisogna registrarsi sul sito del Ministero e, da lì, ognuno potrà dare il proprio piccolo contributo. Questo sarà molto prezioso per noi, perché, se ci uniamo, potremo raggiungere la cifra che servirà per riparare gli altari laterali della chiesa, oltre che, in particolare, il dipinto che sovrasta l’altare centrale e che racconta l’episodio delle Stimmate di San Francesco».

L’omelia del vescovo Gianpiero: “Le stimmate rivelano che Francesco assomiglia sempre di più a colui che più ha amato”

Concluse le letture e proclamato il Vangelo del giorno, ha preso la parola il vescovo Palmieri per l’omelia che, essendo il 17 settembre, ha riguardato le Stimmate e l’interpretazione che Francesco ne diede: «Nel momento delle stimmate Francesco ricorda che la fede altro non è che un cammino lungo verso Dio. La scuola di Gesù non è quella del sapiente o del santone, ma è un camminare, ed è qui che il cammino di Dio e del fedele si incrociano l’uno nell’altro. Quando celebriamo l’Eucarestia diventiamo un solo Corpo, ma io non sono mai solo; infatti, in ogni momento della mia vita sono tutt’uno con il Signore.

Francesco ha sperimentato l’esperienza del cammino, che è stata forse particolarmente dolorosa: era il 17 settembre 1224 e il suo corpo si trasforma; infatti, il corpo di colui che ama diventa come quello di colui che è amato. Le stimmate di Francesco sono diverse: cominciano a manifestarsi come escrescenze callose, che assomigliano ai chiodi, sulle mani e sui piedi. Questo segno è chiarissimo: è Dio che dice: “Io e te camminiamo insieme. Tu non sei solo”. Ed è qui che accade qualcosa di apparentemente misterioso: Francesco partecipa alle sofferenze della Croce, che Gesù prese sulle sue spalle senza subirla, ma abbracciandola con una misteriosa fiducia, ovvero quella che si manifesta nella frase: “Io sono qui per realizzare il tuo regno, anche abbracciando la Croce”. Mentre Gesù muore, effonde il suo spirito in tutto il mondo e Francesco lo sa; perciò, le stimmate rivelano che Francesco assomiglia sempre di più a colui che più ha amato.

Anche San Paolo lo diceva: “Non sono più io che vivo in Cristo, ma Cristo che vive in me”. Così Francesco continua ad andare avanti perché sa che il suo cammino è quello di Gesù: il suo corpo assomiglia in tutto e per tutto a quello di Gesù».

Il tributo agli assenti e il ringraziamento di don Luca

Conclusa la celebrazione e prima del rito della benedizione, don Luca ha preso la parola per ringraziare tutti per la presenza e per rivolgere un pensiero a coloro, soprattutto anziani e malati, che non hanno potuto esserci. L’esempio portato dal parroco è stato quello di un’anziana parrocchiana che, pur abitando di fronte alla chiesa, non ha potuto partecipare, nonostante il desiderio di essere presente. In onore di lei e degli altri che non hanno potuto esserci, don Luca ha tributato un’Ave Maria.

Ha poi concluso con una raccomandazione: aiutare gli anziani che, a causa del maltempo improvviso, erano venuti in chiesa senza ombrello.

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