ACQUAVIVA PICENA – Domenica 23 agosto, alle 21.30, la Fortezza Medievale di Acquaviva Picena ha ospitato il convegno “Francesco l’uomo, Francesco il santo”, dedicato alla figura di san Francesco d’Assisi. Relatori della serata sono stati i professori Teodorico Compagnoni e Andrea Viozzi, mentre l’incontro è stato moderato da Gianni Balloni.
Proprio Balloni ha aperto la serata richiamando i celebri versi con cui Dante, nella Divina Commedia, descrive il santo di Assisi: “Apparve nel mondo un sole”. «Stasera i nostri due professori ci parleranno del Serafico Santo, dei cambiamenti che apportò al suo tempo e del perché la sua figura sia ancora così attuale oggi», ha spiegato il moderatore.
Dopo i saluti del sindaco Sante Infriccioli, che ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento anche nell’ambito delle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte di san Francesco, ha preso il via il convegno. Il primo intervento è stato affidato al professor Teodorico Compagnoni, che ha ricordato anche la presenza, sul territorio acquavivano, di una chiesa e di un romitorio legati alla tradizione francescana.
«Benvenuti a questo appuntamento, ormai consolidato, di fine estate», ha esordito Compagnoni, ricordando la recente visita ad Assisi organizzata con l’UTES in occasione dell’ostensione dei resti del santo. «È stato un evento che si è verificato dopo ottocento anni. È stata una visita veloce a causa del gran numero di pellegrini, ma l’emozione provata sarà indimenticabile, qualcosa che porteremo per sempre nel cuore».
Il professore ha quindi ripercorso alcuni aspetti della vita di Francesco, soffermandosi innanzitutto sulla data della sua morte. «San Francesco è nato in un anno che si pone tra il 1180 e il 1183 ed è morto il 3 ottobre del 1226», ha spiegato, chiarendo anche il motivo per cui la sua morte viene tradizionalmente ricordata il 4 ottobre. «All’epoca il giorno finiva dopo il tramonto, non come oggi a mezzanotte. Essendo morto dopo il tramonto del 3 ottobre, oggi possiamo dire che è morto il 4 ottobre».
Compagnoni ha poi affrontato il tema dell’età del santo e del suo livello di istruzione. «Molti mi chiedono: “Ma allora è morto giovane?”. L’età media della dipartita per gli uomini era di circa cinquant’anni, per cui san Francesco non è morto giovane, ma non direi nemmeno anziano».
Particolare attenzione è stata dedicata alla formazione culturale di Francesco. «Conosceva il latino perché all’epoca veniva insegnato a scuola. Non era affatto analfabeta, ma non possedeva nemmeno un livello elevato di istruzione», ha spiegato il relatore, ricordando come ciò emerga anche dai pochi documenti scritti di suo pugno giunti fino a noi.
Il cuore dell’intervento è stato però il rapporto di Francesco con la povertà. «Decide di predicare tra la gente e durante il suo cammino incontra Madonna Povertà e se ne innamora follemente». Un concetto che, secondo Compagnoni, va ben oltre la semplice rinuncia ai beni materiali: «La povertà per noi è intesa come miseria, indigenza; per lui rappresenta invece la possibilità di accogliere, donare, ascoltare. Quando non si ha lo sguardo rivolto ai beni materiali e a sé stessi, si riesce a vedere l’altro e le sue necessità».
A seguire, il professor Andrea Viozzi ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso l’evoluzione dell’abito francescano nel corso dei secoli, utilizzando anche una serie di immagini.
«Questa sera vi parlerò di san Francesco “stilista”», ha esordito con una battuta, ricordando come il santo abbia ideato il primo abito francescano anche grazie alla familiarità con tessuti e tinture maturata nell’ambiente familiare. «Era un saio che potremmo definire “sacco”, tagliato a forma di croce e realizzato con una stoffa ruvida e grossolana».
Viozzi ha quindi illustrato l’evoluzione di alcuni elementi dell’abito, a partire dalla cintura. «All’inizio utilizzò una cinta di cuoio, ma poi con il tempo si accorse che non era un accessorio abbastanza umile e così decise di cingersi il saio con una semplice corda». Anche il colore subì nel tempo delle trasformazioni, passando dalle tonalità cinerine a quelle del marrone.
Interessante anche l’analisi del cappuccio: «Dalla forma a punta, nelle iconografie verrà rappresentato sempre più morbido. Questo cambiamento vuole indicare una minore rigorosità nella Regola dell’Ordine francescano».
A completare la serata, prima dell’inizio del convegno, sono state le allieve della scuola di danza “Koreutica”, diretta dalla dott.ssa Maria Luigia Neroni, che hanno offerto al pubblico coreografie accompagnate da musiche ispirate alla figura e alla spiritualità di san Francesco.
Un appuntamento che ha unito storia, cultura, arte e spiritualità, riportando al centro una figura, quella del Poverello d’Assisi, capace ancora oggi di interrogare il presente e parlare al cuore delle persone.








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