MONTEMONACO – Dieci anni dopo il terremoto che ha sconvolto il Centro Italia, Montemonaco si è fermata a ricordare.
Presso la Chiesa di San Benedetto, domenica 23 agosto, si è tenuta la celebrazione presieduta da don Paolo Simonetti, nel segno della preghiera e della memoria, la comunità ha rinnovato il ricordo di quelle terribili scosse che, a partire dal 24 agosto 2016, hanno segnato profondamente i paesi dei Sibillini e cambiato la vita di tante famiglie.

A dare voce alla comunità è stata la sindaca Francesca Grilli, con una lettera aperta rivolta ai cittadini, alle autorità e a tutti coloro che, in questi anni, hanno accompagnato Montemonaco nel difficile cammino della ricostruzione.

«Oggi ci riuniamo in questo luogo sacro con il cuore colmo di memoria e commozione», scrive il sindaco, richiamando subito il significato di una giornata che non può essere soltanto celebrativa, ma deve diventare occasione per custodire la memoria e guardare avanti.

Il pensiero della comunità va innanzitutto alle vittime del terremoto e ai centri maggiormente colpiti. Il dolore di Montemonaco si unisce così a quello di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, comunità che hanno pagato il prezzo più alto della tragedia. Pur non avendo registrato vittime, Montemonaco porta ancora i segni del sisma nelle abitazioni, nel territorio e nella memoria delle persone.

«Ricordare le vittime significa non lasciare che il tempo cancelli i loro nomi e la loro storia», sottolinea Grilli. Una memoria che, nella prospettiva cristiana della celebrazione, diventa anche preghiera e riconoscenza.

Un grazie a chi è stato accanto alla comunità

La lettera del sindaco dedica ampio spazio alla gratitudine verso quanti, nei momenti più difficili, hanno prestato soccorso e continuato a garantire presenza e servizi.

Il ringraziamento va ai volontari, alle Forze dell’Ordine, ai Carabinieri, ai Vigili del Fuoco, alla Croce Rossa dei Sibillini, al Gruppo Comunale di Protezione Civile, alla Parrocchia, alle istituzioni e al personale ospedaliero.

«Con il vostro coraggio, la vostra presenza costante e il vostro spirito di servizio avete protetto la nostra gente e tenuto in piedi la speranza quando tutto sembrava crollare», scrive la sindaca.

Sono parole che riconoscono il valore di una solidarietà concreta, fatta di persone che hanno saputo mettersi al servizio della comunità e accompagnarla non soltanto nell’emergenza, ma anche negli anni successivi.

La ricostruzione come cammino comunitario

Accanto alla memoria, nella lettera trova spazio anche lo sguardo verso il futuro. La ricostruzione di Montemonaco prosegue attraverso numerosi interventi che interessano edifici pubblici, infrastrutture e luoghi significativi per la vita del paese. Negli ultimi anni sono stati approvati, tra gli altri, interventi riguardanti il Palazzo Municipale, le mura castellane, la caserma dei Carabinieri, la viabilità e il patrimonio religioso.

Il sindaco ricorda però che la rinascita non può essere misurata soltanto attraverso le opere edilizie. «La pietra si ricostruisce, ma sono le persone che devono continuare a far battere il cuore del nostro paese», afferma Grilli, indicando nella coesione della comunità la vera condizione per restituire vita al borgo.

È una prospettiva particolarmente significativa per un territorio montano che, oltre alle ferite del terremoto, deve affrontare le difficoltà legate allo spopolamento e alla necessità di mantenere servizi, lavoro e opportunità per chi sceglie di vivere nei piccoli centri dell’entroterra.

Anche i più recenti passi della ricostruzione confermano questa direzione. Nel marzo 2026 sono stati approvati i progetti relativi alla ex caserma dei Carabinieri e alla scuola “Don Albertini”, per un investimento complessivo superiore ai 4,2 milioni di euro: interventi presentati come importanti tasselli per la vita sociale e comunitaria del borgo.

Fede, memoria e speranza

Il messaggio conclusivo della sindaca assume un tono profondamente spirituale. La richiesta al Signore è quella di trovare la forza per «continuare a camminare insieme», portare a compimento ciò che è stato iniziato e custodire la memoria di chi si è sacrificato.

La lettera si chiude così con un’affermazione di fede e speranza: alle vittime del sisma viene affidata la preghiera della comunità, mentre a chi è rimasto viene affidato il compito di guardare avanti «con fede, speranza e unione».

Presenti alla celebrazione il comandante della locale stazione dei Carabinieri, il luogotenente Traini, i volontari e la presidente della Croce Rossa dei Sibillini Valeria Corbelli, il coordinatore del Gruppo Comunale di Protezione Civile Felice Di Pietro e gli amministratori comunali.

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