COLONNELLA – La comunità di Colonnella saluta il calciatore Carlo Di Cristofaro, ex attaccante cresciuto nell’Inter, protagonista in Serie B con l’Alessandria ed il Livorno, poi in Serie C con Savona, Latina, Cosenza e Casale, prima del ritorno in Abruzzo, nella stagione indimenticabile con il Teramo.
Il funerale sarà celebrato oggi pomeriggio, Domenica 23 Agosto, alle ore 15:00, presso la chiesa San Cipriano, a Colonnella.
Nato a Colonnella il 9 Marzo del 1945 e morto Venerdì sera, 21 Agosto 2026, all’età di 81 anni presso l’Ospedale “Madonna del Soccorso”, a San Benedetto del Tronto, Di Cristofaro, per Colonnella, non è stato solo l’illustre sportivo conosciuto e riconosciuto da tutti, ma un concittadino che ha sempre messo a disposizione della piccola comunità abruzzese il suo talento e la sua passione per il calcio.
L’affetto che i Colonnellesi nutrivano per lui è testimoniato dai numerosi messaggi di cordiglio che in queste ore hanno riempito le pagine dei social, dove Di Cristofaro viene ricordato come “zio Carlo“, un nomignolo affettuoso che racconta più di mille parole la sua capacità di farsi voler bene, di entrare nelle vite delle persone con autenticità, energia, simpatia e quella forza contagiosa che trasformava ogni incontro in un momento da ricordare.
Un talento cresciuto nell’Inter ed una carriera indimenticabile
Di Cristofaro muove i primi passi nel calcio nelle giovanili dell’Inter, in un periodo storico segnato dai grandi nomi della “Grande Inter”.
Da lì inizia una carriera che lo porta a calcare i campi della Serie B con l’Alessandria, dove disputa due campionati, collezionando 55 presenze e 7 reti . Nel 1966 passa al Livorno, ancora in Serie B, aggiungendo altre 20 presenze alla sua esperienza professionistica.
Seguono le stagioni in Serie C con Savona, Latina, Cosenza e Casale, prima del ritorno in Abruzzo.
Nella stagione 1972-73, Di Cristofaro veste la maglia del Teramo in Serie D, diventando uno dei protagonisti di un’annata rimasta nel cuore dei tifosi. Con i biancorossi disputa 28 partite e segna 8 gol , distinguendosi come ala destra tecnica, veloce, capace di dribbling eleganti e cross precisi. Il suo nome resta legato a quella stagione intensa, vissuta con passione e con un rapporto speciale con la tifoseria teramana, che lo ha sempre ricordato come uno dei “piccoli-grandi campioni” di un calcio fatto di sacrificio, chilometri e spogliatoi condivisi.
Terminata la carriera calcistica, Carlo torna nella sua Colonnella, dove intraprende un’attività commerciale e diventa una figura stimata e benvoluta.
Il ricordo di Alessandro Di Berardino e di Emidio Oddi
La storia sportiva di Carlo Di Cristofaro, pur importante, non ha mai oscurato la sua umanità: un uomo che ha saputo lasciare un segno nel calcio e nella vita quotidiana del suo paese e delle persone che lo hanno conosciuto.
Alessandro Di Berardino, già membro del Consiglio Direttivo Nazionale della Divisione Calcio a 5 e vice presidente vicario FIGC -LND (Lega Nazionale Dilettanti) Abruzzo, lo ricorda così:
“La storia di Carlo Di Cristofaro può sembrare una lunga successione di traguardi sportivi. L’Inter. La Grande Inter. Il calcio professionistico, gli stadi, i gol, gli incontri con grandi campioni. Ma la vera misura di un uomo non è soltanto ciò che ha raggiunto. È ciò che ha lasciato. Carlo ha lasciato affetti, ha lasciato amicizie, ha lasciato un paese che lo riconosce come uno dei suoi figli, ha lasciato giovani ai quali ha trasmesso il valore dello sport. Carlo ha lasciato una grande storia”.
Abbiamo raggiunto telefonicamente anche Emidio Oddi, calciatore che ha militato nella Serie A per ben 8 stagioni, di cui 6 con la maglia della Roma, il quale era un grande amico di Di Cristofaro. Il collega ed amico lo ricorda così:
“Io e Carlo ci siamo conosciuti ad una cena tra ex calciatori. Da lì abbiamo iniziato a frequentarci e siamo diventati amici. Carlo era una persona seria, autentica, una grande persona. Non si è mai vantato di ciò che aveva fatto nel mondo del calcio e di quello che faceva in ambito sociale nella vita privata: portava tutto con una naturalezza disarmante, senza mai far pesare la sua esperienza. Ci siamo trovati subito, perché eravamo simili anche di carattere. A volte era taciturno, ma nella maggior parte dei casi era un gran ‘compagnone’. Era pazzo per le sue nipotine, con cui condivideva la passione per l’Inter. Ci vedevamo spesso. Frequentavamo anche lo stesso ristorante, e lì, tra una chiacchiera e l’altra, Carlo si rivelava per ciò che era davvero: un uomo semplice, rispettoso, profondamente buono”.
L’eredità sportiva ed umana di Carlo
Carlo non lascia solo il figlio Andrea, la nuora Giovanna e le adorate nipoti Anita e Paola, ma una comunità intera in cui ha lasciato un segno profondo.
Di lui resteranno in eredità una carriera calcistica che, prima ancora di essere professione, è stata una passione totalizzante, capace di orientare ogni stagione della sua vita; l’esempio offerto alle nuove generazioni, a cui ha insegnato che un percorso sportivo si costruisce con pazienza, disciplina e dedizione quotidiana; la generosità con cui ha saputo condividere il proprio percorso sportivo con i Colonnellesi, portando in paese volti, storie e glorie del mondo calcistico, quasi a voler restituire alla sua comunità un frammento di quel mondo che lo aveva accolto e formato; infine una disponibilità instancabile verso la sua gente, fatta di gesti concreti, di presenza, di quella energia travolgente con cui sapeva mettersi a servizio degli altri, senza risparmiarsi mai.
Colonnella, Teramo e tutti coloro che lo hanno conosciuto lo salutano oggi con gratitudine, nel segno di un uomo che ha saputo lasciare molto più di ciò che ha conquistato.
Foto tratte dal periodico “Frammenti” e dalla collezione privata di Peppino Di Quirico
















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