MONTEPRANDONE – Come si racconta il dolore? Un dolore che non è nuovo, bensì si rinnova ormai da alcuni mesi? Come si racconta una ferita collettiva che continua ad aprirsi, senza avere il tempo di rimarginarsi? Non ci sono parole, ma solo un silenzio commosso e composto. Lo stesso con cui la comunità di Centobuchi, già fortemente provata dalla morte improvvisa ed inaspettata di altri giovani, ha accolto oggi, Domenica 9 Agosto 2026, il feretro di Davide Spinozzi, il ragazzo di 19 anni morto nel tragico incidente stradale avvenuto nella notte tra Mercoledì e Giovedì in via Torino, a Porto d’Ascoli. Un evento che ha scosso profondamente il territorio, lasciando un senso di incredulità e smarrimento tra parenti, amici, conoscenti e anche nel mondo sportivo locale: Davide, infatti, era un volto noto e amato della pallavolo.
La camera ardente, allestita a San Benedetto del Tronto nella palestra Curzi, dove Davide era solito allenarsi insieme ai suoi compagni di squadra, nei giorni scorsi ha registrato un flusso continuo di persone che hanno voluto rendere omaggio al giovane, sostando in silenzio accanto al feretro e stringendosi attorno alla famiglia.
Una staffetta di vicinanza e solidarietà che è culminata nell’abbraccio collettivo di stamattina, quando amici, compagni, cittadini e rappresentanti delle istituzioni hanno riempito ogni spazio disponibile nel piazzale adiacente alla chiesa del Sacro Cuore di Gesù e tutti i posti della Sala “Giovanni Paolo II”, dove è stato celebrato il funerale del giovane.
Tra i presenti che hanno voluto testimoniare il loro affetto alla famiglia di Davide, c’erano il primo cittadino Sergio Loggi e gli atleti e gli allenatori della Riviera Samb Volley, la squadra nella quale il ragazzo militava. I giovani, molto provati, hanno condotto a spalla il feretro all’interno della Sala, prima di prendere posto per seguire la celebrazione.
La Messa, celebrata alle ore 11:00, è stata presieduta da don Armando Moriconi, parroco moderatore dell’Unità Pastorale Regina Pacis e Sacro Cuore di Centobuchi. Insieme a lui hanno concelebrato don Lorenzo Bruni e don Dieu Merci Asimbo Kelekeleu, rispettivamente parroco in solido e vicario parrocchiale della stessa comunità, e don Roberto Antonio Melone, amico di famiglia e docente presso l’Istituto Fazzini-Mercantini dove Davide si era appena diplomato.
Presenti anche l’attuale dirigente dell’Istituto Saula Rosati, la precedente dirigente Sabrina Vallesi, i docenti di Religione che hanno accompagnato Davide nel corso degli studi superiori, Oscar Chiarini e MonicaVallorani, e molti altri docenti che ne hanno curato la formazione.
Una mano che ci strappa dalla tempesta: le parole di don Armando Moriconi
Un dolore che non ha nome
Il parroco don Armando ha aperto l’omelia riconoscendo l’enormità del dolore che la comunità sta vivendo: “Non troppo tempo fa, in una circostanza come questa, mi capitava di dire che una cosa enorme e dolorosa, come questa, non ha un nome. Quando un uomo perde la propria moglie o una donna perde il proprio marito, si dice vedovo o vedova. Quando un figlio o una figlia perde un genitore, si dice che è orfano o orfana. Ma quando un genitore perde un figlio, non c’è un nome: è come se fosse una cosa troppo terribile, da non poterla neanche nominare”.
Il presbitero ha sottolineato come l’assenza stessa di una parola diventi il simbolo di una sofferenza che supera la capacità umana di essere compresa, affrontata: “Non sappiamo come guardarla questa cosa, come affrontarla. E stiamo lì inquieti, sofferenti, increduli, incapaci di restare davanti a ciò che è accaduto. Tanto più il legame è stretto e forte, tanto più questa cosa è vera. Però non la possiamo evitare”.
Il sacerdote ha quindi ricordato la famiglia, gli amici, i compagni di scuola e di sport, sottolineando quanto il legame con Davide fosse forte e quanto questo renda ancora più difficile sostenere il peso della perdita. Racconta le ore trascorse insieme in palestra, dove era evidente che “con le nostre forze, non ce la facciamo”: si rimane, si esce, si rientra, come chi cerca aria in mezzo a una tempesta.
Parlando di Davide, lo ha descritto come un ragazzo semplice, vero, capace di stare nella vita con autenticità: una testimonianza che i suoi amici hanno ricevuto e che ora custodiscono.
La nostra barca nella tempesta
Don Armando ha quindi proseguito, richiamando il Vangelo appena proclamato: “In questo momento tutti comprendiamo come la nostra situazione sia la stessa ascoltata nella Parola poco fa. Ci sentiamo dentro quella barca, dove all’improvviso si scatenano le onde, dove c’è il rischio serio di affondare, dove c’è la consapevolezza di non essere sicuri di farcela. La vita, in questo momento, è come quella barca che vacilla fortemente“, scossa da onde improvvise e venti inattesi. La barca vacilla e con essa vacillano i cuori.
“In un momento così, non possiamo essere distratti da altro, bensì abbiamo bisogno di sentire quelle poche, semplici parole di Gesù: ‘Coraggio! Sono io! Non abbiate paura!’ – ha proseguito il presbitero -. No ‘Non sono stato io’, come noi potremmo erroneamente interpretare, perché a volte ci viene un po’ più semplice trascinare Dio lì, sul banco degli imputati, e dirgli: ‘Sei stato tu!’. No. ‘Sono io’ significa ‘Io sto qui. Non avere paura! Coraggio!’. Quelle di Gesù non sono parole astratte, ma un appiglio: la presenza di Dio che non elimina la tempesta, ma si fa vicino, dentro di essa.
Don Armando ha infine concluso: “Noi, come Pietro, abbiamo in mano questa fragilissima fedeltà, segnati da un’incredibile debolezza. Come lui, partiamo, camminiamo sulle acque, ma poi affondiamo, alternando slanci e cadute. Ci sentiamo forti, poi perdiamo la presa e l’acqua sembra inghiottirci. Ma poi c’è questa mano che ci afferra e, per quanto siamo inghiottiti dall’acqua, afferrare quella mano, in questo momento, è l’unica cosa ragionevole fare“.
Ed è questa mano che oggi la comunità cerca, stringe, invoca, spera, ripone chi certezza, chi fiducia.
Una comunità che si stringe nel ricordo
Al termine della Celebrazione Eucaristica, alcuni amici e parenti hanno voluto tracciare un ricordo del giovane.
Tre amici hanno ricordano Davide come una presenza costante, capace di portare leggerezza e sorrisi anche nei giorni più difficili: “Tu che, senza volerlo, con le tue battute, riuscivi sempre a salvarci un sorriso!”. La sua spontaneità – hanno detto -, le sue battute, la sua risata contagiosa e gli abbracci, rari ma intensi, rimarranno per sempre nel loro cuore.
Due amiche hanno ripercorso l’infanzia condivisa: pomeriggi insieme, risate, giochi, tra cui anche il nascondino: “Ogni volta che ti trovavamo, dicevi che non valeva. Stavolta ti sei nascosto davvero bene e anche stavolta ci piacerebbe dire che non vale, ma purtroppo non è così“. Poi hanno raccontato di un ragazzo buono, generoso, pieno di vita, che ha lasciato un segno profondo.
A seguire, anche le cugine hanno ricordato la dolcezza di Davide, la sua energia con i più piccoli, le mattine in cui era difficile da svegliare e l’amore dei genitori: “Ogni singola volta che pronunciava il tuo nome, gli occhi di tuo padre brillavano di un amore e di un orgoglio unici”.
Altri amici hanno ricordato la quotidianità condivisa: serate, risate, progetti, scherzi. Davide era genuino, socievole, capace di capire gli altri con uno sguardo. Hanno detto: “Bastava guardarti negli occhi, per rimanere incantati dall’amore che nutrivi per la vita“.
Un’altra amica ha raccontato il legame profondo, fatto di confidenze, attenzioni, litigi che finivano sempre in risate. Ha ricordato la sua sensibilità nascosta, la sua ironia, la sua capacità di far passare la rabbia in un secondo. “Dietro a quella tua apparente fierezza – ha detto – avevi un’incredibile sensibilità“.
Poi è stata la volta di un discorso lungo, intenso, quello di un’amica che ha raccontato il dolore dell’ultima telefonata, la leggerezza di Davide, le battute, i dispetti, la sua energia. “Tu non eri. Tu sei“, così la giovane ha concluso il suo racconto. Un racconto che è diventato una dichiarazione d’amore e di mancanza.
L’esperienza della brezza leggera: le parole di don Lorenzo Bruni
Ultimo ad intervenire è stato il parroco don Lorenzo Bruni, il quale ha detto:
«Dentro questo fiume di parole che abbiamo ascoltato, c’è la vita. La vita dei nostri giovani, dei nostri ragazzi, del nostro amico Davide. C’è la vita che non finisce mai. È stato bello ascoltare le parole dei giovani per capire la complessità e la bellezza, la preziosità del mondo a cui Davide appartiene. Sì, appartiene, non apparteneva, perché Davide appartiene ancora a voi, ragazzi! Appartiene ancora a voi familiari, a te papà, a te mamma, appartiene a questa comunità di Centobuchi, appartiene a chiunque l’ha conosciuto, l’ha amato e ha visto fiorire in lui la vita”.
“Io ho appreso questa triste notizia, mentre ero via nei giorni passati, e mi sono rammaricato per il fatto di non essere qui a condividere con voi, con i genitori, con i familiari, con i parenti e gli amici, questo momento di dolore. Ho avuto la grazia, per fortuna, stamattina di poter essere qui a concelebrare queste esequie che non sono, come è stato ben detto, un addio, ma sono la celebrazione della vita. E dentro questa celebrazione ritroviamo la vita di Davide, che il Signore ci riconsegna in una forma diversa.
Certo, noi facciamo fatica, come già prima ci diceva don Armando durante l’omelia: facciamo fatica a stare qui. Ma non c’è un altro posto ora dove stare, perché Davide in questo momento è qui con noi, con il suo spirito, e la sua vita continua a parlarci della bellezza di quanto è riuscito, pur in breve tempo, a costruire.
Questa grandissima assemblea che si è stretta intorno a lui, le lacrime che segnano ogni volto qui, dai più giovani ai più anziani, le parole che sono state pronunciate, dicono della verità di questa vita. Davide non ci è passato accanto in maniera anonima e sbiadita: ha segnato la nostra vita, ha segnato la vita di questa comunità. Ecco perché ci siamo stretti intorno a lui, intorno alla sua famiglia. Continuiamo a farlo”.
Ha quindi concluso don Lorenzo: “C’è stato tanto frastuono in queste ore, in questi giorni. Ma io auguro a tutti noi, soprattutto a papà e mamma, di fare l’esperienza della brezza leggera. È difficile cogliere la brezza leggera: le cose che fanno chiasso attirano la nostra attenzione, ma spesso ci lasciano vuoti. La brezza leggera è il segno di una presenza che forse a volte facciamo fatica a cogliere. Ecco: lo dobbiamo trovare lì Davide, lo dobbiamo trovare in quel sussurro che è dentro il nostro cuore, che ci parla ancora di lui e ci dà la possibilità di vivere ancora la relazione di amicizia, di amore e di affetto con lui”.
Una vita che continua
L’incidente in cui Davide ha perso la vita terrena è avvenuto pochi minuti dopo le 2 di notte. Il giovane stava rientrando dal lavoro alla guida della sua Fiat 500L quando, per cause ancora in corso di accertamento, l’auto ha deviato improvvisamente verso sinistra, schiantandosi contro la struttura di un’abitazione. Nonostante il tempestivo intervento dei sanitari del 118, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile. La Polizia Stradale ha già acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona che hanno escluso lil coinvolgimento di altri veicoli.
La morte di Davide, giunta così all’improvviso, ha sconvolto la comunità di Monteprandone, già fortemente segnata da altri lutti di giovani del territorio. Il suo funerale, quindi, vissuto nel silenzio e nella commozione, è stato un momento doloroso di commiato, ma al contempo anche un gesto collettivo di affetto verso un giovane che, con la sua presenza, ha saputo lasciare un segno profondo in chi lo ha conosciuto.
La salma di Davide ha lasciato il piazzale della chiesa del Sacro Cuore di Gesù per essere tumulata presso il cimitero civico di Monteprandone, accompagnato da un lungo applauso che ha sottolineato l’affetto e la gratitudine di un’intera comunità, che ha affidato a quella brezza leggera, di cui aveva parlato poco prima il parroco, non solo alcune dolci note, ma anche ogni preghiera e desiderio del cuore.
La comunità si ritroverà ancora una volta Domenica prossima, 16 Agosto, alle ore 19:00, per una Messa in suffragio del giovane Davide.






Maria Teresa Fioravanti
Buongiorno...penso ci sia poco da commentare difronte ad un dolore come questo ..questi giovani che ci lasciano così precocemente lasciano un vuoto incolmabile in tutti ...nessuno genitore dovrebbe mai ricordare la morte di un figlio...l'unica consolazione penso sia la speranza che un giorno lo si possa rincontrare...mi piange il cuore...❤️