ASCOLI PICENO – “Siamo felici di questo momento di Liturgia. Oggi l’offerta dell’olio, portato da Venarotta, per la tomba di Sant’Emidio, esprime la fede del popolo cristiano, che chiede l’intercessione dei Santi, si fida di quell’unzione dello Spirito – che è il significato dell’olio – e di tutti i battezzati, che condividono con Cristo la regalità, il servizio al Regno di Dio”.

Con queste parole l’arcivescovo Gianpiero Palmieri ha aperto la Celebrazione Eucaristica che si è svolta ieri, 4 Agosto 2026, alle ore 18:00, durante la quale si è rinnovata l’Offerta dell’Olio alla lampada di Sant’Emidio da parte di uno dei Comuni della Diocesi Picena.

Quest’anno l’onore è spettato a Venarotta, rappresentato per l’occasione dal vice sindaco Andrea Trenta, dalla consigliera comunale con delega al sociale Annarita Ciannarei e da una nutrita rappresentanza di cittadini che, per l’occasione, hanno affittato un pullman per poter partecipare alla cerimonia. Ad affiancare gli amministratori venarottesi c’era il presidente del Consiglio Comunale del Comune di Ascoli Piceno, Alessandro Bono.

La Santa Messa è stata concelebrata da don Luigi Nardi, parroco della Cattedrale, don Umberto Puglia, parroco della comunità dei Santi Cosma e Damiano in Venarotta, don Elio Nevigari, parroco delle comunità dei Santi Quirico e Giulitta in Gimigliano e del Santissimo Salvatore in Cerreto di Venarotta, e don Gianmarco Lupini, cerimoniere della Diocesi. Presente anche il diacono Giuseppe Golia, che ha servito l’altare e proclamato il Vangelo.

A rendere ancora più solenne la celebrazione è stato il Coro Diocesano, accompagnato dall’organista Miriana Mercuri e diretta dal M. don Francesco Fulvi, parroco di Villa Pigna in Folignano e direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano.

C’è bisogno davvero del martirio?

Durante l’omelia mons. Palmieri ha invitato la comunità a rileggere il significato profondo del martirio, non come episodio del passato, ma come chiave di lettura della fede cristiana.

“Cosa aggiunge il martirio alla testimonianza di Emidio? – ha chiesto provocatoriamente il vescovo Gianpiero – Non ha forse già portato il Vangelo con l’entusiasmo della sua giovinezza, lui, insieme ai suoi compagni martiri?! Non ha già portato l’esperienza della Chiesa, che immediatamente attecchisce nel nostro territorio, per cui oggi c’è una comunità, ci sono il vescovo, i presbiteri, i diaconi?! Non c’è già un fonte battesimale in cui rinascono i cristiani?! Dunque, c’è bisogno davvero del martirio? Sì, ce n’era davvero bisogno! E ce n’è bisogno anche oggi. Fa parte dell’assistenza dei cristiani. Che sia martirio cruento o martirio bianco, è una testimonianza di Colui che dà la vita. Perché martirio testimonia che c’è qualcosa o, meglio, Qualcuno che vale più di tutto. C’è un Qualcuno, il Signore, che conta più di ogni altra cosa e per il quale vale la pena morire. Perché per Lui, per questo Qualcuno, vale la pena vivere. Proprio perché il cristiano ha scoperto che il Vangelo di Gesù ci dà tanti motivi per vivere, per vivere bene e vivere nella ricchezza dell’esperienza cristiana. Proprio per questo, il martire sa che per questo tesoro, per questa perla, vale la pena anche morire. Si è capaci di dare la vita.

Palmieri ha sottolineato come la storia umana sia attraversata da “guerre, pestilenze, rivoluzioni, carestie, terremoti”, ma anche da una testimonianza che può arrivare fino alla morte. Il martirio, ha spiegato, non nasce da un impulso autodistruttivo: “Il martire non è uno che vuole morire, ma uno che dà la vita: come fa un padre o fa una madre per i figli – come molti episodi della cronaca recente ci ricordano – così anche il martire dà la vita per la sua comunità, dà la vita per noi“.

Il vescovo Gianpiero è quindi giunto al cuore dell’omelia: “Il martire agisce prima di tutto perché non accetta di rinnegare la sua fede. È troppo importante quello a cui crede. Se qualcuno lo costringe a rinnegarlo, a dire che non è vero che ci crede, a non dare tanta importanza a quello in cui crede, se a un cristiano viene proibito di predicare e di testimoniare la sua fede o di celebrarla, come in tante parti del mondo, nell’Eucaristia, nella Liturgia, o di aiutare i poveri come comunità cristiana, ecco quel cristiano lì non è disposto a rinunciare a quello in cui crede. Sente il bisogno di testimoniarlo comunque, perché di mezzo c’è l’autenticità della sua vita“.

E quando la testimonianza diventa pericolosa, non è la strategia a guidare il credente, ma lo Spirito. Ha detto, infatti, mons. Palmieri: “Gesù ce lo dice: ‘Non preparate prima la vostra difesa’, perché in quel momento lì non è un gioco di strategie, è solo da testimoniare con autenticità quello in cui credete. Lo Spirito vi darà parole, forza, sguardo, determinazione!”. E ha richiamato le figure bibliche di Geremia, Pietro e Giovanni, accomunate da un’urgenza interiore: «Dentro di me c’è un fuoco e non lo posso contenere». Una passione che spinge a parlare, a testimoniare, a non tacere.

“Il testimone, il martire, ragiona così”, ha chiosato il vescovo Gianpiero, che ha definito Gesù, “il martire principale”, che sulla croce affida la sua vita al Padre: «Padre, nelle tue mani metto la mia vita». E che, nel momento estremo, non cede all’odio: «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno». Lo stesso atteggiamento, ha ricordato, “si ritrova in tutti coloro che hanno dato la vita per la fede: totale abbandono, totale misericordia”.

L’omelia si è conclusa con un’immagine potente: “Il sangue dei martiri diventa il seme di nuovi cristiani. Così è stato così per Sant’Emidio Polisia, Cristanziano e i loro compagni: la loro morte non ha spento la comunità, bensì l’ha resa più forte. E allora, carissimi, la testimonianza di Emidio e dei suoi compagni ci sia di grande aiuto. La testimonianza dei martiri cresce continuamente, come il basilico, la pianta del re, di Colui che costituisce la sua regalità, perché dona la vita e la dona per amore.”.

L’offerta dell’olio

Al termine dei riti di Comunione e prima della benedizione finale, i celebranti si sono recati processionalmente nell’area sottostante il presbiterio, ove riposano le spoglie di Sant’Emidio. Nella cripta, posta sulla verticale dell’altare maggiore, sotto al gruppo marmoreo di Giosafatti che raffigura Sant’Emidio che battezza Polisia, c’è la tomba del martire, di fianco alla quale arde perennemente, giorno e notte, una lampada ad olio.

È ormai tradizione consolidata che ogni anno, in occasione della ricorrenza di Sant’Emidio, un Comune della Diocesi offra l’olio per far ardere la lampada per l’intero anno. Procedendo in ordine alfabetico, come è consuetudine, quest’anno l’onore del dono è spettato al Comune di Venarotta. Pertanto il vice sindaco Andrea Trenta ha consegnato l’anfora con l’olio al vescovo Gianpiero Palmieri, che, a sua volta, lo ha versato nella lampada ed ha ringraziato il Comune per l’offerta.

Queste le parole del vice sindaco Trenta, che è anche il nipote di don Baldassarre Riccitelli, già parroco della Cattedrale per molti decenni: “Per la comunità di Venarotta è stato un onore donare l’olio per la lampada di Sant’Emidio, che resterà sempre accesa. Colgo l’occasione per ringraziare il nostro parroco don Umberto che ha coordinato tutti i preparativi per poter effettuare la visita della comunità venarottese alla nostra Cattedrale. Se oggi siamo un bel gruppo, è anche grazie al suo impegno e al suo coinvolgente entusiasmo”.

La cerimonia si è conclusa con la benedizione dell’assemblea che mons. Palmieri ha impartito con il braccio contenente la reliquia di Sant’Emidio.

 

 

 

 

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