ARQUATA DEL TRONTO – Ad Arquata del Tronto il tempo sembra essersi cristallizzato attorno ai cantieri sulla SS4 Salaria, fermi ancora una volta. L’incontro, promosso dal Comune ed avvenuto ieri, 23 Luglio 2026, ha restituito l’immagine di una comunità provata: residenti e commercianti hanno raccontato un decennio di disagi, polveri, rumori, semafori che rallentano la vita quotidiana e un’economia che fatica a respirare.
La proroga della cassa integrazione fino al 4 Ottobre 2026 ha confermato ciò che molti temevano: i lavori non ripartiranno a breve. E la pazienza, ormai, è un bene raro.
“Non ce la facciamo più – dichiara il sindaco Michele Franchi -. In questi anni abbiamo dovuto superare molte difficoltà: il sisma, la pandemia e la conseguente crisi economica che ne è derivata. I miei concittadini sono allo stremo. Non possiamo permetterci un’ulteriore estate o un inverno con un semaforo così. Se non diamo le infrastrutture, questo territorio muore e la gente non tornerà più a vivere qui”.
Il primo cittadino ha denunciato con forza il rimpallo di responsabilità tra Anas e impresa, sottolineando come il territorio non possa permettersi un altro inverno con un semaforo che spezza la continuità della viabilità. La ricostruzione post-sisma, ha ribadito, non può procedere senza infrastrutture adeguate: senza collegamenti certi, la montagna si svuota.
Per questo Franchi ha scritto direttamente al Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, chiedendo una soluzione rapida, almeno per il ripristino della viabilità esterna, in attesa di chiarire le criticità della galleria.
Le testimonianze dei cittadini hanno confermato un malessere diffuso: dieci anni di cantieri sospesi hanno inciso sulla qualità della vita e sulla tenuta economica delle attività locali. Il territorio chiede certezze, tempi chiari, interventi concreti. E chiede di essere ascoltato.
L’incontro di Arquata non è stato solo un momento di denuncia, ma un appello alle istituzioni affinché la Salaria torni ad essere una strada viva, non un simbolo di attese infinite. Il territorio vuole risposte. E le vuole adesso.





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