DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

Che cos’è il giogo? Il giogo è l’attrezzo agricolo che si mette sul collo dei buoi (o di animali da tiro in genere) per far loro tirare l’aratro o altro. Serve a tenere insieme gli animali, a farli andare con lo stesso passo, ma siccome pesa sul collo e costringe la testa in basso, ha assunto nel linguaggio comune un significato negativo. Il giogo è sinonimo di oppressione.

Ma ascoltiamo cosa ci dice Gesù nel Vangelo di questa domenica: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Qual è il giogo che Gesù ci esorta a prendere e portare? Sicuramente non un giogo di oppressione. Gesù ci chiede di portare addosso la sua compagnia, la sua Parola, il suo stile. Portare il suo giogo significa avere il suo cuore, essere dominati dal suo Spirito e quindi vivere la sua umiltà.

Gesù attraversa la storia umile, come il re di cui ci parla il profeta Zaccaria nella prima lettura.

«Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».

Ma come di fa a lasciarsi dominare dallo Spirito? Come si fa a vivere l’umiltà di Cristo?

Ce lo svela ancora Gesù stesso nel Vangelo: «In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”».

I piccoli sono tutti coloro che non si sentono degli arrivati, ma che hanno sempre il bisogno di capire, di mettersi ancora e sempre in cammino per cercare la verità. I piccoli sono coloro che non si ritengono autosufficienti ma che hanno la necessità e il desiderio dell’altro nella propria vita. I piccoli sono coloro che, pur non possedendo tutta la scienza e la sapienza di questo mondo, riescono a cogliere con semplicità la verità e la profondità di ogni esperienza e situazione.

I piccoli…quelle persone nelle quali è insito il bisogno. E dove c’è il bisogno lì c’è il desiderio, dove c’è il desiderio lì c’è la domanda, dove c’è la domanda lì c’è il dono. I piccoli hanno, cioè, il cuore e la mente spalancati, liberi da qualsiasi arroganza intellettuale e religiosa.

Gesù stesso è il primo dei piccoli, il primo dei miti e umili di cuore!

Umiltà, mitezza, piccolezza non significano, dunque, sottomissione, umiliazione sterile, mancanza di reazione, stoltezza, ingenuità, rinuncia ad ogni desiderio personale…ma il dare concretezza all’invito che Gesù ci fa: quello di prendere su di noi il suo amore e farne annuncio di vita per tutti.

 

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