DIOCESI – Si sono appena concluse le feste degli incontri dell’Azione Cattolica dei Ragazzi nelle due Diocesi del Piceno. Per l’occasione abbiamo incontrato don Francesco Marrapodi, che da Settembre 2021 è assistente ecclesiastico centrale dell’ACR e che lo scorso Febbraio è venuto a trovarci a San Benedetto del Tronto in occasione della festa della Pace 2026. Noi gli abbiamo chiesto di raccontarci la bellezza della vita associativa e la sua storia personale e lui ci ha fatto scoprire il segreto per essere felici! Non male, direi!

Cosa le è piaciuto dell’Azione Cattolica così tanto da farla entrare a far parte dell’associazione?

Il mio primo incontro con l’Azione Cattolica è avvenuto Seminario, durante alcuni campi estivi. Lì ho scoperto una famiglia associativa molto bella, capace di accompagnare ragazzi, giovani e presbiteri con uno stile semplice e fraterno.

Poi, una volta ordinato presbitero nel 2015, sono stato nominato assistente diocesano dell’ACR per sei anni, quindi sono diventato subito parte di questa grande famiglia e da allora non ne sono più uscito!

Cosa trova di bello nell’ACR?

Senza dubbio, il protagonismo dei ragazzi. L’ACR permette loro di vivere la fede a loro misura, non come contenitori da riempire, ma come soggetti attivi della vita ecclesiale.

In tutte le Diocesi sta terminando la “Festa degli Incontri“. Questo nome non è casuale. Perché è così importante la dimensione dell’incontro per l’ACR?

La Festa degli Incontri si chiama così perché il suo scopo centrale è l’incontro autentico: un’occasione per conoscersi, fare amicizia, condividere la fede e sentirsi parte di un’unica grande comunità.

Ma non solo: la nostra fede nasce da un incontro, quello con Gesù, e, attraverso momenti di festa, giochi, laboratori e preghiera, cerchiamo di far sì che questo incontro con Gesù avvenga per ogni bambino e per ogni ragazzo.

Tra le iniziative più significative dell’ACR c’è il Mese della Pace. Perché ripetersi ogni anno e per un mese intero?

Perché la pace è un impegno quotidiano dell’associazione, un impegno a costruire percorsi di fraternità e solidarietà.

Non si tratta solo riflessioni, ma anche di sostegno concreto: attraverso i gadget distribuiti in tutta Italia, l’ACR finanzia progetti diversi di anno in anno. In quello attuale, l’attenzione è rivolta alla Custodia di Terra Santa, impegnata tra Israele e Palestina nella cura dei luoghi, dei poveri e dei giovani.

Come associazione, inoltre, la nostra attenzione al tema della pace è anche un modo per mantenere vivo l’impegno di ogni singolo cristiano ad essere artigiano di pace, a partire dal linguaggio usato e dalle azioni che si compiono nella propria giornata.

A proposito di questo impegno quotidiano, come affrontare l’aumento della violenza nelle scuole? Cosa pensa dell’uso dei metal detector?

La Scuola deve tornare ad essere un luogo di alleanza. Più che strumenti di controllo, servono legami tra studenti, docenti, famiglie e territorio. È fondamentale la ricostruzione di alleanze educative forti e condivise per affrontare con serietà le sfide del tempo attuale e per dare vita, insieme, a un nuovo umanesimo.

Quando e come è nata la sua vocazione?

Già intorno al periodo delle Scuole Medie avevo riconosciuto un interesse per una sequela più profonda del Signore. Un’intuizione precoce, poi messa da parte per vivere le normali dinamiche giovanili, fino a una nuova luce tra il Terzo ed il Quarto Anno delle Scuole Superiori. È lì che la chiamata si è riaccesa, alimentata dalla vicinanza alla Parola e da una vita parrocchiale intensa. A 19 anni, dopo il diploma, ho scelto di entrare in Seminario.

Oggi c’è un calo delle vocazioni. Cosa dovrebbe fare la Chiesa per tornare ad essere un’attrattiva per i giovani?

Più che attrazione, serve contagio. La Chiesa deve abitare la realtà, riconoscendo che Dio ha già seminato la sua presenza nel mondo. I giovani non sono lontani da Dio: portano nel cuore domande profonde. Per questo la missione ecclesiale non è fornire risposte preconfezionate, ma procurare domande e consegnarle alla vita della gente, lasciando che ciascuno percorra il proprio cammino.

Cosa vuole dire ai ragazzi e alle ragazze che ci leggono?

Mi piacerebbe dire a tutti e a tutte di custodire una piccola luce nel cuore, una fiammella che nei momenti bui permetta di vedere e di uscire dalla tenebra. Questa fiammella va alimentata ogni giorno attraverso l’incontro con Dio, con gli altri e con noi stessi. È questo il segreto per essere felici. Felici davvero!

 

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