Sabato 23 maggio si è svolta a San Benedetto del Tronto la giornata di apertura al pubblico delle strutture della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera. L’iniziativa, promossa dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto di Roma, è stata coordinata nelle Marche dall’ammiraglio ispettore Vincenzo Vitale, direttore marittimo regionale, e organizzata dal comandante della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto, capitano di fregata Giuseppe Quattrocchi, che ha accolto gli ospiti con un cordiale benvenuto.
Successivamente, le famiglie sono state ricevute dal comandante della motovedetta della Guardia Costiera ACP 285 di Ancona, Fabrizio Atzori, che ha accompagnato i numerosi visitatori alla scoperta delle attività svolte quotidianamente dal Corpo. Con precisione e disponibilità sono state illustrate le funzioni della motovedetta, le aree operative di competenza, le missioni di pattugliamento e soccorso, oltre alle principali attrezzature presenti a bordo.
Nel corso dell’incontro, il comandante Atzori ha spiegato il funzionamento degli strumenti utilizzati durante le operazioni in mare, descrivendo gli ambienti dell’imbarcazione e raccontando alcune esperienze vissute durante le missioni operative. Tra queste, quella svolta nel 2023 a Lampedusa, dove lui e il suo equipaggio hanno contribuito, nell’arco di alcuni mesi, al salvataggio di circa 2.300 persone.
Particolarmente intenso il racconto di un episodio avvenuto durante una notte di pattugliamento nel Mediterraneo. La motovedetta della Guardia Costiera intercettò un’imbarcazione fatiscente e sovraccarica di migranti. Nonostante la presenza a bordo di un mediatore culturale in grado di parlare arabo, francese e inglese, le indicazioni fornite dai soccorritori non venivano comprese. I militari tentarono più volte di consegnare i dispositivi di salvataggio necessari per consentire il trasbordo in sicurezza sulla motovedetta, ma le persone a bordo, spaventate e disorientate, li respingevano ributtandoli in mare.
Solo dopo numerosi tentativi si riuscì a far comprendere la necessità di utilizzare i salvagenti per poter essere soccorsi. Una volta concluso il trasferimento, emerse che gran parte dei migranti proveniva dal Bangladesh e non conosceva le lingue utilizzate dai soccorritori. Provati dalla stanchezza e da una situazione di forte stress psicologico, molti erano convinti di trovarsi ancora in acque tunisine e temevano di essere ricondotti indietro. A rassicurarli fu un uomo presente sull’imbarcazione, che riuscì a comprendere il messaggio dei militari e convinse gli altri a salire a bordo.
Il comandante ha ricordato con partecipazione emotiva l’intensità umana delle operazioni svolte a Lampedusa, luogo simbolo delle attività di soccorso nel Mediterraneo.
Tra le altre missioni citate da Atzori figurano quelle svolte in Grecia, sull’isola di Chios, e la prossima attività prevista a Pantelleria, dedicata al pattugliamento delle coste italiane, alla tutela ambientale, al controllo della pesca e, in caso di necessità, alle operazioni di soccorso in mare.
La giornata ha suscitato notevole interesse anche per la presenza dei sommozzatori — comunemente chiamati palombari — appartenenti al Nucleo Operativo Subacquei della Capitaneria di Porto. I due operatori incaricati di illustrare il proprio lavoro, Alessandro e Aldo, hanno spiegato con competenza le caratteristiche della professione, mostrando al pubblico le attrezzature utilizzate durante gli interventi subacquei.
Bambini e genitori hanno seguito con curiosità le dimostrazioni, ricevendo risposte approfondite alle numerose domande poste. È stato spiegato che, per diventare sommozzatore, è necessario affrontare un percorso altamente specializzato e superare rigorose prove di idoneità fisica e tecnica. Per quanto riguarda i palombari della Marina Militare, la formazione avviene presso il Comando Subacquei e Incursori della Marina Militare (COMSUBIN), con sede a La Spezia. La professione è aperta sia agli uomini sia alle donne, anche se attualmente nella Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto non risultano presenti donne sommozzatrici.
Un ulteriore momento di incontro tra cittadini e militari si è svolto all’interno della sede della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, dove si trovano gli uffici amministrativi, quelli operativi e il comando. Nella sala di rappresentanza, il comandante Giuseppe Quattrocchi ha risposto alle domande dei visitatori, soprattutto dei più piccoli, in un clima disteso di dialogo e partecipazione.
L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di avvicinamento tra istituzioni e cittadini. I militari hanno condiviso aspetti della propria esperienza professionale e umana, mentre le famiglie hanno potuto comprendere più da vicino la complessità delle attività svolte quotidianamente dalla Guardia Costiera: dal soccorso in mare alla sicurezza della navigazione, fino alla tutela dell’ambiente marino e al controllo delle attività di pesca.
Aprire le strutture della Guardia Costiera alla cittadinanza ha significato creare un’occasione concreta di conoscenza reciproca, contribuendo ad abbattere diffidenze e distanze spesso generate da ciò che non si conosce. Un obiettivo reso possibile grazie all’impegno del personale della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto e dei militari provenienti da altre sedi marchigiane intervenuti per l’occasione.
Per una città come San Benedetto del Tronto, storicamente legata al mare e alla pesca, iniziative di questo tipo assumono un significato che va oltre il semplice momento divulgativo. La marineria sambenedettese rappresenta infatti una delle realtà pescherecce più importanti dell’Adriatico e dell’intero Paese. Il porto cittadino, sviluppatosi in maniera significativa nel corso del Novecento, costituisce ancora oggi uno dei principali scali marchigiani dedicati alla pesca commerciale, attorno al quale ruotano attività economiche fondamentali come il mercato ittico, la cantieristica navale, la lavorazione e la commercializzazione del pescato.
Nel tempo, la tradizione marinara di San Benedetto del Tronto si è evoluta passando dalle antiche imbarcazioni a vela ai moderni motopescherecci. Oggi il porto ospita una flotta composta prevalentemente da unità dedite alla pesca a strascico, alla raccolta dei molluschi e alla cosiddetta piccola pesca.
In questo contesto, il ruolo della Guardia Costiera assume un valore essenziale non soltanto per la sicurezza della navigazione e il soccorso in mare, ma anche per la tutela dell’ambiente marino e delle risorse ittiche. La sorveglianza delle attività di pesca contribuisce infatti al rispetto delle normative ambientali, al contrasto della pesca illegale e alla salvaguardia degli ecosistemi dell’Adriatico, oggi messi alla prova dall’inquinamento, dalla presenza di plastica nei fondali, dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento intensivo delle risorse marine.
Negli ultimi anni, proprio a San Benedetto del Tronto, sono stati avviati progetti di collaborazione tra pescatori, istituzioni e Guardia Costiera finalizzati alla pulizia del mare e al recupero dei rifiuti accidentalmente raccolti nelle reti. Tra questi, il progetto “A pesca di plastica”, che ha coinvolto la flotta locale nella raccolta dei rifiuti dai fondali marini, con il coinvolgimento del Comune, della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, dell’Autorità portuale e dei pescatori locali.
La presenza costante della Guardia Costiera contribuisce dunque non solo alla protezione delle persone, ma anche alla difesa di un patrimonio ambientale ed economico fondamentale per il territorio. Vigilare sulla sicurezza delle imbarcazioni, monitorare il rispetto delle norme sulla pesca e intervenire nelle emergenze significa preservare il futuro del mare e della stessa identità sambenedettese.
In una città cresciuta attorno al porto, il legame tra marineria, Guardia Costiera e tutela dell’ambiente continua a rappresentare un elemento centrale della vita collettiva: un equilibrio costruito nel tempo grazie al lavoro quotidiano di uomini e donne che operano sul mare con competenza, sacrificio e senso di responsabilità.
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