
Di Daniele Rocchi
La maggior parte della popolazione della Striscia di Gaza resta sfollata, costretta a vivere in rifugi inadeguati ed esposta a gravi rischi per la salute pubblica, legati alla diffusione di parassiti e roditori, oltre che ai continui attacchi, bombardamenti e colpi d’arma da fuoco.
(Foto AFP/SIR)
Sono gli ultimi aggiornamenti (dati al 1° maggio) che arrivano dall’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), e che descrivono la situazione umanitaria della Striscia di Gaza dove gli abitanti sono ormai confinati in meno della metà del territorio, impossibilitati a muoversi verso altre aree del Territorio palestinese occupato o all’estero, salvo pochissimi pazienti autorizzati all’evacuazione medica. Le restrizioni all’ingresso di beni essenziali, come generatori, olio motore e pezzi di ricambio per veicoli e macchinari, spiegano dall’Ocha, stanno avendo un impatto sempre più grave sulle operazioni umanitarie e sulla fornitura dei servizi di base. Una carenza prolungata di olio lubrificante e componenti di ricambio sta portando al cedimento dei sistemi critici, finora mantenuti solo grazie al riutilizzo di materiali. La capacità di rimozione delle macerie è crollata da circa 25.000 a 5.000 tonnellate al giorno a causa di mezzi pesanti non funzionanti. Centinaia di generatori, pozzi d’acqua, impianti di desalinizzazione, stazioni di pompaggio e autobotti rischiano guasti irreversibili. Senza rifornimenti immediati, denuncia Ocha, potrebbero cessare la produzione di acqua potabile e il suo trasporto, aumentando il rischio di epidemie. La crisi sta già compromettendo la distribuzione di cibo, il trasporto dell’acqua, il funzionamento delle ambulanze, la catena del freddo medico e l’operatività degli ospedali, comprese le unità di terapia intensiva. Anche i pochi pozzi agricoli e sistemi di irrigazione ancora attivi rischiano la chiusura, aggravando l’insicurezza alimentare. Ocha avverte: senza un accesso immediato ai materiali indispensabili, il collasso dei servizi essenziali a Gaza è imminente.
(Foto Parrocchia latina Gaza)
“Il tempo qui si è fermato”. Una conferma, in tal senso, arriva da padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia latina della sacra Famiglia sita a Gaza City. “Qui il tempo sembra essersi fermato, arrestato. Non si vedono cose che migliorano”, dice al Sir, ribadendo concetti espressi più volte nei suoi video diffusi via social. “Si sente dire che si sta lavorando nella nuova Rafah, nel sud, si parla di continuare con il piano di ricostruzione per poi spostare la popolazione anche all’interno di Gaza”. “La verità – dice padre Romanelli – è che non è iniziato nulla, da nessuna parte, che sia ricostruzione o anche qualcosa che solo le assomigli. Tutta la Striscia dovrebbe essere un cantiere ma invece c’è poco o nulla”. Il parroco parla di “alcune ruspe, soprattutto provenienti dall’Egitto che stanno rimuovendo le macerie”, ma i tempi sono lunghissimi, “per un solo edificio ci vuole tantissimo”. Anche i servizi essenziali versano in grande difficoltà. “La municipalità prova a pulire le strade e a metterle in ordine”, ma “non si vedono molti progressi, anche perché mancano i mezzi”, mentre “la questione dei rifiuti rimane gravissima”.
Alla ricerca di orologi. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i più giovani. “Nel caso dei bambini e degli adolescenti è ancora più forte: molti non sanno nemmeno leggere l’ora, letteralmente. Non conoscono il valore del tempo, cosa sia un’ora, mezz’ora o quindici minuti”. Da qui un’iniziativa concreta della parrocchia: “Abbiamo cercato orologi da mettere nelle aule della scuola e degli spazi educativi. Ne abbiamo trovati alcuni in negozi rimasti in piedi, anche se è stato difficile perfino reperire le batterie. Li metteremo ma quanto dureranno non lo sappiamo”. L’obiettivo è chiaro: “Aiutare i bambini a recuperare la nozione del tempo e a dare un ordine alle loro giornate”. La sensazione diffusa, tuttavia, resta quella di una stagnazione senza sbocchi: “Dopo più di due anni e mezzo di guerra sembra che nulla cambi. Se qualcosa si muove, è come un meccanismo che si blocca e per poi tornare indietro”.
La vicinanza del Papa. In questo contesto, sottolinea padre Romanelli, emerge con forza il valore della fede: “La domenica ha un valore enorme, è come una finestra sull’eternità”. Perché, spiega, “anche se tutto sembra fermo, esiste una dimensione eterna che comincia già qui, nella vita della grazia e nel rapporto con Dio e con i fratelli”. Da qui l’invito finale: “Approfittiamo del tempo. Chiediamo a Dio di insegnarci a usarlo bene: nei momenti difficili confidando sempre in Lui, e in quelli sereni ringraziandolo, perché tutto è grazia”. Grazia, conclude padre Romanelli, “è anche la vicinanza e la preghiera di Papa Leone XIV che non manca mai di dimostrarci il suo affetto inviando continuamente messaggi e chiamandoci al telefono”.




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