Si ringrazia per la collaborazione Paride Petrocchi
OFFIDA – Domenica 3 maggio, in occasione della festa della Croce Santa di Offida, il vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Gianpiero Palmieri, ha incontrato presso il Teatro Serpente Aureo gli Adoratori provenienti principalmente da Ascoli Piceno e Grottammare.
L’incontro, caratterizzato da momenti di preghiera, riflessione e meditazione, ha preso spunto dal brano del Vangelo di Giovanni (13,31–14,11), in cui emergono le figure di Simon Pietro, Tommaso e Filippo.
Dopo la preghiera iniziale, Mons. Palmieri ha guidato i presenti in una lettura delle tre personalità evangeliche, sottolineando come i loro atteggiamenti rispecchino le fragilità e le domande di ogni uomo.
Simon Pietro appare come un uomo appassionato, pronto a seguire Gesù fino in fondo, ma ancora troppo centrato su sé stesso e sulle proprie capacità. Gesù ne smaschera la debolezza annunciandone il rinnegamento, ma allo stesso tempo gli apre alla speranza con la promessa: «Mi seguirai più tardi». Sarà proprio l’amore sorprendente di Cristo a trasformarlo, rendendolo un uomo nuovo.
Tommaso, invece, si distingue per il suo coraggio ma anche per il suo scetticismo. È l’unico discepolo che non si rifugia nel Cenacolo per paura, ma fatica a vedere oltre la sofferenza e la morte. Nel suo dubbio risuona la domanda sulla “via” indicata da Gesù. Il Risorto entrerà proprio in questo buio, guarendo la sua incredulità e trasformandolo in un testimone della fede: «Beati quelli che crederanno».
Infine Filippo, che rischia di non comprendere il mistero della Croce. Dopo aver sperimentato la potenza di Dio nei segni compiuti da Gesù, chiede: «Mostraci il Padre e ci basta». È la tentazione di cercare un Dio potente, incapace di accettare lo scandalo della debolezza. Ma la Croce rivela il vero volto di Dio: un amore che si dona totalmente. Non è Giuda a consegnare Gesù, ma è il Padre stesso che offre il Figlio al mondo, scegliendo di stare dalla parte dei poveri e non dei potenti.
In conclusione, il vescovo ha evidenziato come le fragilità di Pietro, i dubbi di Tommaso e le incomprensioni di Filippo rappresentino le difficoltà di ogni credente. È però il Signore Risorto a guarire queste ferite, conducendo ciascuno verso una fede più matura e autentica.





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